Discussione:
[OT] Venturi! Help!
(troppo vecchio per rispondere)
p***@despammed.com
2004-08-01 01:16:37 UTC
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Visto che di De Andrè ne sai a pacchi più di me mi spieghi
cosa intende quando in "sogno numero due" (*) quando parla
del "fosforo di guardia" e quando dice "ammucchiati in
discesa/a difesa/della loro celebrazione" ?

Visto che ci sono la riporto tutta per l'ennesima volta,
che è bellissima e che comunque tanto off topic non è.

Sogno numero due (Storia di un impiegato, 1973)

Imputato ascolta,
noi ti abbiamo ascoltato.

Tu non sapevi di avere una coscienza al fosforo
piantata tra l'aorta e l'intenzione,
noi ti abbiamo osservato
dal primo battere del cuore
fino ai ritmi più brevi
dell'ultima emozione
quando uccidevi,
favorendo il potere
i soci vitalizi del potere
ammucchiati in discesa
a difesa
della loro celebrazione.

E se tu la credevi vendetta
il fosforo di guardia
segnalava la tua urgenza di potere
mentre ti emozionavi nel ruolo più eccitante della legge
quello che non protegge
la parte del boia.

Imputato,
il dito più lungo della tua mano
è il medio
quello della mia
è l'indice,
eppure anche tu hai giudicato.

Hai assolto e hai condannato
al di sopra di me,
ma al di sopra di me,
per quello che hai fatto,
per come lo hai rinnovato
il potere ti è grato.

Ascolta
una volta un giudice come me
giudicò chi gli aveva dettato la legge:
prima cambiarono il giudice
e subito dopo
la legge.

Oggi, un giudice come me,
lo chiede al potere se può giudicare.
Tu sei il potere.
Vuoi essere giudicato?
Vuoi essere assolto o condannato?





(*) La prima volta che la sentii, prima che partisse
il recitato, pensai fosse un pezzo dei Jethro Tull o
dei Focus.
Riccardo Venturi
2004-08-01 05:26:35 UTC
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Post by p***@despammed.com
Visto che di De Andrè ne sai a pacchi più di me mi spieghi
cosa intende quando in "sogno numero due" (*) quando parla
del "fosforo di guardia" e quando dice "ammucchiati in
discesa/a difesa/della loro celebrazione" ?
Tu sei andato a pigliare proprio un brano di De André che qui dentro
non solo non è "fuoritopo", ma che, anzi, dentro il topo c'è dentro
fino al collo. Una riflessione sui meccanismi del potere, e una
riflessione spietata e terribile.
A tale riguardo, forse, l'unica cosa è postarti quel che ho scritto
sempre sul sito "Viadelcampo" (e che, poi, proviente dalla "famosa"
mailing list "Fabrizio", ora purtroppo moribonda).
L'articolo è del 26 gennaio 2001.
Come sempre, è lunghissimo, pesante, necessariamente difficile e
oscuro e per di più contenente alcuni riferimenti "interni" alla
mailing list che non ti sto a spiegare (ma il "Lupo Grigio" cui si fa
spesso riferimento era un cosiddetto "deandreiano di destra". Ve ne
sono!). Ma credo ti potrà essere utile, e, perché no, fomentare una
discussione visti gli argomenti trattati.
Per quanto riguarda il "fosforo", pensa solo alle bombe al fosforo
("La coscienza al fosforo piantata fra l'aorta e l'intenzione", vale a
dire il punto di non ritorno di un atto, come ad esempio piazzare una
bomba; quel punto che si raggiunge quando il cuore si salda al
ragionamento, insomma; quel punto che si raggiunge quando si arriva al
"fosforo di guardia").

_________________________________________________________

IL NUMERO DI UN SOGNO


Sogno numero due. Già, l'unico sogno numerato in un album fatto in
granparte di sogni.
Di sogni che, in gran parte, stentano ad andar giù a chi s'è già
precostituito tutto; anche di utilizzarli per le sue piccole o grandi
sfide quotidiane.
Ora c'è, ad esempio, qualcuno che parla di "terrorismo". Terrorismo
vorrebbe dire "generare terrore"; non per niente se ne parla non solo
in termini di attentati o bombe, ma anche di psicologia.
E allora rileggiamocelo questo "Sogno numero due" di De André; ma
rileggiamocelo con attenzione estrema, ed anche, possibilmente, con un
granello di immedesimazione.

C'è un dibattito sul "terrorismo"?
C'è una discussione fra chi, evidentemente, identifica ogni tipo di
lotta armata con il "terrorismo" e si diverte a giocar trappolette a
chi, sull'argomento, sono anni che è oltremodo chiaro?
C'è il solito gioco a chi ha l'anima più candida?
Bene, va tutto bene. Solo che prendere "Sogno numero due" a
"testimonial" di tutto questo, come fa l'amico Lupo Grigio, mi sembra
notevolmente inesatto. Di più: superficiale.

L'errore di fondo è, a mio parere, prendere ogni cosa scritta da De
André come una manifestazione inequivocabile del suo pensiero. Da qui,
se ci si pensa bene, tutte le menate sul "De André cristiano" e
compagnia bella. Si nega a De André la costruzione di una storia (e
dire che i concept album, in Italia, li ha praticamente inventati
lui); si nega la possibilità che le parole messe in bocca -o nel
sogno- di qualcuno possano essere semplicemente e palesemente la
riproduzione di uno stato d'animo o di qualcosa che attraversa la
mente di un personaggio. Si vuole fare di De André, gran raccontatore
di storie, l'unico ed immutabile personaggio della sua storia; io non
credo e non ho mai creduto che sia così.

Che cos'è il "Sogno numero due"? Il sogno di un trentenne che prende
coscienza di certe cose; ed una presa di coscienza non è qualcosa di
semplice, di automatico. Una presa di coscienza assomiglia
invariabilmente al passo del gambero. E il Lupo Grigio, "sfidando" il
Senia al "coraggio della coerenza" ( ! ) mediante l'abbastanza
scontata citazione del "Sogno numero due", si dimentica di dire (non
so quanto a sommo studio) che questo, nella storia di quel certo
Impiegato, precede un altro sogno più devastante e decisivo (quello
della "Canzone del padre") e la sua logica conseguenza fattuale, il
"Bombarolo".

Ho parlato prima di "passo del gambero". Certo, di cose il Potere ce
ne inculca nella mente, a tutti quanti; e queste cose possono venir
fuori in dei sogni. I nostri sensi di colpa ereditati, le morali
-religiose o d'altro genere-, le incertezze legate al gioco delle
ipotesi che s'incastrano. Un tranquillo Impiegato può anche sognare
che il Potere gli appaia e gli dica di non esser altro che un
burattino.
Che lo ringrazi per l'atto che sta per andare a compiere, che
gl'insinui il dubbio che tutto sia già previsto e che non serva a
niente. Che gli faccia balenare in testa l'idea terrificante d'essere
solo un ingranaggio del potere e che, quindi, non vi sia mai scampo.
Che non vi sia possibilità di ribellione.

Il Potere, quello che nella "Buona Novella" era "vestito d'umana
sembianza", ora s'avvolge anche in un sogno; il che significa
penetrare nel nucleo della coscienza, in quella parte dove essa,
confondendosi con l'incoscienza, può agire più indisturbato e certo di
lasciare delle tracce profondissime. L'Impiegato, del resto, parte col
sognarsi come "imputato" e con l'essere di fronte a un giudice il
quale gli sciorina tutto ciò che può servire a fermarlo.

Ma è l'Impiegato stesso che sta sognando!
Sta sognando tutte le sue costrizioni, tutte le sue remore, tutti i
suoi dubbi; logico che si veda in un tribunale, perché è in gioco un
atto che cambierà la sua vita. E' in gioco una rivolta.
Come si schiera il Potere?
Si schiera nel modo più subdolo ed efficace: tentando di far credere
al sognatore di essere un boia, di essere a sua volta il Potere e di
averne "urgenza", di poter "assolvere" e "condannare". In fondo,
addirittura, il Potere finge di abdicare e gli pone l'alternativa se
voglia essere giudicato, assolto o condannato.

E' solo questione di sogni? Ne siamo e ne siete sicuri?
Quante ribellioni sono state schiacciate veramente in questo modo?
Quante volte una lotta, armata e non, è stata spenta facendo credere
che ci fossero delle "manovre" inesistenti? Qualcuno si ricorda del
"Grande Vecchio"? Ma certo, così dev'essere; chi, a un certo punto
della vita, ha preso, prende o prenderà le armi per una qualsiasi
forma di lotta, oltre ad essere un "terrorista" è già bollato,
automaticamente, di essere al tempo stesso una rotellina nel grande
meccanismo del Potere che si genera e si rigenera.

Ti puntano il dito addosso e ti dicono: "Sei pronto a condannare ogni
forma di violenza senza appello e senza eccezioni? Sei pronto a
condannare il terrorismo?"
E con quale violenza lo dicono, però, a loro volta! La violenza degli
agnellini!
Per fortuna che l'Impiegato, dopo il Sogno numero due, ne fa un altro.
Durante il quale vede la sua vita, e, disperazione per disperazione,
decide di non cadere nel gioco. Sfugge al tranello della coscienza
imposta. Schiva il fossato dell'inazione, della rassegnazione,
dell'impotenza mascherata da buon senso.

E, quando si sveglia, eccome se gli risponde al Giudice. Uno
sberleffo.
Vostro Onore, sei un figlio di troia. Si vedranno davvero. Lui
ricomincia da capo. Puff! Dopo il sogno numero due, c'è il sogno
numero zero!

Potere troppe volte
E' legato ad altre mani
sganciato e restituitoci
Dai tuoi aeroplani,
Io vengo a restituirti
Un po' del tuo terrore,
Del tuo disordine,
Del tuo rumore.

Volete le "condanne senza appello"? Pronunciatele voi! Anzi, le avete
già pronunciate!
Ma non venite nei nostri sogni, perché come vi si risponde ce l'ha già
fatto vedere Fabrizio de André.

_____________________________________________________________

Salut,



--
*Riccardo Venturi* <***@SPAMMACECCHIGORIspl.at>
*Er muoz gelîchesame die leiter abewerfen
So er an îr ufgestigen ist (Vogelweide & Wittgenstein)*
*CH-1700 Fribourg/Freiburg (Confoederatio Helvetica)
*0041 78 623 99 86
____________________________________________________
http://utenti.lycos.it/Guctrad/alamanno.html
http://utenti.lycos.it/Balladven/index.html
http://www.obiezione.it ==> Canzoni contro la guerra
mtms
2004-08-01 10:22:45 UTC
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Post by Riccardo Venturi
Ti puntano il dito addosso e ti dicono: "Sei pronto a condannare ogni
forma di violenza senza appello e senza eccezioni? Sei pronto a
condannare il terrorismo?"
E con quale violenza lo dicono, però, a loro volta! La violenza degli
agnellini!
Quoto
--
<@,@> Il corpo del povero cadrebbe subito in pezzi
[`-'] se non fosse legato ben stretto dal filo dei sogni
-"-"- http://www.speedoflife.org http://www.ventimarzo.org
Chester
2004-08-01 10:34:51 UTC
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Post by Riccardo Venturi
Post by p***@despammed.com
Visto che di De Andrè ne sai a pacchi più di me mi spieghi
cosa intende quando in "sogno numero due" (*) quando parla
del "fosforo di guardia" e quando dice "ammucchiati in
discesa/a difesa/della loro celebrazione" ?
Tu sei andato a pigliare proprio un brano di De André che qui dentro
non solo non è "fuoritopo", ma che, anzi, dentro il topo c'è dentro
fino al collo. Una riflessione sui meccanismi del potere, e una
riflessione spietata e terribile.
A tale riguardo, forse, l'unica cosa è postarti quel che ho scritto
sempre sul sito "Viadelcampo" (e che, poi, proviente dalla "famosa"
mailing list "Fabrizio", ora purtroppo moribonda).
L'articolo è del 26 gennaio 2001.
Come sempre, è lunghissimo, pesante, necessariamente difficile e
oscuro e per di più contenente alcuni riferimenti "interni" alla
mailing list che non ti sto a spiegare (ma il "Lupo Grigio" cui si fa
spesso riferimento era un cosiddetto "deandreiano di destra". Ve ne
sono!). Ma credo ti potrà essere utile, e, perché no, fomentare una
discussione visti gli argomenti trattati.
Per quanto riguarda il "fosforo", pensa solo alle bombe al fosforo
("La coscienza al fosforo piantata fra l'aorta e l'intenzione", vale a
dire il punto di non ritorno di un atto, come ad esempio piazzare una
bomba; quel punto che si raggiunge quando il cuore si salda al
ragionamento, insomma; quel punto che si raggiunge quando si arriva al
"fosforo di guardia").
[cut]

Caro Riccardo, la tua interpretazione di quel brano è bellissima, persino
poetica, trasuda erudizione e cultura, anche una notevole intelligenza
letteraria...., ma è del tutto sbagliata.

Ora non so definire con precisione la linea sottile che separa l'errore invo
lontario e ingenuo dal desiderio di vedere nelle cose (in questo caso in
questa canzone) ciò in cui si crede senza se e senza ma, ma fatto sta che da
un punto di vista oggettivo la tua interpretazione è raccapricciante e credo
abbia fatto fare un paio di salti nella tomba a De Andrè.

Il motivo per il quale il tuo scritto "è lunghissimo, pesante,
necessariamente difficile e oscuro" dipende dal fatto che hai dovuto
ricorrere a tutti tuoi mezzi culturali per stravolgere un messaggio che era
invece limpido e ben evidente.

Premetto che è necessario prima rendersi conto con chiarezza ed in modo
definitivo che De Andrè è uno dei pochi che conosco che può fregiarsi del
titolo di pacifista e ricevere da me tutto il mio rispetto e tutta la mia
partecipazione. Quindi che non si tratta dei pacifisti che conosciamo noi,
quelli che tirano le pietre addosso a Fassino o che danno l'assalto alla
Polizia e alla Zona Rossa, si tratta di una persona coerente e sensibile.

Già solo questa considerazione è sufficiente a svuotare di gran parte della
sua validità la tua interpretazione, perchè anche se De Andrè, come in
questo caso molto giustamente hai fatto notare tu, sta parlando di un
*personaggio* e non di se stesso, è altrettanto evidente che non avrebbe mai
*costruito* una *storia* che in qualche modo potesse costituire un'apologia
(sia pure molto laterale) della violenza e del terrorismo.

Ma analizziamo la poesia pezzo per pezzo nella sua interezza.

Partiamo dal primo pezzo:

Tu non sapevi di avere una coscienza al fosforo

Allora qui è chiaro che De Andrè sta parlando del fatto che la coscienza che
l'Imputato crede essere sua e privata è invece del tutto visibile e luminosa
(al fosforo nel senso di fosforescente) per il suo interlocutore.

piantata tra l'aorta e l'intenzione,

Qui invece sta dicendo che la coscienza si trova a metà strada tra i
sentimenti e la volontà. Se vuoi si può dire che la coscienza registra e
contiene non solo l'atto, ma anche i sentimenti e le intenzioni profonde che
l'hanno generato, sentimenti ed intenzioni non meno importanti dell'atto
stesso nel costituire la valutazione finale dell'atto stesso e quindi del
proprietario della coscienza, nonchè attore. Insomma gli sta dicendo che è
importante andare sempre a vedere qual è il motivo profondo e reale per il
quale un certo atto si compie, gli sta dicendo che per lui, al suo livello,
tutte le bugie, le autoillusioni, i meschini imbrogli con cui certi atti
vengono avvolti per dare loro una nobiltà che non hanno, sono del tutto
trasparenti. Gli sta dicendo che con lui non si può barare. Cesare Battisti
ti dice nulla? Sembra che parli con lui, o meglio con un Cesare Battisti di
successo, non meschino ladro di polli.

noi ti abbiamo osservato
dal primo battere del cuore
fino ai ritmi più brevi
dell'ultima emozione
quando uccidevi,
favorendo il potere
i soci vitalizi del potere
ammucchiati in discesa
a difesa
della loro celebrazione.

Qui continua il discorso di cui sopra aggiungendo il concetto della
continuità temporale, del fatto che un certo atto fa parte di un cammino.

E poi incomincia la parte *importante* nella quale si delinea il concetto
che mentre si uccide *il potere* in realtà si esercita il potere e non si fa
altro che uccidere altri rappresentanti del potere stesso che verranno
immancabilmente sostituiti dai nuovi. Replicando semplicemente il potere in
un'altra forma.

Qui si fa vedere anche quanto sia illusoria l'esistenza di questi soci
vitalizi che vengono definiti come "ammucchiati in discesa a difesa della
loro celebrazione" e naturalmente è un monito all'Imputato che sta compiendo
esattamente la stessa identica strada.

E se tu la credevi vendetta
il fosforo di guardia
segnalava la tua urgenza di potere
mentre ti emozionavi nel ruolo più eccitante della legge
quello che non protegge
la parte del boia.

Anche questo pezzo è chiarissimo e bruciante nella sua forza e verità:
mentre l'Imputato è convinto di vendicare i poveri, gli oppressi, i vinti,
quello che vuoi tu, mentre si emoziona nell'interpretare la parte del
"buono", di colui che va contro il boia, ecco che di nuovo la coscienza
fosforescente, che sta a guardia ed indicatore della reale sostanza e
dell'oggettività dei fatti e delle intenzioni, luminosamente indica che si
tratta solo di brama di potere, di desiderio smodato di controllo.

Imputato,
il dito più lungo della tua mano
è il medio
quello della mia
è l'indice,
eppure anche tu hai giudicato.

Anche questo pezzo è bellissimo: dice, certo tu sei convinto che la tua
azione sia di sfregio al potere, in questo caso visto come entità giudicante
e che agisce in base al giudizio dato, ma in realtà anche tu hai giudicato
ed hai agito in base a questo giudizio, quindi non hai fatto nulla di
diverso da ciò che fa il potere.

Sei solo il rappresentante di una fazione diversa del potere, di una diversa
incarnazione di potere, che si presenta, a livello superficiale, con delle
caratteristiche apparentemente diverse, ma che ad un livello un attimo più
profondo disvela immediatamente il suo vero volto.

Hai assolto e hai condannato
al di sopra di me,
ma al di sopra di me,
per quello che hai fatto,
per come lo hai rinnovato
il potere ti è grato.

Ci avviamo all'epilogo, si tirano i fili. L'Imputato che ha assolto e
condannato il rappresentante corrente (ed i suoi accoliti) del potere, il
rappresentante superato, in realtà non ha fatto altro che rinnovare il
potere, dargli un nuovo volto e di questo il potere, quello vero, non il suo
rappresentante che è transitorio e tutto sommato accidentale, gliene è
grato.

Qui i riferimenti a tutte le rivoluzioni, a tutti i grandi *idealisti* che
hanno sempre combattuto il potere e poi hanno sempre, invariabilmente finito
per incarnare un potere ancora peggiore sono ben evidenti.

Ascolta
una volta un giudice come me
giudicò chi gli aveva dettato la legge:
prima cambiarono il giudice
e subito dopo
la legge.

Oggi, un giudice come me,
lo chiede al potere se può giudicare.
Tu sei il potere.
Vuoi essere giudicato?
Vuoi essere assolto o condannato?

Qui viene l'epilogo triste e sconsolato: una volta un giudice come questo
che gli sta parlando aveva contestato il potere e perciò era stato prima
estromesso e poi era stata cambiata la legge che aveva permesso la
contestazione. Allora il giudice, che sa come funzionano le cose, dice
all'Imputato, incarnazione del potere corrente: dimmi tu cosa devo fare,
vuoi essere giudicato o no? vuoi che ti assolva o ti condanni?, dimmi tu
perchè io so che comunque sarai tu ad averla vinta.
Riccardo Venturi
2004-08-01 15:58:14 UTC
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Post by Chester
Caro Riccardo, la tua interpretazione di quel brano è bellissima, persino
poetica, trasuda erudizione e cultura, anche una notevole intelligenza
letteraria...., ma è del tutto sbagliata.
Vedi Chester, anch'io apprezzo in generale molto quel che scrivi,
anche se non sono quasi mai d'accordo. Ed è bene non essere d'accordo
(sono tra quelli che pensa eternamente con orrore ad un mondo
uniformato, o al cosiddetto "pensiero unico"). Però dovresti aver
presente una cosa fondamentale: che, specialmente quando si parla di
opere genericamente "letterarie" (e sul fatto che le canzoni di De
André lo siano, non mi sembra oramai che sussista alcun dubbio), non
esistono interpretazioni "giuste" o "sbagliate": esistono solo
_interpretazioni_, che hanno tutte quante lo stesso diritto di
cittadinanza in quanto promananti dalla sensibilità particolare (e,
quindi, dalla vita e dall'esperienza) di chi le ha scritte.
Sul NG e sulla mailing list di De André (purtroppo, come ho già detto,
attualmente in fase di coma irreversibile) io e un'altro gruppetto di
persone ci siamo lanciati spesso e volentieri in interpretazioni a
volte un po' particolari, e quasi sempre -sicuramente- di parte;
perdipiù, un album come "Storia di un impiegato", per così dire, le
fomenta alla perfezione.
Ti risponderò, quindi, consigliandoti preventivamente di tenere
_sempre_ in mente questa cosa. Tutto quel che scrivo su De André ha un
riscontro preciso nelle sue canzoni, così come, non lo nego di certo,
anche quel che affermi tu può essere giustificato e giustificabile
alla luce delle medesime canzoni. E' questa, credo, la grandezza
autentica di un autore, di uno scrittore, di un poeta: consentire di
leggerlo sempre secondo quelle che sono le proprie "rotelle" personali
(per "rotelle" intendo anche, letteralmente, ciò che ci muove), e
consentirlo legittimamente ed in modo pienamente dimostrabile.
Post by Chester
Ora non so definire con precisione la linea sottile che separa l'errore invo
lontario e ingenuo dal desiderio di vedere nelle cose (in questo caso in
questa canzone) ciò in cui si crede senza se e senza ma, ma fatto sta che da
un punto di vista oggettivo la tua interpretazione è raccapricciante e credo
abbia fatto fare un paio di salti nella tomba a De Andrè.
Alla luce di quanto prima, se c'è quindi qualcosa di "sbagliato" in
tutto ciò, è proprio codesto tuo approccio vagamente "ideologico". De
André non si rivolta in nessuna tomba, e se proprio ci si deve
rivoltare, lo sarà sicuramente per la specie di "santificazione post
mortem" che gli hanno riservato, e per il tentativo di neutralizzare
la sua dirompenza a base di troppa, troppa "poesia" (senza poi contare
la versione techno di "Geordie", han fatto pure quella). Non esiste
proprio un bel nulla di "oggettivo", non stiamo commentando un
articolo del Financial Times. Tu stai trovando "raccapricciante" la
mia interpretazione per un solo motivo: perché non corrisponde
minimamente alle tue idee, al tuo modo di vedere, a tutto quel che ti
pare. Allo stesso modo io potrei trovare "raccapricciante" (e, devo
dirti onestamente, l'ho trovata) la tua _interpretazione_ del libro di
Lola Lafon (che, peraltro, non hai letto; nel caso di De André spero
che tu abbia invece qualche cognizione di causa un po' più
conseguente).
Post by Chester
Il motivo per il quale il tuo scritto "è lunghissimo, pesante,
necessariamente difficile e oscuro" dipende dal fatto che hai dovuto
ricorrere a tutti tuoi mezzi culturali per stravolgere un messaggio che era
invece limpido e ben evidente.
No, Chester. Il motivo per il quale il mio scritto ha le
caratteristiche di cui sopra è perché il "messaggio" non è affatto
limpido, non è affatto evidente e, per di più, è espresso in un
continuo ed interesecante doppio piano tra la realtà e il sogno, tra
la coscienza e i fatti, tra il desiderio e l'angoscia che esso si
realizzi. Questo è "Storia di un impiegato".
Post by Chester
Premetto che è necessario prima rendersi conto con chiarezza ed in modo
definitivo che De Andrè è uno dei pochi che conosco che può fregiarsi del
titolo di pacifista e ricevere da me tutto il mio rispetto e tutta la mia
partecipazione. Quindi che non si tratta dei pacifisti che conosciamo noi,
quelli che tirano le pietre addosso a Fassino o che danno l'assalto alla
Polizia e alla Zona Rossa, si tratta di una persona coerente e sensibile.
Allora, andiamo con ordine.
Perché, vedi, a questo punto -a parte la prevedibile tirata sui
"pacifisti", su Fassino e sul G8-, mi sorge il sospetto che tu, in
fondo, "Storia di un impiegato" tu lo abbia ascoltato dimolto poco,
con scarsa riflessione e, più che altro, con poca conoscenza dei
fatti, delle motivazioni e di ciò che "ci sta dietro".
Innanzitutto, basta con la balla del De André "pacifista". De André
non era né un "pacifista", né un "guerrigliero", era una persona la
cui intima sovversività è sempre andata di pari passo con il suo
intimo desiderio di pace e tolleranza. In una parola: era un
anarchico. Ma non di quelli alla moda che si vedono adesso; era di
quelli che si presentavano ai concerti con la Rivista Anarchica in
tasca (da lui sempre sostenuta, anche finanziariamente e devolvendo
incassi interi di concerti).Un libertario, stop. Con tutto ciò che il
termine comporta.
Stiamo parlando di "Storia di un impiegato"? Amico mio, "Storia di un
impiegato" narra di una vicenda umana e di una presa di coscienza di
un piccolo-borghese e della tragica distruzione di tutti i suoi falsi
valori (il "lavoro", la "famiglia", il "benessere").
Una distruzione che comincia con l'ascolto di una _Canzone di lotta
del Maggio francese_, che nella versione italiana si chiama "Canzone
del maggio". Ti dico che questa canzone, ovvero la versione originale,
si chiama in realtà "Chacun de nous est concerné" ("Ognuno di noi è
coinvolto") e l'autrice, tale Dominique Grange, era pochi giorni fa
-toh!- all'uscita di quel famoso tribunale di Parigi assieme a Oreste
Scalzone e a Lola Lafon, a cantare assieme a loro dopo la sentenza di
estradizione di Cesare Battisti. Ma tu pensa!
Ce l'hai presente quella canzone, Chester? Anche nella traduzione
italiana di De André? E mi vieni a parlare di "Assalti alla Polizia e
alla Zona Rossa"? Ma stai scherzando, o cosa?
Dall'ascolto di questa canzone inizia tutta la vicenda in doppio piano
dell'impiegato. La quale, passando per "bombe in testa", balli
mascherati dove tutto salta in aria, sogni angosciosi e parlamenti da
far scoppiare ("Il bombarolo": "Potere troppe volte è legato ad altre
mani / sganciato e restituitoci dai tuoi aeroplani/ Io vengo a
restituirti un po' del tuo _terrore_,/ Del tuo disordine, del tuo
rumore), si conclude con un processo ed una rivolta carceraria ("Nella
mia ora di libertà"), dove la rivolta individuale si salda a quella
collettiva riallacciandosi alla canzone di lotta iniziale (e, non per
niente, l'intero album, cerchio perfetto, si chiude come è iniziato e
con gli stessi versi):

Per quanto voi vi crediate assolti
Siete per sempre coinvolti.
Post by Chester
Già solo questa considerazione è sufficiente a svuotare di gran parte della
sua validità la tua interpretazione, perchè anche se De Andrè, come in
questo caso molto giustamente hai fatto notare tu, sta parlando di un
*personaggio* e non di se stesso, è altrettanto evidente che non avrebbe mai
*costruito* una *storia* che in qualche modo potesse costituire un'apologia
(sia pure molto laterale) della violenza e del terrorismo.
Apologia? E di che cosa, di Socrate?
"Storia di un impiegato" non è l' "apologia" di un bel nulla, Chester.
E' una _storia_. La storia di una persona che dal suo piccolo mondo
fatto essenzialmente di niente, riesce (come spesso accadeva in "certi
anni") ad acquisire una coscienza, seppure in modo confuso e
commettendo degli errori che sono stati comuni a molti di noi (in
questo "noi" rientro in pieno).
Non si "apologizza" nulla, in "Storia dell'impiegato". Si racconta.
Della vera, autentica violenza del _potere_ e degli effetti devastanti
che ha su ciascuno di noi, anche su coloro che meno sembrano
accorgersene o fregarsene. Racconta di come qualcuno abbia potuto
reagire prendendo in mano una bomba. Racconta di come qualcuno, in
carcere, abbia potuto finalmente accorgersi del suo essere collettivo.
Cioè, è anche una _cronaca_ di fatti ben reali. Parla di quella che
qualcuno ha chiamato "la generazione più incarcerata nella storia
d'Italia". Tutto qui!

Salto per ora il resto, cioè la tua interpretazione "passo passo" di
"Sogno numero due". La quale, fra l'altro, contiene pure qualche cosa
che, in grandi linee, condivido. Il problema, Chester, è che la hai
totalmente slegata dal contesto dell'album. Inutile parlare di
"concept album" se poi un suo singolo brano ne viene estrapolato, per
di più per sostenere certe proprie convinzioni.
Ne riparleremo, dunque, più tardi.

Salut,


--
*Riccardo Venturi* <***@SPAMMACECCHIGORIspl.at>
*Er muoz gelîchesame die leiter abewerfen
So er an îr ufgestigen ist (Vogelweide & Wittgenstein)*
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http://utenti.lycos.it/Guctrad/alamanno.html
http://utenti.lycos.it/Balladven/index.html
http://www.obiezione.it ==> Canzoni contro la guerra
Chester
2004-08-01 22:17:56 UTC
Permalink
Post by Riccardo Venturi
Post by Chester
Caro Riccardo, la tua interpretazione di quel brano è bellissima, persino
poetica, trasuda erudizione e cultura, anche una notevole intelligenza
letteraria...., ma è del tutto sbagliata.
Vedi Chester, anch'io apprezzo in generale molto quel che scrivi,
anche se non sono quasi mai d'accordo. Ed è bene non essere d'accordo
(sono tra quelli che pensa eternamente con orrore ad un mondo
uniformato, o al cosiddetto "pensiero unico"). Però dovresti aver
presente una cosa fondamentale: che, specialmente quando si parla di
opere genericamente "letterarie" (e sul fatto che le canzoni di De
André lo siano, non mi sembra oramai che sussista alcun dubbio), non
esistono interpretazioni "giuste" o "sbagliate": esistono solo
_interpretazioni_, che hanno tutte quante lo stesso diritto di
cittadinanza in quanto promananti dalla sensibilità particolare (e,
quindi, dalla vita e dall'esperienza) di chi le ha scritte.
Sono completamente d'accordo con te... al 50%, come diceva uno spiritosone
che conoscevo anni fa.

Insomma, per molte opere artistiche, penso specialmente alla pittura e in
particolare a certa pittura, la tua affermazione è vera praticamente al
100%. Anche con la musica ognuno, nei brani migliori, può abbastanza
facilmente trovare ciò che desidera.

Per altre opere come quelle letterarie, non tutte certo, ma tra queste ci
metterei De André e ciò di cui stiamo discutendo, credo che in generale
l'autore abbia in mente, se non un vero e proprio messaggio da trasmettere,
quanto meno un concetto da esprimere, un'idea da condividere col mondo.

Ed è in questo senso che ho usato il termine "intepretazione sbagliata",
termine a sua volta sbagliato almeno per quel 50% che riconosco essere
comunque a discrezione del lettore e che è giusto lasciargli.

Insomma, io credo che De André avesse un'idea ben precisa su ciò che voleva
dire con la "Storia di un impiegato", anche se, come spiegherò meglio più
avanti si trattava sicuramente di un'idea complessa e contradditoria (quindi
apparentemente confusa e foriera di interpretazioni molto discordi) perchè
non poteva essere altrimenti.

Io propendo per il tentativo di riconoscere e comprendere questa oggettiva
(e inevitabile) complessità, contradditorietà e/o confusione, tu propendi
(mi pare) per approfittare di questa oggettiva (e inevitabile) complessità
e/o confusione per vedere ciò che ti è più consono.
Post by Riccardo Venturi
Sul NG e sulla mailing list di De André (purtroppo, come ho già detto,
attualmente in fase di coma irreversibile) io e un'altro gruppetto di
persone ci siamo lanciati spesso e volentieri in interpretazioni a
volte un po' particolari, e quasi sempre -sicuramente- di parte;
perdipiù, un album come "Storia di un impiegato", per così dire, le
fomenta alla perfezione.
Vedi sopra, nulla di male in ciò che dici, e mi fa piacere che tu ne sia
perfettamente consapevole perchè questo denota già un atteggiamento
relativistico sulle cose che ti fa onore e che ti mette un bel pezzo sopra a
tanti commentatori.
Post by Riccardo Venturi
Ti risponderò, quindi, consigliandoti preventivamente di tenere
_sempre_ in mente questa cosa. Tutto quel che scrivo su De André ha un
riscontro preciso nelle sue canzoni, così come, non lo nego di certo,
anche quel che affermi tu può essere giustificato e giustificabile
alla luce delle medesime canzoni. E' questa, credo, la grandezza
autentica di un autore, di uno scrittore, di un poeta: consentire di
leggerlo sempre secondo quelle che sono le proprie "rotelle" personali
(per "rotelle" intendo anche, letteralmente, ciò che ci muove), e
consentirlo legittimamente ed in modo pienamente dimostrabile.
Andiamo avanti nell'approfondimento così spero di mostrarti che esistono
vari gradi di dimostrabilità e che alcuni di questi esistono solo a patto di
modificare pesi e accenti.
Post by Riccardo Venturi
Post by Chester
Ora non so definire con precisione la linea sottile che separa l'errore invo
lontario e ingenuo dal desiderio di vedere nelle cose (in questo caso in
questa canzone) ciò in cui si crede senza se e senza ma, ma fatto sta che da
un punto di vista oggettivo la tua interpretazione è raccapricciante e credo
abbia fatto fare un paio di salti nella tomba a De Andrè.
Alla luce di quanto prima, se c'è quindi qualcosa di "sbagliato" in
tutto ciò, è proprio codesto tuo approccio vagamente "ideologico". De
André non si rivolta in nessuna tomba, e se proprio ci si deve
rivoltare, lo sarà sicuramente per la specie di "santificazione post
mortem" che gli hanno riservato, e per il tentativo di neutralizzare
la sua dirompenza a base di troppa, troppa "poesia" (senza poi contare
la versione techno di "Geordie", han fatto pure quella).
Niente di "ideologico", tranne quanto ho detto sopra sul mio approccio che
tende a cercare di capire ciò che voleva dire l'autore più che a trovare
conferme alla mia visione delle cose.

Sulla santificazione sono assolutamente d'accordo, aggiungerei anche che De
André sia sempre stato amato e osannato da certi "radical chic" che non
avevano assolutamente nulla in comune con ciò che lui sentiva e cercava di
trasmettere e che hanno sempre amato amarlo senza mai comprenderlo
veramente.
Post by Riccardo Venturi
Non esiste
proprio un bel nulla di "oggettivo", non stiamo commentando un
articolo del Financial Times. Tu stai trovando "raccapricciante" la
mia interpretazione per un solo motivo: perché non corrisponde
minimamente alle tue idee, al tuo modo di vedere, a tutto quel che ti
pare. Allo stesso modo io potrei trovare "raccapricciante" (e, devo
dirti onestamente, l'ho trovata) la tua _interpretazione_ del libro di
Lola Lafon (che, peraltro, non hai letto; nel caso di De André spero
che tu abbia invece qualche cognizione di causa un po' più
conseguente).
Mah, sicuramente "raccapricciante" era un termine pesante e provocatorio,
che già dopo la tua ammissione di cercare consapevolmente un'interpretazione
di parte posso ritirare. Come ho detto sopra, il fatto che tu ammetta la
partigianeria rende il tutto molto più accettabile e non raccapricciante.

Sulla mia interpretazione devo invece dissentire: credo di essere abbastanza
oggettivo nella mia ricerca di avvicinamento a ciò che De André stava
cercando di dire con quest'opera.
Post by Riccardo Venturi
Post by Chester
Il motivo per il quale il tuo scritto "è lunghissimo, pesante,
necessariamente difficile e oscuro" dipende dal fatto che hai dovuto
ricorrere a tutti tuoi mezzi culturali per stravolgere un messaggio che era
invece limpido e ben evidente.
No, Chester. Il motivo per il quale il mio scritto ha le
caratteristiche di cui sopra è perché il "messaggio" non è affatto
limpido, non è affatto evidente e, per di più, è espresso in un
continuo ed interesecante doppio piano tra la realtà e il sogno, tra
la coscienza e i fatti, tra il desiderio e l'angoscia che esso si
realizzi. Questo è "Storia di un impiegato".
Beh, forse sono di nuovo stato un po' precipitoso. Per me è di una chiarezza
estrema, anche se si tratta, lo ripeto, di un insieme di concetti che non
possono non essere che confusi e contradditori.
Post by Riccardo Venturi
Post by Chester
Premetto che è necessario prima rendersi conto con chiarezza ed in modo
definitivo che De Andrè è uno dei pochi che conosco che può fregiarsi del
titolo di pacifista e ricevere da me tutto il mio rispetto e tutta la mia
partecipazione. Quindi che non si tratta dei pacifisti che conosciamo noi,
quelli che tirano le pietre addosso a Fassino o che danno l'assalto alla
Polizia e alla Zona Rossa, si tratta di una persona coerente e sensibile.
Allora, andiamo con ordine.
Perché, vedi, a questo punto -a parte la prevedibile tirata sui
"pacifisti", su Fassino e sul G8-, mi sorge il sospetto che tu, in
fondo, "Storia di un impiegato" tu lo abbia ascoltato dimolto poco,
con scarsa riflessione e, più che altro, con poca conoscenza dei
fatti, delle motivazioni e di ciò che "ci sta dietro".
No, tutt'altro.
Post by Riccardo Venturi
Innanzitutto, basta con la balla del De André "pacifista". De André
non era né un "pacifista", né un "guerrigliero", era una persona la
cui intima sovversività è sempre andata di pari passo con il suo
intimo desiderio di pace e tolleranza. In una parola: era un
anarchico. Ma non di quelli alla moda che si vedono adesso; era di
quelli che si presentavano ai concerti con la Rivista Anarchica in
tasca (da lui sempre sostenuta, anche finanziariamente e devolvendo
incassi interi di concerti).Un libertario, stop. Con tutto ciò che il
termine comporta.
D'accordissimo e forse senza rendertene conto completamente, hai già
centrato in pieno uno dei temi fondamentali della "Storia di un impiegato".

Ho semplificato prima, ma certamente si può ben dire che fosse un anarchico
pacifista, un anarchico tollerante, un anarchico non violento.
Post by Riccardo Venturi
Stiamo parlando di "Storia di un impiegato"? Amico mio, "Storia di un
impiegato" narra di una vicenda umana e di una presa di coscienza di
un piccolo-borghese e della tragica distruzione di tutti i suoi falsi
valori (il "lavoro", la "famiglia", il "benessere").
Una distruzione che comincia con l'ascolto di una _Canzone di lotta
del Maggio francese_, che nella versione italiana si chiama "Canzone
del maggio". Ti dico che questa canzone, ovvero la versione originale,
si chiama in realtà "Chacun de nous est concerné" ("Ognuno di noi è
coinvolto") e l'autrice, tale Dominique Grange, era pochi giorni fa
-toh!- all'uscita di quel famoso tribunale di Parigi assieme a Oreste
Scalzone e a Lola Lafon, a cantare assieme a loro dopo la sentenza di
estradizione di Cesare Battisti. Ma tu pensa!
Ce l'hai presente quella canzone, Chester? Anche nella traduzione
italiana di De André? E mi vieni a parlare di "Assalti alla Polizia e
alla Zona Rossa"? Ma stai scherzando, o cosa?
Dall'ascolto di questa canzone inizia tutta la vicenda in doppio piano
dell'impiegato. La quale, passando per "bombe in testa", balli
mascherati dove tutto salta in aria, sogni angosciosi e parlamenti da
far scoppiare ("Il bombarolo": "Potere troppe volte è legato ad altre
mani / sganciato e restituitoci dai tuoi aeroplani/ Io vengo a
restituirti un po' del tuo _terrore_,/ Del tuo disordine, del tuo
rumore), si conclude con un processo ed una rivolta carceraria ("Nella
mia ora di libertà"), dove la rivolta individuale si salda a quella
collettiva riallacciandosi alla canzone di lotta iniziale (e, non per
niente, l'intero album, cerchio perfetto, si chiude come è iniziato e
Per quanto voi vi crediate assolti
Siete per sempre coinvolti.
Post by Chester
Già solo questa considerazione è sufficiente a svuotare di gran parte della
sua validità la tua interpretazione, perchè anche se De Andrè, come in
questo caso molto giustamente hai fatto notare tu, sta parlando di un
*personaggio* e non di se stesso, è altrettanto evidente che non avrebbe mai
*costruito* una *storia* che in qualche modo potesse costituire un'apologia
(sia pure molto laterale) della violenza e del terrorismo.
Apologia? E di che cosa, di Socrate?
"Storia di un impiegato" non è l' "apologia" di un bel nulla, Chester.
E' una _storia_. La storia di una persona che dal suo piccolo mondo
fatto essenzialmente di niente, riesce (come spesso accadeva in "certi
anni") ad acquisire una coscienza, seppure in modo confuso e
commettendo degli errori che sono stati comuni a molti di noi (in
questo "noi" rientro in pieno).
Non si "apologizza" nulla, in "Storia dell'impiegato". Si racconta.
Della vera, autentica violenza del _potere_ e degli effetti devastanti
che ha su ciascuno di noi, anche su coloro che meno sembrano
accorgersene o fregarsene. Racconta di come qualcuno abbia potuto
reagire prendendo in mano una bomba. Racconta di come qualcuno, in
carcere, abbia potuto finalmente accorgersi del suo essere collettivo.
Cioè, è anche una _cronaca_ di fatti ben reali. Parla di quella che
qualcuno ha chiamato "la generazione più incarcerata nella storia
d'Italia". Tutto qui!
Salto per ora il resto, cioè la tua interpretazione "passo passo" di
"Sogno numero due". La quale, fra l'altro, contiene pure qualche cosa
che, in grandi linee, condivido. Il problema, Chester, è che la hai
totalmente slegata dal contesto dell'album. Inutile parlare di
"concept album" se poi un suo singolo brano ne viene estrapolato, per
di più per sostenere certe proprie convinzioni.
Ne riparleremo, dunque, più tardi.
Allora veniamo finalmente alla mia interpretazione di "Storia di un
impiegato".

Qual è il concept del concept album?

Intanto ti faccio notare che già parlando di concept album si ammette che De
André intendesse convogliare all'esterno un concetto, che abbia scritto
qualcosa che servisse a descrivere, illustrare, far sentire, far immaginare,
un concetto. E quindi si avalla il mio tentativo di cercare quale fosse il
concetto che lui avesse in mente. OK, tu mi dirai che anche se De André
aveva un concetto in testa nessuno ti vieta di vederci il tuo:
d'accordissimo, al 50% :-))).

De André ha messo in questo concept album quella che è probabilmente
l'essenza della sua dolorosa esperienza di vita e cioè un dualismo, un
paradosso che è allo stesso tempo inevitabile e irrisolvibile (e qui sta il
dolore).

Parte 1 del dualismo:

E' vero che milioni di persone vivono come dei morti viventi, è vero che
milioni di persone preferiscono godere della tranquillità (spesso illusoria)
che il *potere* (che in questo senso è qualcosa di ancora più grande del
potere stesso, è l'insieme delle *verità* condivise e indiscutibili tenute
insieme dal potere con la connivenza appecoronata dei sudditi (ed ecco il
famoso ritornello:

Per quanto voi vi crediate assolti
Siete per sempre coinvolti.

)) garantisce loro, piuttosto che cercare la loro via personale verso la
propria personale *verità* e che quindi proprio per questo rinunciano in
partenza a vivere e, se vogliamo dirla tutta, diventano praticamente indegni
di vivere. E qui possiamo anche leggerci qualcosa che forse piace a te, la
tutto sommato non colpevolezza di coloro che a questo scopo uccidono, perchè
in fin dei conti uccidono degli zombie, cioè dei "cosi" che sono già morti e
che per di più sono comunque indegni di vivere. Ma è solo un pezzo della
verità, un pezzo del paradosso, del dualismo, verissimo, ma che DEVE essere
visto tenendo conto anche del secondo pezzo, altrimenti il *messaggio* viene
snaturato (ed ecco l'accenno che facevo sopra sui gradi di dimostrabilità).

E' vero che per svegliare queste persone l'unico mezzo sembra essere la
violenza, una violenza enorme, che riesca miracolosamente a sgretolare il
muro di granito che le circonda e che esse di giorno in giorno continuano ad
ispessire.

MA (un MA non garnde come una casa, ma grande come 1000 condomini da 1000
case ciascuno)

Parte 2-1 del dualismo (quella del piano del sogno):

Se la violenza ha successo (Sogno numero 2), nulla cambia perchè chi usa la
violenza automaticamente usa un potere e se usando la violenza elimina un
potere non farà altro che sostituirlo con un altro potere che imporrà
semplicemente le sue nuove *verità* e al quale gli stessi morti viventi di
prima ben volentieri si piegheranno con la stessa connivenza. Il figlio che
ha ucciso il padre lo sostituisce con l'appoggio di "Vostro Onore":
bellissimo il pezzo che dice (Canzone del Padre):

- "Vuoi davvero lasciare ai tuoi occhi
solo i sogni che non fanno svegliare".
- "Sì, Vostro Onore, ma li voglio più grandi."
- "C'è lì un posto, lo ha lasciato tuo padre.
....

Così son diventato mio padre
ucciso in un sogno precedente
il tribunale mi ha dato fiducia
assoluzione e delitto lo stesso movente.

Direi illuminante, oltre che bellissimo e di una potenza portentosa.

OPPURE

Parte 2-bis del dualismo (quella del piano non sognato, quello reale, ma
altrettanto se non ancora più desolante):

La violenza non ha successo, non può avere successo, un uomo solo non può
fare nulla contro un'intera umanità, farà saltare in aria la cosa sbagliata,
quasi nessuno se ne accorgerà, anche la sua donna si allontanerà da lui
dicendo che ultimamente era cambiato, il potere trarrà nuova linfa dal suo
*folle* gesto, potrà sostenere ancora più chiaramente che è molto meglio
vivere tranquilli e a testa bassa senza rendersi stupidamente ridicoli.

Anche qui bellissimo il pezzo (Il Bombarolo):

Ma ciò che lo ferì
profondamente nell'orgoglio
fu l'immagine di lei
che si sporgeva da ogni foglio
lontana dal ridicolo
in cui lo lasciò solo,
ma in prima pagina
col bombarolo.

Non è riuscito nemmeno a farsi capire dalla sua donna che addirittura si
presta al gioco del potere comparendo in prima pagina per dissociarsi, ma
appunto dissociandosi acquista una fama nel mondo dei morti viventi e
contribuisce a relegarlo nel ridicolo -

S P A V E N T O S O nella sua desolazione e ancora una volta di una potenza
visionaria veramente notevole.

Le ultime due canzoni non sono altro che la descrizione del finale della
storia, il nostro *eroe* si rende conto che nonostante il suo grandissimo
amore è sempre stato un uomo solo, che non è riuscito a cambiare lei e che
non è stato cambiato da lei, e che proprio per questo è completamente solo.
E conclude chiedendo al suo ex-amore la stessa cosa che chiedeva a se stesso
e al resto dell'umanità:

o resterai più semplicemente
dove un attimo vale un altro
senza chiederti come mai,
continuerai a farti scegliere
o finalmente sceglierai.

Qui si potrebbe anche intravedere un'altra chiave di lettura che non
cancella le altre ma che si aggiunge ad esse: in fin dei conti la cosa alla
quale forse il nostro *eroe* teneva di più era far entrare nel suo mondo la
sua donna, ottenere con questo gesto estremo almeno il risveglio della sua
donna e quindi la possibilità di vivere con lei una vita piena e vera, porre
finalmente termine alla sua solitudine. E deve invece ammettere che nemmeno
questo personalissimo, limitatissimo e tutto sommato egoistico scopo è stato
ottenuto, tutt'altro...

"Nella mia ora di libertà" rivendica invece l'ultima libertà che ha ancora,
quella di non mischiarsi ai secondini, quella almeno di continuare a
dissociarsi dai morti viventi e dal potere. E si chiede anche:

E adesso imparo un sacco di cose
in mezzo agli altri vestiti uguali
tranne qual'è il crimine giusto
per non passare da criminali.

Che è di nuovo e alla fine l'espressione del paradosso di cui parlavo: qual
è il crimine (cioè la scossa, lo choc) giusto per svegliare i morti viventi
senza esserne distrutti? Non lo si trova.

A tutto ciò aggiungo che molte frasi apparentemente contradditorie sono
proprio scritte per rendere questo dualismo, questa doppia verità senza
scampo, che nasce appunto dal suo essere, contemporaneamente, profondamente
anarchico (e quindi dal non poter sopportare la piattezza e l'assurdità
della vita *normale*) e profondamente pacifista e non violento e dal
rendersi conto che l'unica soluzione è la violenza solo che la violenza non
è una soluzione.

E da qui il dolore, la sofferenza, la desolazione.

Per concludere quindi ribadisco ciò che ho detto sul "Sogno Numero Due":
esso è "leggibilissimo" benissimo da solo, se lo si "legge" nel contesto
dell'intero concept album occupa una sua posizione ben precisa nel terribile
paradosso che De André voleva esprimere e non è necessario modificare di una
virgola la lettura che se ne darebbe se fosse un brano a sé.
p***@despammed.com
2004-08-01 14:34:38 UTC
Permalink
"Riccardo Venturi" <***@SPAMMACECCHIGORIspl.at> wrote in message

Prima di tutto: grazie.
Post by Riccardo Venturi
Per quanto riguarda il "fosforo", pensa solo alle
bombe al fosforo
Sì, il riferimento è evidente.

Del resto in quegli anni le bombe incendiarie al fosforo
bruciavano i villaggi vietnamiti e il napalm inondava la
giungla per bruciare vivi i vietcong...

Inoltre "Storia di un impiegato" è un concept album
coerente dal primo brano all'ultimo.
Post by Riccardo Venturi
("La coscienza al fosforo piantata fra l'aorta e
l'intenzione", vale a dire il punto di non ritorno
di un atto, come ad esempio piazzare una bomba; quel
punto che si raggiunge quando il cuore si salda al
ragionamento, insomma; quel punto che si raggiunge
quando si arriva al "fosforo di guardia").
Avevo pensato a qualcosa del genere: una specie di
miccia, insomma.
Post by Riccardo Venturi
Vostro Onore, sei un figlio di troia.
Vostro Onore, sei un figlio di troia,
mi sveglio ancora e mi sveglio sudato,

Un incubo.
Post by Riccardo Venturi
Si vedranno davvero.
Lui ricomincia da capo.
Puff! Dopo il sogno numero due,
c'è il sogno numero zero!
ora aspettami fuori dal sogno
ci vedremo davvero,
io ricomincio da capo.
Post by Riccardo Venturi
precede un altro sogno più devastante e decisivo (quello
della "Canzone del padre") e la sua logica conseguenza
fattuale, il "Bombarolo".
E segue: "La bomba in testa"...
Post by Riccardo Venturi
Potere troppe volte
E' legato ad altre mani
sganciato e restituitoci
Dai tuoi aeroplani,
Io vengo a restituirti
Un po' del tuo terrore,
Del tuo disordine,
Del tuo rumore.
Già.

Di nuovo, grazie.
Jolly1a8
2004-08-07 00:28:19 UTC
Permalink
Riccardo Venturi <***@SPAMMACECCHIGORIspl.at> ha scritto:
[... cutto tutto, scusa ma il mio appunto e' generico]

A parte i riferimenti estremamente interessanti, e di cui ti ringrazio,
sono piuttosto stupita (ma e' gia' successo ultimamente) di non trovare nel
tuo post alcun accenno all'humana pietas di De Andrè. Tumiturbi, verrebbe
da dire, se non avessi sentito con toni meno colti e meno semanticamente
agguerriti svariati discorsi simili al tuo in precedenza.

Dalla tua analisi si evince (o perlomeno "io" evinco) che quella del
militante bombarolo sarebbe la "buona strada", mentre io ho sempre visto in
De Andrè anche l'attenzione e l'amore per i deboli, per i dubbiosi, per
tutto quello che uno si porta dietro e dentro, nonche' la coscienza che
chiunque, in un modo o nell'altro e indipendentemente dall'ipocrisia e
dalla violenza del potere, sia di volta in volta un po' complice e un po'
puttana. Lui denuncia, d'accordo, ma non mi sembra affatto un manicheista
duro e puro.

Naturalmente e' la mia interpretazione, ma e' anche cio' che mi fa trovare
coerenti le sue canzoni cosiddette "cristiane" a cui fai cenno: a mio
avviso lui si permette di raccontare ogni situazione con una robusta dose
di relativismo, ovvero con liberta' di giudizio e (anatema!) buonsenso. Per
me non indica una strada, piuttosto descrive qualcosa che lo affascina e
che ama profondamente. E soprattutto non nutre illusioni, semmai le annota
romanticamente, da commentatore piu' che da profeta, e senza cercare
discepoli.

Scia' me scüsa eh! (ora, ho litigato coi charset e pure coi segni fonetici
quindi avviso gli eventuali lettori che dovrebbe essere una "u" francese)
--
Jolly
Riccardo Venturi
2004-08-07 12:42:56 UTC
Permalink
Il Sat, 07 Aug 2004 00:28:19 GMT, "Jolly1a8"
<***@SUONAtin.it.invalid> rifiutandosi di acquistare il
proprio tempo al supermercato, scrisse:

(cut)

Il problema, se così lo vogliamo chiamare, è che non mi ritengo
affatto stupito del tuo stupore nel non leggere nel mio post alcun
accenno alla "humana pietas" di De André. E' una cosa pienamente
voluta ed ha un motivo ben preciso, che ti vado ad esporre.

A partire dalla sua morte, è in corso oramai da moltissime parti un
tentativo, diciamo, di "omologazione" di Fabrizio de André.
Attenzione: non sto parlando qui del celebre "tirarlo per la giacca"
(ché, volendo, può essere una cosa comprensibile anche se non è
affatto condivisibile); sto parlando di omologazione nel senso
letterale del termine, di appiattimento, di tentativi di renderlo
innocuo, di annullare del tutto un suo aspetto che ritengo
importantissimo: quello di cantautore e poeta che ha fatto politica.
Estremamente a modo suo, d'accordo, ed in un modo che abbisogna di
interpretazioni al tempo stesso profonde e opinabili (vedi, ad
esempio, una canzone come "La domenica delle salme", per la quale -se
vorrai- ti rimando agli articoli miei e di altri su
http://www.viadelcampo.com).

Ora, tale tentativo di omologazione/inoffensivizzazione/sdoganamento
generalizzato è per l'appunto e principalmente a base di due aspetti
della sua opera: quella che tu chiami "humana pietas" (senz'altro
avvertibile nelle sue canzoni, non credere che abbia il paraocchi o
che voglia a mia volta minimizzare un aspetto dell'opera di Fabrizio
de André rispetto ad altri) e quella che io chiamo "poetizzazione".
Dovunque ti muovi, se guardi bene, De André è oramai solo un "poeta" e
un "cristiano in pectore" (a tale riguardo, qualcuno è arrivato ad
affermare che la "prova decisiva" di ciò sarebbe che ha chiamato suo
figlio "Cristiano", tu pensa).

Ti turbo, quindi? Ne sono ben lieto, anche per la mia naturale
tendenza a turbare e scompigliare le coscienze tranquille. L'ho
imparato, tra gli altri, da un tizio chiamato Fabrizio de André. A
parte che nessuno mi aveva mai, finora, definito "semanticamente
agguerrito" (questa la rivendo, ti giuro, e me la metto sul biglietto
da visita: "Venturi Dr. Riccardo - Interprete e traduttore
semanticamente agguerrito").

Gli è perché, se mi permetti, sono (e non da adesso) piuttosto stufo
di quel mieloso ed oramai generalizzato consenso nazionale attorno a
Fabrizio de André ed alle sue canzoni. Un consenso creato giustappunto
ad arte (ed al quale lui non può più opporsi causa evaporazione su una
nuvola rossa). Gli si dedicano vie, piazze, scuole e ponti; non c'è
praticamente, in Italia, villaggio sperduto dove non si organizzi una
"Serata De André" o roba del genere; e via discorrendo. Mi potresti
obiettare: "Ma questo è un segno dell'amore che tutti portano
indistintamente a Fabrizio de André". Vero. Persino Berlusconi ne ha
"pianto la morte", a suo tempo. Ma così facendo lo si svilisce. Chiaro
che ognuno può "prenderlo" come gli pare, interpretare le sue canzoni
come vuole (ma vorrei vederlo davanti, che so io, a "Coda di Lupo"; e
tu sapessi lo stupore di tanti quando faccio presente che la strofa
"Ed ero già vecchio quando vicino a Roma, a Little Big Horn / Capelli
corti generale ci parlò all'università dei fratelli Tute Blu che
seppellirono le asce / ma non fumammo con lui, non era venuto in pace"
si riferisce alla cacciata di Luciano Lama dall'Università di Roma, da
parte degli studenti del Movimento, nel 1977), privilegiare una cosa
piuttosto che un'altra (è pur sempre colui che ha cantato "Marinella",
no?); ma, purtroppo, trovo che la sua intrinseca _sovversività_ sia
stata oramai messa a tacere, spinta in un angolino, anodinizzata.

Faccio parte di un gruppo di persone che rifiutano in toto questa cosa
e questi tentativi stupidi quando strumentali. Qui stiamo parlando,
carissima, di un album come "Storia di un impiegato", che è un album
pienamente _politico_, con una storia che, pur nei suoi infiniti
livelli di svolgimento e di interpretazione, è quella di una _presa di
coscienza politica e del collettivo_. Un album, peraltro, che non
indica -come mostri di pensare- nessuna "buona strada" rispetto ad una
"cattiva" (quale sia la sua "cattiva strada", De André lo avrebbe poi,
più tardi, espresso in un'omonima canzone firmata assieme a Francesco
De Gregori). Da quel che scrivi avverto una preoccupazione: che
"Storia di un impiegato" sia una sorta di "invito" o "giustificazione"
a mettere le bombe, e che qualcuno, con le sue interpretazioni,
raccomandi questa "strada". Più o meno corrisponde a ciò di chi ha
detto (e sono tanti!) che "La locomotiva" di Guccini sarebbe
un'apologia del terrorismo. Ti invito a meditarci seriamente sopra, se
ne hai tempo e voglia perché non sono cose da poco.

Ti invito soprattutto ad "evincere" che l'amore per i deboli, per i
dubbi e i dubbiosi e quant'altro non sono e non possono essere, in De
André, essere slegati dall'ipocrisia e dalla violenza del potere. Non
esiste nessun "indipendentemente da". Il che non significa affatto
essere manichei; se per manicheismo intendi l'essere o bianco o nero,
ti dico subito che il qui presente è un militante naturale del
multicolorismo ad oltranza. Multicolororismo che credo di condividere
pienamente con De André, e che gli ha fatto, a suo tempo, prendere
pure dei colossali abbagli (come quando, in un'intervista credo del
'92, si mostrò molto "tenero" nei confronti della Lega di Bossi).

L' "humana pietas" e l' "amore per i deboli" (anzi, per gli "ultimi"
come si suol dire adesso, con un'espressione di chiara derivazione
evangelica) resteranno sempre delle cose totalmente innocue e ben
accette al potere, se non sono capaci di generare rabbia. Nessun tipo
di "denuncia" sarà mai tale se non si è capaci di cogliervi dentro che
cos'è che si sta veramente denunciando. Rifletti un pochino e pensa
solo ad una cosa: come mai De André, ad esempio, avrà sentito il
bisogno di comporre un album intero ispirandosi all' "Antologia di
Spoon River" di Edgar Lee Masters? Mi piacerebbe, visto che mi sembri
interessata sinceramente all'argomento, leggere una risposta a questa
mia domanda.

In conclusione: a base di "humana pietas" ed altre cosine stanno
riuscendo a nascondere che cosa sia stato davvero Fabrizio de André.
Il quale, certo, quella "humana pietas" la avrà avuta dentro di sé,
come tante altre cose. Ma adesso è una cosa che "serve" terribilmente.
Hanno costruito San Fabrizio de André.

Salut,

--
*Riccardo Venturi* <***@SPAMMACECCHIGORIspl.at>
*Er muoz gelîchesame die leiter abewerfen
So er an îr ufgestigen ist (Vogelweide & Wittgenstein)*
*CH-1700 Fribourg/Freiburg (Confoederatio Helvetica)
*0041 78 623 99 86
____________________________________________________
http://utenti.lycos.it/Guctrad/alamanno.html
http://utenti.lycos.it/Balladven/index.html
http://www.obiezione.it ==> Canzoni contro la guerra
Stardust®
2004-08-07 13:44:40 UTC
Permalink
"Riccardo Venturi" wrote in message:

[cut]
Post by Riccardo Venturi
In conclusione: a base di "humana pietas" ed altre cosine stanno
riuscendo a nascondere che cosa sia stato davvero Fabrizio de André.
Il quale, certo, quella "humana pietas" la avrà avuta dentro di sé,
come tante altre cose. Ma adesso è una cosa che "serve" terribilmente.
Hanno costruito San Fabrizio de André.
Invidio sempre di piu' la tua prolissita', grrrrrrrrrr......

Sai una cosa, secondo me la grandezza di Fabrizio sta proprio
nel fatto che ognuno di noi ha dentro di se' il *SUO* pezzettino
di Fabrizio, che e' diverso da quello di tutti gli altri. O forse e'
uguale identico, ma non si riesce a condividerlo oltre un certo
punto, non ci si sente mai completamente integrati in un ipotetico
(o anche reale, ce ne sono tanti) "Fabrizio De Andre' Fans Club".
Come quando al funerale di una persona cara ci si scopre ad essere
"gelosi" di tutti, perfino dei becchini, perche' quello e' il "nostro"
morto, il "nostro" cadavere, l' "Amico Fragile" che guai a chi ce lo
tocca...

L "humana pietas", quella verso i poveri, i deboli, gli emarginati,
le puttane, non e' quella che conosciamo, cattolica, che ci insegna
a riservarla agli inferiori, come un'elemosina fatta dal superiore
all'inferiore, dal fortunato al disgraziato. E' una "pietas" rivolta
verso noi stessi, che siamo tutti un po' poveri, un po' deboli, un
po' emarginati e un po' puttane. E' la "pietas" per l'uomo e per
la sua condizione.

Simpatie leghiste?
"Genti diverse, venute dall'est, dicevan che in fondo era uguale... "
Giastemma' Muma' au postu du Segnu a l'e' a mescima, mea.
Con Creuza de ma, poi, ha fatto a pezzi le presunte "nostre
tradizioni da difendere", sbattendoci semplicemente in faccia
la nostre radici mediterranee, arabe, maghrebine...
--
Stardust®
"La differenza tra intelligenza e stupidita' e'
che l'intelligenza ha un limite." Albert Einstein
Riccardo Venturi
2004-08-07 14:21:18 UTC
Permalink
Post by Stardust®
Invidio sempre di piu' la tua prolissita', grrrrrrrrrr......
La quale, vorrei precisarlo, è semplicemente derivata dalla mia
esigenza di non lasciare mai cose non dette. Riconosco che c'è chi lo
sa fare in modo molto più conciso del mio. A me riesce così e basta.
Post by Stardust®
Sai una cosa, secondo me la grandezza di Fabrizio sta proprio
nel fatto che ognuno di noi ha dentro di se' il *SUO* pezzettino
di Fabrizio, che e' diverso da quello di tutti gli altri.
Concordo in pieno, ovviamente.
Ed è una cosa che, altrettanto ovviamente, non è valida solo per
Fabrizio de André. Non potrebbe essere che così.
Una reazione come la mia scatta però quando si vede _uno_ di quei
"pezzettini" venir dilatato a dismisura per degli scopi solo
apparentemente non chiari. Il potere non deve essere mai
sottovalutato. Ha sempre gli occhi ben aperti. Quando si accorge che
qualcosa o qualcuno lo mette in discussione, specialmente se questo
qualcuno gode di larghissimo seguito, mette in azione gli anticorpi. E
sai bene che non esistono anticorpi più efficaci di quelli che
promanano dallo stesso "oggetto di attenzione particolare".
Nel caso di Fabrizio de André, gli anticorpi si chiamano giustappunto
"humana pietas", "cristianesimo" e compagnia bella.
Tutte cose ben presenti ! Non sono certamente un'invenzione, né sarò
io a dirlo.
E' proprio per questo che mi pregio di far presente, ogni volta che se
ne presenta l'occasione, che esistono _anche_ altre cose, insistendovi
tanto più sopra, quanto meno le vedo percepite.
Post by Stardust®
Simpatie leghiste?
"Genti diverse, venute dall'est, dicevan che in fondo era uguale... "
Giastemma' Muma' au postu du Segnu a l'e' a mescima, mea.
Con Creuza de ma, poi, ha fatto a pezzi le presunte "nostre
tradizioni da difendere", sbattendoci semplicemente in faccia
la nostre radici mediterranee, arabe, maghrebine...
De André non aveva nessuna simpatia per la Lega. In quell'intervista
si limitò a dire che, a suo parere, la Lega non era un "partito
nazista o fascista", ma che la vedeva come un partito "pienamente
democratico". Si era, ripeto, nel 1992; gli anni dove la Lega si
poneva come un partito quasi "rivoluzionario" tendente ad abbattere il
sistema di potere della "Prima repubblica". Il Bossi, allora, si
dichiarava addirittura "anticlericale", ti ricordi?
Da qui, probabilmente, il giudizio di De André (che, fra l'altro, non
molto tempo dopo ebbe a correggere essendosi forse reso conto che la
Lega si stava volgendo, come poi ha fatto, verso componenti
ultracattoliche forcaiole e verso un razzismo niente affatto all'acqua
di rose).

Salut,


--
*Riccardo Venturi* <***@SPAMMACECCHIGORIspl.at>
*Er muoz gelîchesame die leiter abewerfen
So er an îr ufgestigen ist (Vogelweide & Wittgenstein)*
*CH-1700 Fribourg/Freiburg (Confoederatio Helvetica)
*0041 78 623 99 86
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Chester
2004-08-07 22:15:50 UTC
Permalink
Post by Riccardo Venturi
Il Sat, 07 Aug 2004 00:28:19 GMT, "Jolly1a8"
[cut]

Caro Riccardo, in pratica stai dicendo che siccome esiste una vasta schiera
di persone (ciellini, radical chic, potenti più o meno potenti e impotenti,
quelli che ti pare) che distorce con malafede e per i suoi sporchi fini
omologatori/inoffensivizzanti/sdogananti il contenuto ed i concetti che De
André cercava di trasmettere colle sue canzoni, allora tu sei perfettamente
in diritto di fare la stessa cosa, ma col verso opposto.

In pratica stai dicendo che due menzogne di segno opposto forse fanno una
verità o almeno si ottiene l'elisione, parziale si intende, per quanto è in
tuo potere, della prima menzogna.

Non è così.

Si ottiene solo una doppia mistificazione.

Probabilmente tu ti senti in lotta continua col *potere* e quindi ritieni
necessario contrastarlo sempre, anche distorcendo la realtà, anche
*barando*, anche quando *il potere* semplicemente tenta (o tu hai
l'impressione che tenti), di omologare/inoffensivizzare/sdoganare un De
André.

Non è aumentando il livello della menzogna che si combatte *il potere*, ma
diminuendolo, cercando di annullarlo, ma non per somma algebrica di due
menzogne di segno opposto.

Per finire sul concreto, in realtà, almeno per il 99.9%,
l'omologazione/inoffensivizzazione/sdoganamento di De André è un fatto
puramente commerciale, dovuto agli interessi delle case discografiche, dei
discografari, degli organizzatori dei concerti che hanno sempre bisogno di
un po' di sentimento per attrarre clienti, dei giornali e delle televisioni
che possono riempire una volta ogni due o tre mesi una pagina o 3 minuti di
tiggì, quando il tempo è normale, non ci sono delle belle code da
raccontare, degli imbecilli a cui chiedere a che ora son partiti da casa e
dove stanno andando a passare le ferie.

Infine, in un certo senso, stai facendo un torto anche a De André: infatti
le canzoni di De André sono evidentemente abbastanza complesse e *profonde*
da sfuggire alla comprensione completa di almeno il 95% delle persone (e
sono ottimista) e quindi De André è l'ultimo cantautore di cui *il potere*
avrebbe *paura* o sentirebbe il bisogno di annullare. Senza contare che quei
pochi che capiscono veramente quello che sentono, certamente non si fanno
prendere in giro dai concerti in memoria, ed il *potere* questo lo sa bene.

Infine un'altra volta, vorrei che tu mi spiegassi (e dico sul serio, senza
alcuna polemica, proprio per curiosità perché da solo non ci arrivo) come è
possibile che un uomo che non ha motivazioni religiose ed in particolare non
pensi alla religione cristiana, possa chiamare suo figlio Cristiano: io NON
chiamerei mai un mio figlio Cristiano, lo troverei troppo smaccatamente
dichiaratorio, oltre ad essere in un certo qual modo un bel peso anche per
il ragazzo.

Attenzione, prima di rispondere precipitosamente, non stiamo parlando di
Peppino Impostato di Pozzuoli che al dodicesimo figlio non sapeva più che
nome dare e l'ha preso dall'opuscolo dell'ospedale, stiamo parlando di uno
che usava le parole per vivere, non per guadagnarsi da vivere, ma per
VIVERE, per realizzare se stesso, per essere sé in tutta la pienezza
possibile, quindi non riesco a pensare che l'abbia fatto a caso o solo
perché gli piaceva il suono di quella parola.
Riccardo Venturi
2004-08-07 23:38:50 UTC
Permalink
Post by Chester
Caro Riccardo, in pratica stai dicendo che siccome esiste una vasta schiera
di persone (ciellini, radical chic, potenti più o meno potenti e impotenti,
quelli che ti pare) che distorce con malafede e per i suoi sporchi fini
omologatori/inoffensivizzanti/sdogananti il contenuto ed i concetti che De
André cercava di trasmettere colle sue canzoni, allora tu sei perfettamente
in diritto di fare la stessa cosa, ma col verso opposto.
Caro Chester, permettimi di dirti che non hai capito una mazza, ma
proprio una mazza di nulla, in quel che volevo dire. Succede, è una
cosa normalissima e non te la pigliare a male.
Io non mi sento in diritto di "distorcere" un bel niente. Se rileggi
con un po' di attenzione quel che ho scritto, risultano anzi chiare le
seguenti due cose:

a) Che ognuno ha il pieno diritto di "interpretarsi" il suo De André
come più gli aggrada, vale a dire nel modo che ritiene più consono
alla sua sensibilità, alle sue esperienze di vita, a mille altre cose;
b) Che gli aspetti dell'opera di De André sui quali si basa ciò che io
ho chiamato "omologazione/inoffensivizzazione/sdoganamento" sono ben
_reali_, tangibili, non inventati; semplicemente, per certi scopi, si
tende da parte di molti a privilegiarli rispetto ad altri, ed a
privilegiarli in modo talmente esclusivo da mettere in ombra certi
altri aspetti (ad esempio quelli da me espressi) che sono altrettanto
reali, tangibili e non inventati;

Prendere continuamente, come fai tu, quel che dice un'altra persona
come una serie di menzogne, non è un approccio corretto né a questa,
né a qualsiasi altra questione. E' una premessa del tutto sbagliata;
ed il brutto delle premesse sbagliate, è che su di esse si
costruiscono spesso castelli e conclusioni che poggiano su basi non
solide anche se contengono, a volte, delle osservazioni giuste.

Prendiamo ad esempio alcune tue considerazioni promananti dalla tua
Post by Chester
Probabilmente tu ti senti in lotta continua col *potere* e quindi ritieni
necessario contrastarlo sempre, anche distorcendo la realtà, anche
*barando*, anche quando *il potere* semplicemente tenta (o tu hai
l'impressione che tenti), di omologare/inoffensivizzare/sdoganare un De
André.
Non è aumentando il livello della menzogna che si combatte *il potere*, ma
diminuendolo, cercando di annullarlo, ma non per somma algebrica di due
menzogne di segno opposto.
Per quanto risulta dal punto b), ti dico invece che io mi sono basato
su cose che ritengo assolutamente _autentiche_, e non "menzogne". Il
De André della "humana pietas" eccetera è del tutto _reale_, si tratta
di una cosa che letteralmente trasuda dalle sue canzoni e non mi
sognerei neppure di mettere minimamente in dubbio.
Allo stesso modo, vorrei che non fosse messo minimamente in dubbio (e
non perché "lo dico io", ma perché mi sembra una cosa del tutto
lampante ad una lettura sia pure non profondissima di _certe_ canzoni
di De André -non dico mica di tutte!-) che De André sia un autore che
ha fatto politica, e la ha fatta in un modo del tutto dirompente.

A mio parere, quest'ultimo aspetto dell'opera di De André è
attualmente messo in sottordine, adesso. E lo è messo per degli
intenti che per me sono piuttosto chiari.
Ma smettendola di restare sul vago o sul teorico, vorrei a questo
punto invitarti a fornirmi la tua lettura, ad esempio, di due canzoni
già da me nominate nel post precedente: "Coda di Lupo" (peraltro
scritta in "coabitazione" con Massimo Bubola) e "La domenica delle
salme".
Post by Chester
Per finire sul concreto, in realtà, almeno per il 99.9%,
l'omologazione/inoffensivizzazione/sdoganamento di De André è un fatto
puramente commerciale, dovuto agli interessi delle case discografiche, dei
discografari, degli organizzatori dei concerti che hanno sempre bisogno di
un po' di sentimento per attrarre clienti, dei giornali e delle televisioni
che possono riempire una volta ogni due o tre mesi una pagina o 3 minuti di
tiggì, quando il tempo è normale, non ci sono delle belle code da
raccontare, degli imbecilli a cui chiedere a che ora son partiti da casa e
dove stanno andando a passare le ferie.
Questa è invece un'osservazione che, almeno in parte, condivido. Ho
delle riserve sulla "cifra" che fornisci (addirittura il 99,9%, che ti
metti forse a fare il Clas? Perdonami, ma tuttora non ti ci vedo), ma
è senz'altro vero che, nella questione, l'aspetto commerciale (con
"chicche" tipo la "versione techno" di Geordie eseguita dal dj Gabry
Ponte, quello degli "Eiffel 65") non è indifferente. E' un fatto
assodato che, per motivi ancora una volta del tutto _reali_, De André
"tiri" ancora moltissimo, e ne fanno fede, oltre alle continue
ristampe, rimasterizzazioni, collezioni, scoperta di "rarità" (ho
delle cose di De André, Chester, la cui esistenza sei forse ben
lontano dall'immaginare), tutta una serie di pubblicazioni ispirate
alla sua vita ed alle sue opere, di molte delle quali non si sentiva
francamente un eccessivo bisogno. Ma tutte vendono bene. Il "prodotto
de André" è senz'altro ben sfruttato commercialmente.
Post by Chester
Infine, in un certo senso, stai facendo un torto anche a De André: infatti
le canzoni di De André sono evidentemente abbastanza complesse e *profonde*
da sfuggire alla comprensione completa di almeno il 95% delle persone (e
sono ottimista) e quindi De André è l'ultimo cantautore di cui *il potere*
avrebbe *paura* o sentirebbe il bisogno di annullare.
Beh, Chester, non venirmelo a dire, francamente. Da non so quanti
anni, tra il ng apposito (it.fan.musica.de-andre) ed una mailing list
che ha conosciuto tempi molto fasti e che adesso, invece, sta
agonizzando, io ed altre persone ci siamo "lanciati" in
interpretazioni che in alcuni casi ("La domenica delle salme",
"Parlando del naufragio della London Valour", "Il pescatore" e tante,
tante altre) hanno fatto assai immodestamente scuola, riprese come lo
sono state addirittura da un paio di quotidiani (ad esempio il "Secolo
XIX" di Genova).
Ovviamente, però, non concordo affatto su una presupposta "percezione
di innocuità" che sembri attribuire a De André. Certe sue cose sono
sufficientemente chiare per spaventare anche "di pelle", tipo,
appunto, "Storia di un impiegato". Ma neppure la "Buona novella"
(riproposta da De André proprio nella sua ultima tournée del '98,
interrotta per l'insorgere della malattia che lo avrebbe portato alla
morte) scherza troppo, da questo punto di vista. Tutto sta, come
sempre, nelle chiavi di lettura che ne vengono proposte. Ognuno ha la
propria, e sono tutte terribilmente esistenti. Altro che "menzogne".
Post by Chester
Infine un'altra volta, vorrei che tu mi spiegassi (e dico sul serio, senza
alcuna polemica, proprio per curiosità perché da solo non ci arrivo) come è
possibile che un uomo che non ha motivazioni religiose ed in particolare non
pensi alla religione cristiana, possa chiamare suo figlio Cristiano: io NON
chiamerei mai un mio figlio Cristiano, lo troverei troppo smaccatamente
dichiaratorio, oltre ad essere in un certo qual modo un bel peso anche per
il ragazzo.
Te lo spiego in due parole, anzi te lo spiega Fabrizio de André in
persona con le parole di uno dei suoi pochi biografi seri e
attendibili, Luigi Viva.
In pratica, per una promessa fatta da Fabrizio de André a suo padre,
il prof. Giuseppe de André, ex amministratore delegato della Eridania
Zuccheri Nazionali nonché ex vicesindaco del capoluogo ligure per il
Partito Liberale Italiano.
Trascrivo da "Vita di Fabrizio de André - Non per un dio ma nemmeno
per gioco", ed. Feltrinelli, 2000, pagina 96. Le note sono mie.

"Il Natale del 1962 trascorse in grande armonia a Villa Paradiso [*].
Puny [**] stava per dare alla luce il suo primogenito e decise con
Fabrizio che, se fosse stato un maschio, lo avrebbero chiamato
Cristiano. Era questo il nome che il professor De André avrebbe voluto
dare a Fabrizio e che suo figlio, con un'evidente dimostrazione di
affetto, imporrà al nuovo arrivato. Il 29 dicembre 1962, a Genova,
nasce Cristiano De André, primogenito di Fabrizio e Enrica Rignon. Il
più contento e commosso sembrava proprio il professore, che vedeva
così soddisfatto il suo spirito patriarcale".

[*] La villa dei De André sulle colline genovesi
[**] La prima moglie di De André, Enrica Rignon, era affettuosamente
soprannominata "Puny".

Soddisfatto, Chester?
Aggiungo che De André era talmente legato al padre, pur con tutti i
conflitti facilmente immaginabili che il loro rapporto ha
attraversato, per una promessa fattagli in punto di morte (il prof. De
André è scomparso nel 1985), Fabrizio smise totalmente di bere. E non
beveva poco.

Salut,
Post by Chester
Attenzione, prima di rispondere precipitosamente, non stiamo parlando di
Peppino Impostato di Pozzuoli che al dodicesimo figlio non sapeva più che
nome dare e l'ha preso dall'opuscolo dell'ospedale, stiamo parlando di uno
che usava le parole per vivere, non per guadagnarsi da vivere, ma per
VIVERE, per realizzare se stesso, per essere sé in tutta la pienezza
possibile, quindi non riesco a pensare che l'abbia fatto a caso o solo
perché gli piaceva il suono di quella parola.
--
*Riccardo Venturi* <***@SPAMMACECCHIGORIspl.at>
*Er muoz gelîchesame die leiter abewerfen
So er an îr ufgestigen ist (Vogelweide & Wittgenstein)*
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Chester
2004-08-08 12:53:50 UTC
Permalink
Post by Riccardo Venturi
Post by Chester
Caro Riccardo, in pratica stai dicendo che siccome esiste una vasta schiera
di persone (ciellini, radical chic, potenti più o meno potenti e impotenti,
quelli che ti pare) che distorce con malafede e per i suoi sporchi fini
omologatori/inoffensivizzanti/sdogananti il contenuto ed i concetti che De
André cercava di trasmettere colle sue canzoni, allora tu sei perfettamente
in diritto di fare la stessa cosa, ma col verso opposto.
Caro Chester, permettimi di dirti che non hai capito una mazza, ma
proprio una mazza di nulla, in quel che volevo dire. Succede, è una
cosa normalissima e non te la pigliare a male.
Mah, mi sembra sempre più un misto tra un dialogo tra sordi e una
discussione sul sesso degli angeli.
Post by Riccardo Venturi
Io non mi sento in diritto di "distorcere" un bel niente. Se rileggi
con un po' di attenzione quel che ho scritto, risultano anzi chiare le
a) Che ognuno ha il pieno diritto di "interpretarsi" il suo De André
come più gli aggrada, vale a dire nel modo che ritiene più consono
alla sua sensibilità, alle sue esperienze di vita, a mille altre cose;
Sì, ti ho già detto che va bene, ma fino ad un certo punto. Ti faccio un
esempio di commento *personale* della tua lettera alla Fallaci:

Il Riccardo di questa lettera è evidentemente innamorato della signora
Fallaci. La lettera non è altro che un messaggio d'amore sensuale e sessuale
per la scrittrice toscana da parte di un toscanaccio che non ha peli sulla
lingua.

Infatti la chiama Phallacy, un nome che è un chiaro richiamo al
suo (di Riccardo) sesso, cioè ella è ciò che il suo sesso desidera. La
sessualità del messaggio è poi ancora più evidente nell'uso del turpiloquio,
della violenza verbale, dell'insulto continuato,
tutti stratagemmi ben noti per accrescere la propria
eccitazione sessuale o, se vogliamo vederla su di un piano meno carnale, è
il
solito approccio negazionista che nasconde invece una profonda attrazione ed
un desiderio sconfinato... etc. etc., spero di aver reso il concetto.

Ti piace questa interpretazione? E' razionale, è basata sul vissuto del
commentatore (evidentemente un maniaco sessuale), spiega bene il perché ed
il percome di ciò che hai scritto, ti pare che sia accettabile come
interpretazione di ciò che tu stavi cercando di dire con la tua lettera? Ti
pare che se, per assurdo, essa venisse accettata come *corretta* tu ti
sentiresti lusingato ed in debito con questo commentatore per il servizio
resoti?
Post by Riccardo Venturi
b) Che gli aspetti dell'opera di De André sui quali si basa ciò che io
ho chiamato "omologazione/inoffensivizzazione/sdoganamento" sono ben
_reali_, tangibili, non inventati; semplicemente, per certi scopi, si
tende da parte di molti a privilegiarli rispetto ad altri, ed a
privilegiarli in modo talmente esclusivo da mettere in ombra certi
altri aspetti (ad esempio quelli da me espressi) che sono altrettanto
reali, tangibili e non inventati;
Ho mai negato che ciò avvenga? Mai. Ho semplicemente detto che mettere in
ombra altri aspetti per privilegiare solo questi messi invece in ombra da
altri è
ripetere lo stesso errore, la stessa mistificazione, solo di segno opposto.
Post by Riccardo Venturi
Prendere continuamente, come fai tu, quel che dice un'altra persona
come una serie di menzogne, non è un approccio corretto né a questa,
né a qualsiasi altra questione.
Menzogna è un termine che serve a capirsi, in questo caso non c'è nulla di
offensivo, significa distorcere la realtà. La "Storia di un impiegato" (come
credo di aver più che ben spiegato nella mia *interpretazione*) è un inno
all'inutilità della violenza, anche se parte dall'affermazione
dell'assurdità dell'esistenza delle moltitudini rincretinite, da quella che
tu chiami *la presa di coscienza dell'impiegato*. Parlare della "Storia di
un impiegato" solo come affermazione dell'assurdità dell'esistenza delle
moltitudini rincretinite è una distorsione. Vuol dire troncare a metà un
ragionamento che invece De André ha voluto concludere e mostrare nella sua
integralità. Si parte dalla presa di coscienza, si arriva alla violenza che
ne consegue e si finisce per capire che quella non è la strada corretta,
anche se De André mostra tutta la sua comprensione umana nei confronti
dell'impiegato-bombarolo, non lo accusa, anzi lo vede comunque come uno dei
pochi che almeno ha capito la realtà.

Solo descrivendo così nella sua completezza e complessità il *messaggio* di
De André IMHO lo si rispetta e gli si rende merito.
Post by Riccardo Venturi
E' una premessa del tutto sbagliata;
ed il brutto delle premesse sbagliate, è che su di esse si
costruiscono spesso castelli e conclusioni che poggiano su basi non
solide anche se contengono, a volte, delle osservazioni giuste.
Prendiamo ad esempio alcune tue considerazioni promananti dalla tua
Post by Chester
Probabilmente tu ti senti in lotta continua col *potere* e quindi ritieni
necessario contrastarlo sempre, anche distorcendo la realtà, anche
*barando*, anche quando *il potere* semplicemente tenta (o tu hai
l'impressione che tenti), di omologare/inoffensivizzare/sdoganare un De
André.
Non è aumentando il livello della menzogna che si combatte *il potere*, ma
diminuendolo, cercando di annullarlo, ma non per somma algebrica di due
menzogne di segno opposto.
Per quanto risulta dal punto b), ti dico invece che io mi sono basato
su cose che ritengo assolutamente _autentiche_, e non "menzogne". Il
De André della "humana pietas" eccetera è del tutto _reale_, si tratta
di una cosa che letteralmente trasuda dalle sue canzoni e non mi
sognerei neppure di mettere minimamente in dubbio.
Bene, allora non puoi semplicemente cancellarla dalla tua interpretazione
come se non esistesse. Non puoi rispondere alla Jollina che:

Il problema, se così lo vogliamo chiamare, è che non mi ritengo
affatto stupito del tuo stupore nel non leggere nel mio post alcun
accenno alla "humana pietas" di De André. E' una cosa pienamente
voluta ed ha un motivo ben preciso, che ti vado ad esporre.
Post by Riccardo Venturi
Allo stesso modo, vorrei che non fosse messo minimamente in dubbio (e
non perché "lo dico io", ma perché mi sembra una cosa del tutto
lampante ad una lettura sia pure non profondissima di _certe_ canzoni
di De André -non dico mica di tutte!-) che De André sia un autore che
ha fatto politica, e la ha fatta in un modo del tutto dirompente.
Ma ti pare che io l'abbia mai negato? Ma hai letto la mia intepretazione
della "Storia di un impiegato"? Ti pare che io mi sia lasciato andare a
melense interpretazioni poetiche? Che le mie siano le parole che userebbe un
commentatore di Famiglia Cristiana?

Boh?!?
Post by Riccardo Venturi
A mio parere, quest'ultimo aspetto dell'opera di De André è
attualmente messo in sottordine, adesso. E lo è messo per degli
intenti che per me sono piuttosto chiari.
Come ho già detto, anche a me gli intenti sembrano chiarissimi, ma i pesi
sono ben diversi, la motivazione politica che ci vedi tu è praticamente
inesistente, *il potere* ha ben altro di cui occuparsi, mentre quella
commerciale è praticamente l'unica reale.

Aggiungo, a quel che ho detto prima, che le canzoni di De André, oltre ad
essere complesse e scarsamente comprensibili ai più, hanno anche questa
caratteristica, che a te piace particolarmente, di prestarsi (o almeno
parere di prestarsi) alle più strampalate interpretazioni, il che altro non
vuol dire che il livello di confusione attorno a loro è già sufficientemente
alto da non richiedere interventi aggiuntivi da parte del *potere*. Sono i
messaggi chiari, di parte, semplificati e semplificatori (vedi Moore o
Fo o Santoro), sulla cui intepretazione non possono sussistere dubbi, che
preoccupano il *potere* attuale quando sono a lui contrari, non quelli
articolati,
complessi, sofferti, analitici e obiettivi come quelli di De André.

Questi messaggi il *potere* non li coglie
nemmeno, così come non li coglie la massa. Perché il *potere*, come ben ci
insegna De André, non è altro che l'espressione della massa.

L'unica cosa che posso aggiungere è che forse 30-40 anni fa le cose
sarebbero potute essere diverse, sicuramente i pesi sarebbero stati diversi
e la componente *politica* che tu privilegi avrebbe avuto più peso a scapito
di quella commerciale. Ma ora la situazione è diversa, nel grande
appiattimento e nella grande banalizzazione della realtà ai quali
assistiamo, nell'inno allo slogan, i messaggi alla De André risultano
inintellegibili, quindi non pericolosi perché di fatto inesistenti, ed io
sto parlando di oggi, anno 2004.
Post by Riccardo Venturi
Ma smettendola di restare sul vago o sul teorico, vorrei a questo
punto invitarti a fornirmi la tua lettura, ad esempio, di due canzoni
già da me nominate nel post precedente: "Coda di Lupo" (peraltro
scritta in "coabitazione" con Massimo Bubola) e "La domenica delle
salme".
Mah, io ti ho fatto una bellessima :-)))) interpretazione di "Soria di un
impiegato": non hai sprecato una riga per commentarla, nulla.
Post by Riccardo Venturi
Post by Chester
Per finire sul concreto, in realtà, almeno per il 99.9%,
l'omologazione/inoffensivizzazione/sdoganamento di De André è un fatto
puramente commerciale, dovuto agli interessi delle case discografiche, dei
discografari, degli organizzatori dei concerti che hanno sempre bisogno di
un po' di sentimento per attrarre clienti, dei giornali e delle televisioni
che possono riempire una volta ogni due o tre mesi una pagina o 3 minuti di
tiggì, quando il tempo è normale, non ci sono delle belle code da
raccontare, degli imbecilli a cui chiedere a che ora son partiti da casa e
dove stanno andando a passare le ferie.
Questa è invece un'osservazione che, almeno in parte, condivido. Ho
delle riserve sulla "cifra" che fornisci (addirittura il 99,9%, che ti
metti forse a fare il Clas? Perdonami, ma tuttora non ti ci vedo),
99,9% non ti piace? Facciamo 99%, non è un problema, quello che
evidentemente intendevo è che sono le motivazioni commerciali che spingono
all'omologazione, perché omologazione significa aumento del "target". Se De
André si vendesse o si fosse venduto solo a chi lo capisce/capiva veramente,
sarebbe stato venduto in 10.000 copie, non in milioni.
Post by Riccardo Venturi
ma
è senz'altro vero che, nella questione, l'aspetto commerciale (con
"chicche" tipo la "versione techno" di Geordie eseguita dal dj Gabry
Ponte, quello degli "Eiffel 65") non è indifferente. E' un fatto
assodato che, per motivi ancora una volta del tutto _reali_, De André
"tiri" ancora moltissimo, e ne fanno fede, oltre alle continue
ristampe, rimasterizzazioni, collezioni, scoperta di "rarità" (ho
delle cose di De André, Chester, la cui esistenza sei forse ben
lontano dall'immaginare), tutta una serie di pubblicazioni ispirate
alla sua vita ed alle sue opere, di molte delle quali non si sentiva
francamente un eccessivo bisogno. Ma tutte vendono bene. Il "prodotto
de André" è senz'altro ben sfruttato commercialmente.
Post by Chester
Infine, in un certo senso, stai facendo un torto anche a De André: infatti
le canzoni di De André sono evidentemente abbastanza complesse e *profonde*
da sfuggire alla comprensione completa di almeno il 95% delle persone (e
sono ottimista) e quindi De André è l'ultimo cantautore di cui *il potere*
avrebbe *paura* o sentirebbe il bisogno di annullare.
Beh, Chester, non venirmelo a dire, francamente. Da non so quanti
anni, tra il ng apposito (it.fan.musica.de-andre) ed una mailing list
che ha conosciuto tempi molto fasti e che adesso, invece, sta
agonizzando, io ed altre persone ci siamo "lanciati" in
interpretazioni che in alcuni casi ("La domenica delle salme",
"Parlando del naufragio della London Valour", "Il pescatore" e tante,
tante altre) hanno fatto assai immodestamente scuola, riprese come lo
sono state addirittura da un paio di quotidiani (ad esempio il "Secolo
XIX" di Genova).
Ovviamente, però, non concordo affatto su una presupposta "percezione
di innocuità" che sembri attribuire a De André.
Ma dove, ma quando mai? Hai letto la mia interpretazione di "Storia di un
impiegato"?

L'hai letto questo pezzo?
-------------
E' vero che milioni di persone vivono come dei morti viventi, è vero che
milioni di persone preferiscono godere della tranquillità (spesso illusoria)
che il *potere* (che in questo senso è qualcosa di ancora più grande del
potere stesso, è l'insieme delle *verità* condivise e indiscutibili tenute
insieme dal potere con la connivenza appecoronata dei sudditi (ed ecco il
famoso ritornello:

Per quanto voi vi crediate assolti
Siete per sempre coinvolti.

)) garantisce loro, piuttosto che cercare la loro via personale verso la
propria personale *verità* e che quindi proprio per questo rinunciano in
partenza a vivere e, se vogliamo dirla tutta, diventano praticamente indegni
di vivere. E qui possiamo anche leggerci qualcosa che forse piace a te, la
tutto sommato non colpevolezza di coloro che a questo scopo uccidono, perchè
in fin dei conti uccidono degli zombie, cioè dei "cosi" che sono già morti e
che per di più sono comunque indegni di vivere. Ma è solo un pezzo della
verità, un pezzo del paradosso, del dualismo, verissimo, ma che DEVE essere
visto tenendo conto anche del secondo pezzo, altrimenti il *messaggio* viene
snaturato (ed ecco l'accenno che facevo sopra sui gradi di dimostrabilità).
-------

Ti pare innocuo?
Post by Riccardo Venturi
Certe sue cose sono
sufficientemente chiare per spaventare anche "di pelle", tipo,
appunto, "Storia di un impiegato". Ma neppure la "Buona novella"
(riproposta da De André proprio nella sua ultima tournée del '98,
interrotta per l'insorgere della malattia che lo avrebbe portato alla
morte) scherza troppo, da questo punto di vista. Tutto sta, come
sempre, nelle chiavi di lettura che ne vengono proposte. Ognuno ha la
propria, e sono tutte terribilmente esistenti. Altro che "menzogne".
Vedi sopra.
Post by Riccardo Venturi
Post by Chester
Infine un'altra volta, vorrei che tu mi spiegassi (e dico sul serio, senza
alcuna polemica, proprio per curiosità perché da solo non ci arrivo) come è
possibile che un uomo che non ha motivazioni religiose ed in particolare non
pensi alla religione cristiana, possa chiamare suo figlio Cristiano: io NON
chiamerei mai un mio figlio Cristiano, lo troverei troppo smaccatamente
dichiaratorio, oltre ad essere in un certo qual modo un bel peso anche per
il ragazzo.
Te lo spiego in due parole, anzi te lo spiega Fabrizio de André in
persona con le parole di uno dei suoi pochi biografi seri e
attendibili, Luigi Viva.
In pratica, per una promessa fatta da Fabrizio de André a suo padre,
il prof. Giuseppe de André, ex amministratore delegato della Eridania
Zuccheri Nazionali nonché ex vicesindaco del capoluogo ligure per il
Partito Liberale Italiano.
Trascrivo da "Vita di Fabrizio de André - Non per un dio ma nemmeno
per gioco", ed. Feltrinelli, 2000, pagina 96. Le note sono mie.
"Il Natale del 1962 trascorse in grande armonia a Villa Paradiso [*].
Puny [**] stava per dare alla luce il suo primogenito e decise con
Fabrizio che, se fosse stato un maschio, lo avrebbero chiamato
Cristiano. Era questo il nome che il professor De André avrebbe voluto
dare a Fabrizio e che suo figlio, con un'evidente dimostrazione di
affetto, imporrà al nuovo arrivato. Il 29 dicembre 1962, a Genova,
nasce Cristiano De André, primogenito di Fabrizio e Enrica Rignon. Il
più contento e commosso sembrava proprio il professore, che vedeva
così soddisfatto il suo spirito patriarcale".
[*] La villa dei De André sulle colline genovesi
[**] La prima moglie di De André, Enrica Rignon, era affettuosamente
soprannominata "Puny".
Soddisfatto, Chester?
Aggiungo che De André era talmente legato al padre, pur con tutti i
conflitti facilmente immaginabili che il loro rapporto ha
attraversato, per una promessa fattagli in punto di morte (il prof. De
André è scomparso nel 1985), Fabrizio smise totalmente di bere. E non
beveva poco.
Sì, questo spiega il come mai, ma solo fino ad un certo punto. Dal mio punto
di
vista non fa altro che confermare la mia interpretazione del messaggio di De
André come di un messaggio di tolleranza (oltre a tutto il resto, c'è anche
la condanna dell'ipocrisia della vita *normale*, del potere, etc. etc.).

Infatti a me pare che il *piegarsi* di De André ai desideri del padre
(compreso quello tutt'altro che trascurabile di lasciargli scegliere il nome
del proprio figlio) del
quale non credo condividesse il punto di vista sull'esistenza e come dici tu
"con tutti i conflitti facilmente immaginabili che il loro rapporto ha
attraversato", non sia altro che la dimostrazione a livello personale della
sua *tolleranza militante*, nel senso di tolleranza come modo di vita, con
tutte le sofferenze e le contraddizioni incluse.

Il 99% (sempre cifra in mode Clas on) dei figli
anarchici/comunisti/terroristi con padre
miliardario/industriale/liberale/politico in carriera, il padre lo odiano,
cercano di distruggerlo, lo combattono fino alla morte, non mancano
occasione per fargli sentire quanto non vogliano obbedire mai ai suoi
desideri, anche ai più innocui.

De André fa una cosa ben diversa, opposta, molto più difficile e complessa,
molto più coraggiosa, molto più dolorosa,
così come il messaggio di "Storia di un impiegato" è cosa ben diversa da un
inno alla bombarolità.
Riccardo Venturi
2004-08-08 23:00:07 UTC
Permalink
Il Sun, 8 Aug 2004 14:53:50 +0200, "Chester" <***@privacy.net>
rifiutandosi di acquistare il proprio tempo al supermercato, scrisse:

Avvertenza: per l'eventuale risposta a questo post puoi prendertela
comoda, perché domani mattina parto per una ventina di giorni e, con
mia grande gioia, non avrò il PC al seguito, pur essendo "portatile".
Non la leggerò, quindi, che a fine mese.
Colgo l'occasione per salutarti ed anche per ringraziarti di questi
scambi, che sono sempre stimolanti e interessanti.
___________________________________________________________

(cut)

Le discussioni tra persone che la pensano in modo estremamente
differente su praticamente qualsiasi cosa possono certamente assumere
il carattere di un dialogo tra sordi, anche se qualcosa, in realtà, si
avverte sempre. Lascia però stare il sesso degli angeli o altre
amenità del genere, perché da qualsiasi discussione, anche quella
apparentemente più slegata da certi "temi principali", traspaiono pur
sempre delle visioni del mondo, dei concetti, delle proposte, delle
interpretazioni e quant'altro che è sempre bene mettere a confronto.
Specialmente in un luogo pubblico, sotto gli occhi di tutti coloro che
vogliono leggere e formarsi un'idea. Il famoso "sesso degli angeli" è
passato, sfortuna sua, in proverbio e in luogo comune; ma, magari,
andandosi a rileggere le discussioni a suo tempo fatte su questo
argomento, si scoprirebbero cose interessantissime e degne di essere
conosciute.

C'è comunque, a mio parere, molto meno "sesso degli angeli" in una
discussione come questa che nelle centinaia basate sulle "cifre" e
sulle diatribe e diatribette a base di politica di palazzo che si
leggono in questo ng. E ti prego, Chester, di non prendere questo come
un appunto, perché, anzi, a modo mio ti sto facendo un complimento
(che estendo ovviamente a tutti gli altri partecipanti a questo thread
anomalo e sempre più lontano dalla "testa della corsa").

Il tuo "exemplum fictum" o "commento personale" sulla mia lettera alla
Fallaci è molto divertente, ma -dal punto di vista delle conclusioni-
regge poco per non dir punto. Se io leggessi una cosa del genere,
ribatterei passo passo spiegando perché il suo ipotetico autore ha
sparato una massa abnorme di cazzate; oppure, a seconda del caso, gli
farei le mie congratulazioni per la sua ironica fantasia (sono due
procedimenti, tra l'altro, che io uso spesso nelle mie risposte). Ma
una cosa è "commentare" un post, un'altra è tentare di fornire
interpretazioni di un'opera _letteraria_ variegata e passibile di ogni
tipo di approccio com'è giustappunto quella di Fabrizio de André.

Leggendo quel che sei andato scrivendo in questo thread, la prima cosa
che mi viene da dirti è che, in fondo, anche tu tendi -esattamente
come me- ad un'intepretazione del tutto _politica_ dell'opera di De
André. E, se ti ricordi bene, il punto di partenza è stata
l'osservazione di Jolly 1a8 sulla mancanza, nella mia analisi
deandreiana, della famosa "humana pietas". Qui ti sei lanciato anche
tu nella discussione, ma non tanto per insistere su questo "aspetto
dimenticato", quanto per confutare le mie affermazioni, che sono
principalmente basate su di una lettura _politica_. Di parte quanto ti
pare, certo; ma tu, Chester, stai tentando esattamente di fare la
stessa cosa. Andando peraltro avanti a colpi di "se", di ipotesi
fittizie e di altrettante letture di parte. Il fatto purtroppo _reale_
è che, dell'opera di De André, è attualmente in corso una
mistificazione di un certo segno, della quale ti fai a mio parere
ampiamente portatore seppure con argomentazioni briose. Io vi oppongo
la specificazione di certi aspetti che ritengo non solo reali, ma del
tutto pericolosi. Non mi sento per questo un "mistificatore".

Prendiamo ad esempio quel che continui a dire su "Storia di un
impiegato". Posso capire benissimo il tuo intento, perché sei una
persona di parte e quell'album non dev'essere facile da digerire per
chi sta dalla tua. Ma la tua lettura a base "inno all'inutilità della
violenza", di "masse rincretinite" e, soprattutto, di "capire che
quella non è la strada corretta" (che ritengo una lettura del tutto
conseguente al tuo _essere di destra_, per capirci) è contraddetta, mi
spiace dirtelo, da Fabrizio de André in persona. E non con una
canzone, ma con delle parole inequivocabili.

Affermava infatti De André (intervista ripresa da Luigi Viva, op.
cit., pp. 155-156):

"Il '68 io l'ho vissuto a contatto con questi gruppi di estrema
sinistra, partecipando al tentativo di rinnovamento; non li ho
seguiti, perché di solito un artista, indipendentemente
dall'ideologia, è un coniglio individualista. Mai avrei fatto la lotta
armata, ma condividevo quasi tutti quelli che oggi vengono definiti
gli eccessi sessantottini, anche perché _li avevo quasi promossi,
attraverso le mie canzoni._ Se alle manifestazioni un autonomo
iniziava a tirare pistolettate, questo non lo condividevo sicuramente,
ma condividevo la rivolta contro un certo modo di gestire la società
che non teneva minimamente conto della società stessa. Volevamo
diminuire la distanza tra il potere e la società. Abbiamo ottenuto
diverse vittorie: pensa solo alla liberazione sessuale, frutto del
'68, o alla libertà d'informazione, che allora non esisteva realmente.
Certo, ho anche fatto concerti in mezzo a bombe molotov e lacrimogeni.
Ma il '68 è stato una rivolta spontanea."

Ma ripercorriamo un attimo anche la storia di "Storia di un
impiegato". Onestamente, De André non lo considerava un album molto
riuscito ed arrivò a definirlo "un mezzo pasticcio". Aveva però
pienissima coscienza del suo valore ideologico ben preciso, e non ne
impedì affatto il suo "cammino" come portatore di certe prese di
posizione che trovarono facile presa in quegli anni (l'album uscì nel
1973).

L'uscita dell'album avrebbe dato luogo a numerose polemiche, anche
perché, sino ad allora, De André aveva, nei suoi testi, senz'altro
preferito l'allegoria al coinvolgimento politico diretto. Ma, pur non
essendo del tutto soddisfatto dell'album, De André stesso affermò che
"Nel caldissimo clima politico dell'epoca, Storia di un impiegato
acquisisce una sua non trascurabile necessità. Si tratta della
medesima necessità del disordine e della rivolta, che l'asse portante
di tutto l'album. Dell'esigenza che ognuno dovrebbe avere di capire i
meccanismi del potere, particolarmente nel suo aspetto giudiziario e
repressivo, e di porvi un rimedio che può essere in molti casi errato,
ma non per questo meno necessario."

Che ti è più chiara la cosa, adesso?
Anche perché, nella tua eventuale risposta, stavolta non dovrai più
vedertela con un Riccardo Venturi qualsiasi, ma con Fabrizio de André
in persona. Buona fortuna.

Che io mi senta in "lotta continua" con il potere e con i suoi
meccanismi, non è certo una novità. Togli pure il "probabilmente". E
se devo "distorcere" la _tua_ realtà, che è a sua volta ben distorta,
non me ne faccio certo un problema ed incasso certe accuse con la
massima nonchalance. Ci sono abituato.

Salut, e buone ferie se non le hai ancora fatte.
Io me le passerò, fra le altre cose, a leggermi tutto Vaneigem, un po'
di Stefano Benni e il "Manifesto contro il lavoro" del gruppo Krisis.
Così, poi, quando torno si mette un'altra po' di carne al fuoco.




--
*Riccardo Venturi* <***@SPAMMACECCHIGORIspl.at>
*Er muoz gelîchesame die leiter abewerfen
So er an îr ufgestigen ist (Vogelweide & Wittgenstein)*
*CH-1700 Fribourg/Freiburg (Confoederatio Helvetica)
*0041 78 623 99 86
____________________________________________________
http://utenti.lycos.it/Guctrad/alamanno.html
http://utenti.lycos.it/Balladven/index.html
http://www.obiezione.it ==> Canzoni contro la guerra
Jolly1a8
2004-08-08 16:34:43 UTC
Permalink
Post by Riccardo Venturi
(cut)
Faccio fatica a rispondere: non so perche' il mio messaggio sia finito
online solo l'altroieri. Porta pazienza ma ho un portatile che uso
raramente e probabilmente il post era rimasto incastrato senza
partire. Anyway ciaprovo, chiedendo venia (ho le idee abbastanza
chiare sul "mio" - inchino a Stardust - De Andrè per osare)
Post by Riccardo Venturi
Il problema, se così lo vogliamo chiamare, è che non mi ritengo
affatto stupito del tuo stupore nel non leggere nel mio post alcun
accenno alla "humana pietas" di De André. E' una cosa pienamente
voluta ed ha un motivo ben preciso, che ti vado ad esporre.
Scusa eh, ma in quella mancanza di stupore noto un naso un tantino
arricciato: posso dire che dopo aver letto (da lurkatore tardivo che
purtroppo non aveva tempo per rispondere) un pezzo del thread sulla
giovane black block non sono stupita neppure io. Nel senso che conosco
l'atteggiamento mentale (per favore, lo dico senza alcuna spocchia)
non dei "fuoriusciti" alla Scalzone, che non conosco personalmente, ma
dei loro amici degli amici: gente con cui condivido moltissimi
punti... tranne la percezione della realta' e il bieco "particulare",
nel senso che non apprezzo moltissimo, eufemisticamente, la purezza
ideologica di chi campa alle spalle non diciamo della famiglia
altoborghese, e ci sono anche quelli, ma anche di chi semplicemente e'
tenuto per motivi imperscrutabili a passargli una parte del suo
stipendio scarsino anziche' no.
Immagino tu abbia travisato forse per via del mio latinorum o per
incapacita' mia ad esprimermi, ma permetti che effettivamente anche la
"tua" lettura totalmente politica, totalmente anarchica, sia riduttiva
rispetto alla montagna di cose che dinamicamente De Andre' ha messo in
musica (e a nudo) nel corso di quarant'anni e che giocoforza sono
cambiate come e' cambiato il suo approccio alla musica.
Semplicemente, credo di avere qualche dubbio piu' di quelli che in
alcuni interventi mostri tu. Addirittura, l'analisi dell'impiegato di
Chester mi trova quasi piu' d'accordo della tua. Per me, soprattutto,
lui ha sempre cercato di raccontare la sua interpretazione di certi
gesti, capendo si' l'impiegato tanto quanto le puttane a passeggio di
domenica, ma anche quel fetente del giudice, avendo messo la sua firma
sulle parole di Masters, e il secondino di Poggioreale, e il vecchio
professore puttaniere represso (facendomi una rabbia che non te la
immagini, perche' almeno quello li' avrei preferito non doverlo
accogliere nel mio immaginario, invece c'e' anche 'sto stronzo :-) ).
E quindi? Quindi e' piu' (o meno, forse, dal tuo punto di vista)
dell'anarchico della tua interpretazione, ecco cosa intendo dire.
Post by Riccardo Venturi
Estremamente a modo suo, d'accordo, ed in un modo che abbisogna di
interpretazioni al tempo stesso profonde e opinabili (vedi, ad
esempio, una canzone come "La domenica delle salme", per la
quale -se
Post by Riccardo Venturi
vorrai- ti rimando agli articoli miei e di altri su
http://www.viadelcampo.com).
Non ho ancora fatto in tempo a leggere, ma lo faccio di sicuro; grazie
per il link.
Evito di commentare anche perche' odio l'idea di ricominciare a
borbottare a caso cose gia' dibattute probabilmente molto meglio.
Post by Riccardo Venturi
Dovunque ti muovi, se guardi bene, De André è oramai solo un "poeta" e
un "cristiano in pectore" (a tale riguardo, qualcuno è arrivato ad
affermare che la "prova decisiva" di ciò sarebbe che ha chiamato suo
figlio "Cristiano", tu pensa).
Sul nome del figlio non sapevo di questa versione (per fortuna: si
direbbe che ho evitato una serie di mal di fegato). Da quanto dici in
altri post pare si tratti di comprensione e affetto per il padre, e
questo mi risulta piu' che comprensibile, anzi, e' qualcosa che ho
fatto anch'io sentendomi perfettamente a posto con la coscienza, la
linea politica e le storie di gente a cui volevo bene. Tra l'altro se
e' vero che suo padre era un liberale (manco questo sapevo, pensa te!)
mi sembra altamente improbabile che quel "Cristiano" avesse a che
vedere con motivi religiosi.

Sono d'accordissimo sui molti e svariati tentativi di omologazione.
Spero che non sia proprio contrario alla netiquette mischiare i
sotto-threads, ma ci tengo a dire che non sono d'accordo con
l'interpretazione che Chester da' di questo punto: e' vero che i
motivi sono commerciali, ma sappiamo bene come nel nostro paese non si
fosse mai giunti in precedenza ad un'integrazione cosi' totale tra
ragioni del mercato e ragioni del potere. Commercializzare significa
non solo banalizzare: qualunque cosa, anche la piu' profonda, sia
passata dalla cassa risulta totalmente assimilabile per alcuni quanto
poco credibile per chi e' abituato a diffidare della merce comprata.
Come le bandiere arcobaleno, il "Che" e il commercio equo e solidale.
Anzi, il fatto che certi simboli passino attraverso canali mediatici e
commerciali, ovvero si "sporchino" attraverso il contatto con il vile
denaro, diventa un'arma in mano ai rinfacciatori di professione.
Post by Riccardo Venturi
parte che nessuno mi aveva mai, finora, definito "semanticamente
agguerrito" (questa la rivendo, ti giuro, e me la metto sul
biglietto
Post by Riccardo Venturi
da visita: "Venturi Dr. Riccardo - Interprete e traduttore
semanticamente agguerrito").
Ridi ridi, ma non ritratto (mi pare di vederlo il naso all'insu') :-P
Post by Riccardo Venturi
Gli è perché, se mi permetti, sono (e non da adesso) piuttosto stufo
di quel mieloso ed oramai generalizzato consenso nazionale attorno a
Fabrizio de André ed alle sue canzoni.
Guarda te, non ci avevo proprio fatto caso. Probabilmente vivo in un
eremo, ma faute.
E' una notizia ferale, dico davvero :-(((
Post by Riccardo Venturi
"Ed ero già vecchio quando vicino a Roma, a Little Big Horn /
Capelli
Post by Riccardo Venturi
corti generale ci parlò all'università dei fratelli Tute Blu che
seppellirono le asce / ma non fumammo con lui, non era venuto in pace"
si riferisce alla cacciata di Luciano Lama dall'Università di Roma, da
parte degli studenti del Movimento, nel 1977),
Faccio fatica a seguirti, per me e' sempre stato talmente chiaro...
(e un pochino irritante: stavo tra quelli che si sono presi i
sampietrini sulla zucca e stavo pure tra quelli che lo avevano sentito
qualche mese prima al Palaeur dare il terzo - o era il quarto? - addio
ai palchi)
Post by Riccardo Venturi
piuttosto che un'altra (è pur sempre colui che ha cantato
"Marinella",
Post by Riccardo Venturi
no?); ma, purtroppo, trovo che la sua intrinseca _sovversività_ sia
stata oramai messa a tacere, spinta in un angolino, anodinizzata.
Perche' non confrontiamo con le varie anime degli "oppositori" del
presente? Quanta roba c'e' imbarcata? Certo se vuoi risolvere
imponendo la "tua" visione il mucchio si riduce notevolmente, ma
com'e' che un De Andre', col quale ho gia' fatto notare almeno due
punti di disaccordo, rappresenta anche me - e non sicuramente per
Marinella o per il Pescatore da non so piu' quante settimane di hit
parade -?
Post by Riccardo Venturi
Da quel che scrivi avverto una preoccupazione: che
"Storia di un impiegato" sia una sorta di "invito" o
"giustificazione"
Post by Riccardo Venturi
a mettere le bombe, e che qualcuno, con le sue interpretazioni,
raccomandi questa "strada". Più o meno corrisponde a ciò di chi ha
detto (e sono tanti!) che "La locomotiva" di Guccini sarebbe
un'apologia del terrorismo. Ti invito a meditarci seriamente sopra, se
ne hai tempo e voglia perché non sono cose da poco.
Beh, rientra nel filone "Contessa", ovviamente, e ovviamente hai
ragione sulla preoccupazione e sul fatto che la stessa non debba
tramutarsi in autocensura, ma e' vero che non mi piace chi esalta
certi metodi, con tutto che li giustifico in moltissime situazioni.
Soprattutto non mi piace che vengano propagandati nella nostra
societa', in cui la maggioranza non e' fatta di peones sfruttati ma al
limite di genitori e nonni sfruttati, e che ha accettato la
"democrazia" (virgolettato, per forza!) nella sua stragrande
maggioranza.
Il lavoro di scindere bene e male sotto questo aspetto l'ho fatto
molto tempo fa, e sono giunta a certe conclusioni relativamente al
"qui e adesso".
Post by Riccardo Venturi
essere manichei; se per manicheismo intendi l'essere o bianco o nero,
ti dico subito che il qui presente è un militante naturale del
multicolorismo ad oltranza.
Devo dirti che per me il "naturale" e' di per se' sospetto. Le
situazioni si evolvono, e' evidente nella contradditorieta' delle
posizioni che nell'ultimo decennio hanno fatto dell'incoerenza un
vanto e ne sono state addirittura premiate dall'elettorato.
A me sembra di pensarla esattamente come nel '77 ma, riflettendoci,
allora consideravo "riformista" un insulto, adesso mi sembra grasso
che cola, mentre sono diventata intollerante verso chi, facendo mostra
di coerenza, finisce per dare una mano piu' o meno insperata (e se ci
vedi malizia, sappi che effettivamente c'e') a quello che io considero
l'avversario, anzi il nemico "naturale" :-))
Post by Riccardo Venturi
L' "humana pietas" e l' "amore per i deboli" (anzi, per gli "ultimi"
come si suol dire adesso, con un'espressione di chiara derivazione
evangelica) resteranno sempre delle cose totalmente innocue e ben
accette al potere, se non sono capaci di generare rabbia.
Mannaggia a te, adesso scopro che "gli ultimi" va perfino di moda?!?
In fondo perche' no, quella dei fiancheggiatori della CEI e' solo una
delle correnti trasversali che circolano di questi tempi :-)
E' pur vero pero' che per come la vedo io De Andre' non ha scritto
inni di rivolta ma storie, una Rougon-Macquart di fine novecento (ok,
aspetto rassegnata il volo di mattoni), se vuoi, quindi questa
interpretazione temo sia addirittura legittima. Ci pensero'.
Post by Riccardo Venturi
Spoon River" di Edgar Lee Masters? Mi piacerebbe, visto che mi
sembri
Post by Riccardo Venturi
interessata sinceramente all'argomento, leggere una risposta a
questa
Post by Riccardo Venturi
mia domanda.
Forse, dico forse, ho risposto appena sopra. Sei autorizzato a
sputacchiarmi in un occhio.
Quanto al San Fabrizio, nulla di piu' lontano dalla mia percezione. Ci
vedo tutta l'indignazione necessaria, ma anche l'attaccamento
all'esistente di chi accetta di essere il prodotto di una certa
societa' senza nascondersi e fingersi qualcosa di diverso. Sono i due
elementi che fanno parte anche del mio modo di pensare - anche -
politico.

Ciao
--
Jolly
Chester
2004-08-08 17:12:16 UTC
Permalink
"Jolly1a8" <***@SUONAtin.it.invalid> ha scritto nel messaggio news:iAsRc.8548$***@news.edisontel.com...

[CUT]
Post by Jolly1a8
Sono d'accordissimo sui molti e svariati tentativi di omologazione.
Spero che non sia proprio contrario alla netiquette mischiare i
sotto-threads, ma ci tengo a dire che non sono d'accordo con
l'interpretazione che Chester da' di questo punto: e' vero che i
motivi sono commerciali, ma sappiamo bene come nel nostro paese non si
fosse mai giunti in precedenza ad un'integrazione cosi' totale tra
ragioni del mercato e ragioni del potere.
Condivido gran parte di quello che dici nel post (e che ho tagliato) e la
cosa è a suo modo divertente perché poi all'atto pratico politico traiamo
conclusioni come minimo diametralmente opposte.

Voglio invece controbattere alla tua frase di cui sopra.

I motivi del potere sono integrati da decenni con quelli del mercato, in
Italia, in USA e nel mondo occidentale in toto e oramai anche in gran parte
del resto del mondo: solo una coscienza molto assopita può non essersi
accorta di ciò che è successo dal 1960 in avanti e solo un'interpretazione
molto di parte può vedere una qualche differenza SOSTANZIALE dovuta solo al
fatto che adesso c'è Berlusconi al potere.

Aggiungerei che un Prodi (per fare un nome a caso) dovrebbe avere ben più
bisogno di mistificare un De André di un Berlusconi, in quanto un Prodi è
ben più degno rappresentante del marciume e della tentacolarità del potere
di un Berlusconi (e già immagino i tuoi capelli che si rizzano di fronte a
questa affermazione).

Berlusconi, con le sue cosiddette gaffes, con la facilità con cui mostra di
sbattersene dei *poteri* falsi e sclerotizzanti (tipo quelli della Comunità
Europea), col gusto con cui li sfotte ad ogni occasione, con la chiarezza
con cui esprime le sue idee sbattendosene del politically correct e del bon
ton, è ben più vicino a De André di tutti gli altri politici italiani,
escluso forse Bossi che sta dalle sue parti.
Post by Jolly1a8
Commercializzare significa
non solo banalizzare: qualunque cosa, anche la piu' profonda, sia
passata dalla cassa risulta totalmente assimilabile per alcuni quanto
poco credibile per chi e' abituato a diffidare della merce comprata.
Come le bandiere arcobaleno, il "Che" e il commercio equo e solidale.
Anzi, il fatto che certi simboli passino attraverso canali mediatici e
commerciali, ovvero si "sporchino" attraverso il contatto con il vile
denaro, diventa un'arma in mano ai rinfacciatori di professione.
Non facciamo confusione: tutti i prodotti per essere distribuiti e quindi
fruiti devono essere commercializzati, non c'è nulla di male in questo.

Il problema di cui io parlavo era invece quello di distorcere
volontariamente le caratteristiche percepite di un prodotto per poterlo
vendere a più persone, e questo non è la stessa cosa di commercializzare, né
di promuovere, è una sua patologia.

Ed è una patologia che non è certo nata sotto Berlusconi, tanto è vero che,
nel caso di De André, è iniziata immediatamente dopo la sua morte nel 1999
(e nel 1999 al governo non c'era certo Berlusconi), ma in realtà era già
iniziata decenni prima ed era quella responsabile anche di gran parte del
successo di De André che, torno a ripetere, è stato apprezzato moltissimo da
gente che certo amava la sua musica, ma probabilmente poco capiva di quel
che stava sentendo e bisognava fare in modo che continuasse così.

Sulle bandiere arcobaleno, sul "Che" e sul commercio equo e solidale
bisognerebbe fare una discussione lunga e sicuramente ci troveremmo su
fronti opposti, ma poco hanno a che vedere con ciò di cui almeno io stavo
parlando.
Riccardo Venturi
2004-08-09 00:01:43 UTC
Permalink
Il Sun, 8 Aug 2004 18:34:43 +0200, "Jolly1a8"
<***@SUONAtin.it.invalid> rifiutandosi di acquistare il
proprio tempo al supermercato, scrisse:

(cut)

Tranquilla, Jolly, puoi rispondere sempre con tutta calma. A maggior
ragione adesso che sono in partenza (leggi risposta a Chester).
Ovviamente saluto anche te e ti do appuntamento a fine mese.

Andando "in medias res", comincio con il dire che non ho certamente
ritenuto le tue osservazioni "spocchiose" o d'altra natura del genere.
Molto più semplicemente, le trovo pienamente inserite in un certo modo
di ragionare orientato verso una percezione della realtà che non è la
mia e che non lo sarà mai. E' questo il punto focale. Tu critichi
proprio la _percezione della realtà_ e ciò che chiami il "bieco
particulare" di certe persone, e dichiari di non "apprezzare
moltissimo" tutto ciò; stante questo, non vedo come tu possa
autenticamente "condividere moltissimi punti" con certa gente. Andando
a colpire la loro percezione della realtà, quei punti che affermi (e/o
credi) di "condividere" vengono a mancare, a crollare. O, forse, a
non essere mai stati realmente condivisi in profondo. Coloro che
qualifichi di "amici degli amici" sono, nella maggior parte dei casi,
persone che, giustappunto, hanno _condiviso in profondo_ certe scelte,
certe azioni e certi atteggiamenti promananti da una data percezione
della realtà.

Chissà come mai, poi, chi compie certe scelte e le porta avanti con un
minimo di coerenza (e pagandole di persona -non mi riferisco solo a
Oreste Scalzone ma anche a certi suoi "amici" o "amici degli amici"
ben meno noti) debba eternamente dimostrare di non "campare alle
spalle" di qualcuno o di qualcosa. Ma questa si trasformerebbe
probabilmente in una divagazione inutile e/o in uno sfogo personale,
che non rientra nell'ambito di questa discussione.

Tornando alla mia lettura dell'opera di De André, essa è tutt'altro
che totalmente "politica" o "anarchica". Ma qui ti posso senz'altro
scusare per la natura stessa di questo thread, dove per l'appunto si
parla di questo aspetto. A tale riguardo, ti consiglio davvero -quando
ne avrai tempo e voglia- di leggerti tutto ciò che ho "sparso" per la
rete a proposito di Fabrizio de André e dintorni. Come si suol dire,
la tua affermazione può essere in parte giustificata alla luce di
quanto letto in questo thread, ma non trova alcun riscontro in ciò che
il sottoscritto è andato producendo in questi anni. Ti rimando quindi
a una lettura più completa; poi ne riparleremo, se vorrai. Magari,
perché no, proprio sul ng di De André.

Francamente, però, che l'analisi di Chester ti trovi più d'accordo
della mia mi inquieta un pochino. O forse neanche tanto, saltando a
pie' pari ad un'altra parte del tuo post dove, sia pure con parole
abbastanza blande (ma, per tua stessa ammissione, con "malizia")
praticamente accusi me e le persone come me di essere, metaforicamente
ma non troppo, "sul libro paga di Berlusconi". Non temere, a cose del
genere (espresse anche con parole molto meno edulcorate delle tue) ci
sono pienamente abituato. Ti posso rispondere che, alla tua
"intolleranza" espressa al riguardo, io rispondo con la mia
intolleranza totale verso il cosiddetto "meno peggio" nel nome del
quale si avallano politiche e soluzioni che di realista hanno solo la
spartizione del potere tra due falsi "blocchi" che rappresentano solo
due medaglie della stessa, identica merda. Prendila pure come
"purezza", prendila come ti pare, non ci posso fare nulla. Ognuno è
figlio dei propri percorsi, non sto certo a dirtelo.

Che poi De André ti "rappresenti", anzi, che "rappresenti anche te",
non è certo un problema. Stiamo andando avanti da giorni a dire che De
André "rappresenta" chi vuole, persino dei destrorsi, quindi la cosa
non mi provoca il benché minimo "sturbo" e la ritengo anzi pienamente
legittima. Il problema, invece, è che il tuo modo di procedere e di
qualificare certe "percezioni della realtà" non collimanti con la tua,
è quella (slegando la cosa dall'appartenenza o dal riconoscersi o meno
in quella data formazione politica) del _perfetto diessino_.
Perdonami, tu parli con "malizia" e io, invece, preferisco dire le
cose sul muso. Per evitare equivoci, credimi. Fai tranquillamente
altrettanto con me, d'ora in poi, evitando tanti giri di parole.

La mia percezione della realtà e la mia esperienza personale mi hanno
portato forse a vedere in questa società molti più "peones sfruttati"
di quanti tu ne abbia visti o percepiti. Magari me sbajo, ma sembra
quasi che la "tua" società si riduca a una serie di "figli parassiti"
o roba del genere, che sfruttano i genitori e i nonni. Sarà una
riedizione della solita storiella dei "figli contestatari", mentre le
famigliuole tirano avanti la baracca? Mai passato per la testa che un
cambiamento effettivo della società (a meno, ovviamente, che in fondo
non ti vada bene) debba ad un certo punto prescindere da tali cose, e
che non possa avvenire attraverso i meccanismi della "democrazia" così
tanto accettata da tutti? Io continuo a sostenere che, con tutti i
suoi limiti, tra i pochi _effettivi_ cambiamenti che sono avvenuti in
questa società, la maggior parte sia dovuta proprio a quei movimenti
spontanei (tipo il '68 o il '77) che hanno messo in discussione tutti
i meccanismi "generalmente accettati" (ivi compresa una "democrazia" i
cui bei risultati li puoi vedere non solo nei fatti di Genova, quelli
col governo di "destra", ma anche nelle manganellate e nella
repressione della manifestazione dei disoccupati napoletani, eseguita
dal precedente governo di "sinistra"), fregandosene allegramente e
fantasiosamente di genitori e nonni. Se fosse stato per questi ultimi,
forse saremmo ancora o a dire "eia eia alalà" o, in alternativa, a
obbedire alle direttive di Baffone, assai fedeli alla linea. Non per
niente i DS sono riusciti a "rinnegare il comunismo" restando
disperatamente stalinisti nel profondo.

Il che, sia detto con una decina di tonnellate di malizia, promana un
pochettino da quel che scrivi.

Perdonami, ma non riuscirei ad essere insincero neanche se mi
puntassero una Smith & Wesson alla tempia.

Naturalmente senza nessun rancore, e ci mancherebbe altro.

Salut,
--
*Riccardo Venturi* <***@SPAMMACECCHIGORIspl.at>
*Er muoz gelîchesame die leiter abewerfen
So er an îr ufgestigen ist (Vogelweide & Wittgenstein)*
*CH-1700 Fribourg/Freiburg (Confoederatio Helvetica)
*0041 78 623 99 86
____________________________________________________
http://utenti.lycos.it/Guctrad/alamanno.html
http://utenti.lycos.it/Balladven/index.html
http://www.obiezione.it ==> Canzoni contro la guerra
Jolly1a8
2004-09-24 15:42:05 UTC
Permalink
"Riccardo Venturi" ha scritto:

Disclaimer:
Intanto sono successe un sacco di cose, ma questa era la mia risposta
del 18/8. Non la rileggo a scanso di tentazioni a correggere col senno
di poi :-)
Facci quello che te ne pare...

[cuttone-senno'-non-si-finisce-piu']

Permettimi di chiarire un'espressione infelice: con "bieco
particulare" avrei voluto indicare guicciardinianamente cio' che
attiene alla sfera
personale e al vissuto quotidiano di ciascuno, me per prima. Dalla
risposta non riesco a capire se l'hai preso come un termine offensivo,
in tal caso mi dispiace perche' non era intenzionale.
E poi ROTFL, non credevo di essere cosi' sfacciatamente
classificabile, ma mi fa vagamente piacere: non ho mai desiderato
essere un lupo solitario, io. Personalmente ritengo di essere piu' che
altro un tipico post-piccino con tutti i rovelli che cio' comporta, e
che non sa dove collocarsi esattamente.

Quanto alle affinita' elettive, penso di poter benissimo rivendicare
la condivisione di riferimenti culturali comuni anche con gente che ha
fatto scelte diverse dalle mie, e trovo assurdi i tuoi dubbi in tal
senso. "Lugano" e "la canzone che ammazza li preti" non sono mica una
proprieta' esclusiva di qualcuno, no? Giusto poco fa ho sentito
l'Internazionale in sottofondo a un telefilm americano: precisamente
suonata dalla banda in occasione di una premiazione della Polizia di
Santa Monica, CA (vorrei testimonianze a supporto del mio udito ancora
incredulo e vacillante: era Rockford, La7, tardo pomeriggio del 18/8)
!?!

Il fatto e' che sui grandi temi ci si puo' benissimo trovare
d'accordo, ma io metto dei paletti, molto soft ma li metto, quando si
scende nello specifico e nel quotidiano. Non mi pare di aver buttato
fango su tutta un'esperienza che al contrario rispetto: semmai mi
arrogo il diritto di avere le mie opinioni su chi passa la vita a
*parlare* dei massimi sistemi e nel contempo si comporta da stronzo.
Temo che sia anche la categoria a cui l'immaginario del rampantismo
destrorso accomuna in blocco chiunque nei suoi discorsi si dimostri di
sinistra; forse non e' corretto dirlo... ma tant'e', vuoi dire che
questo "tipo" non esiste?

Vediamo di chiarire: da buona "piccina" ho (come ritengo tu abbia
senno' l'anarchia te la saluto) un concetto piuttosto alto della
responsabilita' individuale, e nessun rispetto per chi non se la
assume. Lungi da me giudicare o chiedere dimostrazioni a priori; parlo
solo di comportamenti che conosco e che trovo inammissibili in chi si
permette di volere fortissimamente "un mondo nuovo".

Posso capire l'eventuale deriva umana di chi e' stato spezzato da
esperienze pesanti (ma sono casi rari: di solito chi ha "fatto"
qualcosa ha abbastanza palle per elaborare e continuare a costruire),
non quella di chi per tutta la vita si e' limitato a fare il tifo
senza mai esporsi e usa l'alibi della millantata coscienza civile e
superiorita' intellettuale per continuare a non fare niente: ne'
per se', ne' per chi gli sta vicino, ne' per la sua benedetta causa,
pur pretendendo assistenza e dedizione completa da chiunque gli venga
a tiro (altro che genitori e nonni! Cognati e amici rende meglio
l'idea?). Questo tale per me e' solo un furbetto che non ha trovato il
tuyau adatto, senno' garantito che leggevo i suoi articoli sul
Giornale (o le sue arringhe in tv) come e' successo per altri piu'
ammanicati.
E' piu' chiaro cosi'?
Post by Riccardo Venturi
Tornando alla mia lettura dell'opera di De André,
Nel frattempo ho letto: siamo d'accordo che dipendeva dal tono del
thread :-))
A proposito, quella raccolta di Joan Baez (Songs, Lyrics & Ballads?
dovrei controllare titolo, editore e anno) con "Barbara Allen" ce l'ho
anch'io ;-)
Post by Riccardo Venturi
Francamente, però, che l'analisi di Chester ti trovi più d'accordo
della mia mi inquieta un pochino.
Esaggerato! Ho detto "addirittura" e "quasi" se non ricordo male! :-P
Comunque nel caso specifico Chester ha espresso un'opinione
decisamente personale, per una volta. Forse De Andre' non e' un
argomento contemplato nel vademecum...
Post by Riccardo Venturi
Perdonami, tu parli con "malizia" e io, invece, preferisco dire le
cose sul muso. Per evitare equivoci, credimi. Fai tranquillamente
altrettanto con me, d'ora in poi, evitando tanti giri di parole.
[Qui si parlava di mie accuse velate, "politicanza" (politicheria?
politichesita'? fai un po' te) e purezza]
Vedi, direi le cose sul muso tranquillamente se avessi certezze
preconfezionate, ma non ne ho. Beato te se ci vedi chiaro; io non
me la sento di accusare te, o chiunque altro, di essere ad esempio sul
libro paga del berlusca. Non ci penso nemmeno e ti pregherei di
evitare di pensarlo a tua volta: di solito dico chiaro quello che ho
ben chiaro, ma quando ho solo dubbi e perplessita' posso tirar fuori
solo quelli... spesso nella speranza che qualcun altro mi aiuti a
sgombrare il campo.
Ho cercato di esprimere una sensazione che a volte ho, ovvero che
certe posizioni finiscano per fare il gioco di altri (anzi questo si'
che lo posso dire con certezza: del nemico, perche' sono sicura che
quel modo di intendere il governo della cosa pubblica e' antitetico a
tutti i miei principi). In tal caso, siccome la politica a mio parere
e' fatta di compromessi ed agognare la purezza e' una pia illusione,
ho la bastarda tendenza a vedere le conseguenze degli atti, piuttosto
che limitarmi a prendere atto della coerenza che li anima.
D'altronde sai benissimo che anche le istanze piu' cristalline sono
state inquinate e strumentalizzate da qualcuno particolarmente,
odiosamente furbo. Perche' non dovrei analizzare una situazione sotto
tutti gli aspetti che riesco a cogliere?
Stai pur tranquillo che lo faccio anche verso quelli che ho demandato
a rappresentarmi, nessuno escluso. Viva Hercule Poirot, ecchecacchio!

Quanto alle bastonate sul mio stalinismo di fondo, che dire: ben venga
ogni suggerimento.
Non mi dispiace affatto interrogarmi, anzi se ancora riesco a non
sentirmi una fallita lo devo proprio a quello. Se capisco bene, usi il
termine "stalinismo" nel senso di una certa rigidita' rispetto alle
innovazioni. Credo che qui molti la trovino un'accezione stravagante,
e forse ti sei lasciato fuorviare da alcuni riferimenti che ho fatto e
dai quali ti sei sentito toccato in modo piu' personale di quanto
potessi supporre mentre scrivevo.
Quello che intendo io per coerenza morale e responsabilita'
individuale spero di essere riuscita a spiegarlo. Credo che debbano
far parte del bagaglio di qualunque persona "perbene" (aho', al
momento non mi viene in mente un termine piu' adatto e sei pregato di
non ironizzare :-) ), indipendentemente dalle sue idee politiche,
anche se so benissimo che non servono a far carriera ne' ad
arricchirsi.

Sulla mia possibile idea del '68 te sbaji si': sono profondamente
disgustata dal modo in cui alcuni attori protagonisti hanno
interpretato il riflusso, se permetti (sempre tenendo presente la
famosa coerenza), ma se io sono come sono lo devo alle contestazioni
di allora, che mi hanno permesso quanto meno di crescere in un mondo
che si metteva in discussione.
Sul '77 invece sono molto critica, perche' l'ho vissuto in pieno
stando come tanti con un piede in due scarpe e perche' appunto e' un
caso eclatante della strumentalizzazione a cui mi riferivo prima.
Hanno gridato che il re era nudo, ma non avevano alternative
percorribili da proporre e i risultati si sono visti.
Ovviamente, IMHO.

Riassumendo:
Non ho apprezzato il colpirne uno per educarne cento, proprio per
niente: e' un'imposizione del cazzo e invece io sono una "stalinista"
democratica :-)
Non mi e' piaciuto il conformismo pseudorivoluzionario dei rampolli
"bene", che dopo qualche anno se non erano finiti in una comunita' di
recupero stavano a contare i minuti di ritardo degli operai nella
fabbrichetta di papa' o si erano riconvertiti in creativi per le nuove
vacche grasse degli spot (per la serie dell'immaginazione al potere!).
Non mi piacevano certo i celerini indottrinati con la bava alla bocca,
ma loro perlomeno erano lo strumento ufficiale del potere, come ti
puoi incazzare con uno strumento? E' come prendersela col singolo
fante quando ti piovono le bombe addosso.

Questo lo scrivo oggi, 18 agosto, ma lo tengo in serbo perche' devo
essere un po' masochista e non vorrei che ti perdessi 'sto bel parto
di genio.
A questo punto prego accomodati. Sull'altra guancia stavolta, che la
prima e' gia' gonfia ;-)
--
Jolly
Stefano Rinaldelli
2004-09-25 10:44:00 UTC
Permalink
"Jolly1a8" <***@SUONAtin.it.invalid> ha scritto nel messaggio
news:xlX4d.20002

cut...

posso avere il tuo numero di telefono?

Blind Jack

http://blindjack.altervista.org
Jolly1a8
2004-09-25 14:20:24 UTC
Permalink
"Stefano Rinaldelli" ha scritto:
???
Gringo, qualunque cosa tu abbia da dirmi, porgo le guance solo sul ng
o al limite in mail.
Non sono mica un armadio a due ante come il Venturi, io! :-)
--
Jolly
Continua a leggere su narkive:
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