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Quando i neri eravamo noi: Storia dell'emigrazione italiana
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ernesto
2018-09-16 10:03:36 UTC
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Storia dell'emigrazione italiana
Dal 1861 circa 30 milioni di italiani hanno cercato fortuna all'estero. Accolti dagli stessi pregiudizi che oggi spesso noi riserviamo agli immigrati che arrivano nel nostro Paese.

Tra il 1861 e il 1985 dall'Italia sono partiti quasi 30 milioni di emigranti. Come se l'intera popolazione italiana di inizio Novecento se ne fosse andata in blocco. La maggioranza degli emigranti italiani, oltre 14 milioni, partì nei decenni successivi all'Unità di Italia, durante la cosiddetta "grande emigrazione" (1876-1915).

Grande emigrazione. Intere cittadine, come Padula in provincia di Salerno, videro la loro popolazione dimezzarsi nel decennio a cavallo tra '800 e '900. Di questi quasi un terzo aveva come destinazione dei sogni il Nord America, affamato di manodopera.

A partire non erano solo braccianti. Gli strati più poveri della popolazione in realtà non avevano di che pagarsi il viaggio, per questo tra gli emigranti prevalevano i piccoli proprietari terrieri che con le loro rimesse compravano casa o terreno in patria.

Le destinazioni. New York e gli States le destinazioni più gettonate. Ma non le uniche. Così come non si partiva solo dal Sud Italia. I genovesi ad esempio ben prima del 1861 partirono per l'Argentina e l'Uruguay.

E, proprio come gli immigrati oggi che giungono da noi, non iniziavano l'avventura con tutta la famiglia: quasi sempre l'emigrazione era programmata come temporanea e chi partiva era di solito un maschio solo.

A fare eccezione fu solo la grande emigrazione contadina di intere famiglie dal Veneto e dal Meridione verso il Brasile, specie dopo l'abolizione in quel paese della schiavitù (1888) e l'annuncio di un vasto programma di colonizzazione.

Viaggi della speranza. Di solito chi partiva dalle regioni del Nord si imbarcava a Genova o a Le Havre in Francia. Chi partiva dal Sud invece si imbarcava a Napoli. Il rapporto tra passeggeri di prima classe e di terza era di 5mila a 17mila e le differenze di trattamento per questi ultimi abissali: un sacco imbottito di paglia e un orinatoio ogni 100 persone erano gli unici comfort di un viaggio che poteva durare anche un mese.

L'approdo dei bastimenti di emigranti è l'isola di Ellis Island, nella baia di New York. In molti muoiono durante il viaggio e quelli che sopravvivono vengono esaminati scrupolosamente dalle autorità sanitarie: si teme che gli italiani portino malattie, come il tracoma (un'infezione degli occhi che rende ciechi). Alle visite mediche segue una visita psico-attitudinale. Chi non supera i controlli, che possono durare anche tre giorni (in cella), viene marchiato con una X sui vestiti e rimandato indietro.
Sui documenti rilasciati agli italiani, accanto alla scritta white (bianco), che indica il colore della pelle, a volte c'è un punto interrogativo: è un altro indice del razzismo che devono subire gli italiani da una parte della società americana. | Contrasto

Molti morivano prima di vedere il Nuovo Mondo. Una volta arrivati, superato l'umiliante filtro dell'ufficio immigrazione di Ellis Island, iniziava la sfida per l'integrazione.

Se in Sud America conquistarsi un posto nella nuova patria fu più facile, negli Stati Uniti era una faticaccia. I nostri connazionali preferivano così ghettizzarsi nei quartieri italiani e frequentare scuole parrocchiali, rallentando così la diffusione dell'inglese nelle comunità.


Pregiudizi.
Negli Stati Uniti che da poco avevano abolito la schiavitù si diceva che gli italiani non erano bianchi, "ma nemmeno palesemente negri".

In Australia, altra destinazione, erano definiti "l'invasione delle pelle oliva".

E poi ancora "una razza inferiore" o una "stirpe di assassini, anarchici e mafiosi".

E il presidente Usa Richard Nixon intercettato nel 1973 fu il più chiaro di tutti. Disse: "Non sono come noi. La differenza sta nell'odore diverso, nell'aspetto diverso, nel modo di agire diverso. Il guaio é che non si riesce a trovarne uno che sia onesto".

SEMBRA SALVINI!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
tattoo
2018-09-16 10:10:44 UTC
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Storia dell'emigrazione italiana
Dal 1861 circa 30 milioni di italiani hanno cercato fortuna all'estero. Accolti dagli stessi pregiudizi che oggi spesso noi riserviamo agli immigrati che arrivano nel nostro Paese.
Tra il 1861 e il 1985 dall'Italia sono partiti quasi 30 milioni di emigranti. Come se l'intera popolazione italiana di inizio Novecento se ne fosse andata in blocco. La maggioranza degli emigranti italiani, oltre 14 milioni, partì nei decenni successivi all'Unità di Italia, durante la cosiddetta "grande emigrazione" (1876-1915).
Grande emigrazione. Intere cittadine, come Padula in provincia di Salerno, videro la loro popolazione dimezzarsi nel decennio a cavallo tra '800 e '900. Di questi quasi un terzo aveva come destinazione dei sogni il Nord America, affamato di manodopera.
A partire non erano solo braccianti. Gli strati più poveri della popolazione in realtà non avevano di che pagarsi il viaggio, per questo tra gli emigranti prevalevano i piccoli proprietari terrieri che con le loro rimesse compravano casa o terreno in patria.
Le destinazioni. New York e gli States le destinazioni più gettonate. Ma non le uniche. Così come non si partiva solo dal Sud Italia. I genovesi ad esempio ben prima del 1861 partirono per l'Argentina e l'Uruguay.
E, proprio come gli immigrati oggi che giungono da noi, non iniziavano l'avventura con tutta la famiglia: quasi sempre l'emigrazione era programmata come temporanea e chi partiva era di solito un maschio solo.
A fare eccezione fu solo la grande emigrazione contadina di intere famiglie dal Veneto e dal Meridione verso il Brasile, specie dopo l'abolizione in quel paese della schiavitù (1888) e l'annuncio di un vasto programma di colonizzazione.
Viaggi della speranza. Di solito chi partiva dalle regioni del Nord si imbarcava a Genova o a Le Havre in Francia. Chi partiva dal Sud invece si imbarcava a Napoli. Il rapporto tra passeggeri di prima classe e di terza era di 5mila a 17mila e le differenze di trattamento per questi ultimi abissali: un sacco imbottito di paglia e un orinatoio ogni 100 persone erano gli unici comfort di un viaggio che poteva durare anche un mese.
L'approdo dei bastimenti di emigranti è l'isola di Ellis Island, nella baia di New York. In molti muoiono durante il viaggio e quelli che sopravvivono vengono esaminati scrupolosamente dalle autorità sanitarie: si teme che gli italiani portino malattie, come il tracoma (un'infezione degli occhi che rende ciechi). Alle visite mediche segue una visita psico-attitudinale. Chi non supera i controlli, che possono durare anche tre giorni (in cella), viene marchiato con una X sui vestiti e rimandato indietro.
Sui documenti rilasciati agli italiani, accanto alla scritta white (bianco), che indica il colore della pelle, a volte c'è un punto interrogativo: è un altro indice del razzismo che devono subire gli italiani da una parte della società americana. | Contrasto
Molti morivano prima di vedere il Nuovo Mondo. Una volta arrivati, superato l'umiliante filtro dell'ufficio immigrazione di Ellis Island, iniziava la sfida per l'integrazione.
Se in Sud America conquistarsi un posto nella nuova patria fu più facile, negli Stati Uniti era una faticaccia. I nostri connazionali preferivano così ghettizzarsi nei quartieri italiani e frequentare scuole parrocchiali, rallentando così la diffusione dell'inglese nelle comunità.
Pregiudizi.
Negli Stati Uniti che da poco avevano abolito la schiavitù si diceva che gli italiani non erano bianchi, "ma nemmeno palesemente negri".
In Australia, altra destinazione, erano definiti "l'invasione delle pelle oliva".
E poi ancora "una razza inferiore" o una "stirpe di assassini, anarchici e mafiosi".
E il presidente Usa Richard Nixon intercettato nel 1973 fu il più chiaro di tutti. Disse: "Non sono come noi. La differenza sta nell'odore diverso, nell'aspetto diverso, nel modo di agire diverso. Il guaio é che non si riesce a trovarne uno che sia onesto".
SEMBRA SALVINI!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
I tempi storici sono diversi e i mezzi di trasporto hanno subito
un'evoluzione .. sono paragoni senza senso, assurdi che possono
abboccare solo chi ha problemi di...comprendonio.

Oggi tramite gps, internet so in tempo reale se c'è un posto di lavoro
dall'altro capo del mondo.

Fine discussione.

Oppure continuiamo a fare affari d'oro nel mediterraneo e tifiamo
accoglienza. Bella roba.
ernesto
2018-09-16 10:27:37 UTC
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Dal 1861 circa 30 milioni di italiani hanno cercato fortuna all'estero. Accolti dagli stessi pregiudizi che oggi spesso noi riserviamo agli immigrati che arrivano nel nostro Paese.
Tra il 1861 e il 1985 dall'Italia sono partiti quasi 30 milioni di emigranti. Come se l'intera popolazione italiana di inizio Novecento se ne fosse andata in blocco. La maggioranza degli emigranti italiani, oltre 14 milioni, partì nei decenni successivi all'Unità di Italia, durante la cosiddetta "grande emigrazione" (1876-1915).
Grande emigrazione. Intere cittadine, come Padula in provincia di Salerno, videro la loro popolazione dimezzarsi nel decennio a cavallo tra '800 e '900. Di questi quasi un terzo aveva come destinazione dei sogni il Nord America, affamato di manodopera.
A partire non erano solo braccianti. Gli strati più poveri della popolazione in realtà non avevano di che pagarsi il viaggio, per questo tra gli emigranti prevalevano i piccoli proprietari terrieri che con le loro rimesse compravano casa o terreno in patria.
Le destinazioni. New York e gli States le destinazioni più gettonate. Ma non le uniche. Così come non si partiva solo dal Sud Italia. I genovesi ad esempio ben prima del 1861 partirono per l'Argentina e l'Uruguay.
E, proprio come gli immigrati oggi che giungono da noi, non iniziavano l'avventura con tutta la famiglia: quasi sempre l'emigrazione era programmata come temporanea e chi partiva era di solito un maschio solo.
A fare eccezione fu solo la grande emigrazione contadina di intere famiglie dal Veneto e dal Meridione verso il Brasile, specie dopo l'abolizione in quel paese della schiavitù (1888) e l'annuncio di un vasto programma di colonizzazione.
Viaggi della speranza. Di solito chi partiva dalle regioni del Nord si imbarcava a Genova o a Le Havre in Francia. Chi partiva dal Sud invece si imbarcava a Napoli. Il rapporto tra passeggeri di prima classe e di terza era di 5mila a 17mila e le differenze di trattamento per questi ultimi abissali: un sacco imbottito di paglia e un orinatoio ogni 100 persone erano gli unici comfort di un viaggio che poteva durare anche un mese.
L'approdo dei bastimenti di emigranti è l'isola di Ellis Island, nella baia di New York. In molti muoiono durante il viaggio e quelli che sopravvivono vengono esaminati scrupolosamente dalle autorità sanitarie: si teme che gli italiani portino malattie, come il tracoma (un'infezione degli occhi che rende ciechi). Alle visite mediche segue una visita psico-attitudinale. Chi non supera i controlli, che possono durare anche tre giorni (in cella), viene marchiato con una X sui vestiti e rimandato indietro.
Sui documenti rilasciati agli italiani, accanto alla scritta white (bianco), che indica il colore della pelle, a volte c'è un punto interrogativo: è un altro indice del razzismo che devono subire gli italiani da una parte della società americana. | Contrasto
Molti morivano prima di vedere il Nuovo Mondo. Una volta arrivati, superato l'umiliante filtro dell'ufficio immigrazione di Ellis Island, iniziava la sfida per l'integrazione.
Se in Sud America conquistarsi un posto nella nuova patria fu più facile, negli Stati Uniti era una faticaccia. I nostri connazionali preferivano così ghettizzarsi nei quartieri italiani e frequentare scuole parrocchiali, rallentando così la diffusione dell'inglese nelle comunità.
Pregiudizi.
Negli Stati Uniti che da poco avevano abolito la schiavitù si diceva che gli italiani non erano bianchi, "ma nemmeno palesemente negri".
In Australia, altra destinazione, erano definiti "l'invasione delle pelle oliva".
E poi ancora "una razza inferiore" o una "stirpe di assassini, anarchici e mafiosi".
E il presidente Usa Richard Nixon intercettato nel 1973 fu il più chiaro di tutti. Disse: "Non sono come noi. La differenza sta nell'odore diverso, nell'aspetto diverso, nel modo di agire diverso. Il guaio é che non si riesce a trovarne uno che sia onesto".
SEMBRA SALVINI!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
I tempi storici sono diversi e i mezzi di trasporto hanno subito
un'evoluzione .. sono paragoni senza senso, assurdi che possono
abboccare solo chi ha problemi di...comprendonio.
Oggi tramite gps, internet so in tempo reale se c'è un posto di lavoro
dall'altro capo del mondo.
Fine discussione.
Tu puoi finirla quando ti pare.

E' divertente immaginre un eritreo immerso nella fame più nera, appena uscito da unh guerra micidiale, chiamato alle armi per la prossima che digita su intyernet e poichè non trova un posto di lavoro decide di morire lì con la sua famiglia.

Il confronto coi nostri migranti calza a pennello, tranne che non erano quasi mai minacciati di morte in Italia.

Del resto ci sono libri di studiosi che lo fanno confrontando i fenomeni. Quindi PER TE la discussione finisce qui e a tutti gli altri, scusa sai, ma non frega un gennarino se per te è finita.

Nessuno è obbligato a studiare e capire, purtroppo.

e
tattoo
2018-09-16 10:33:35 UTC
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Dal 1861 circa 30 milioni di italiani hanno cercato fortuna all'estero. Accolti dagli stessi pregiudizi che oggi spesso noi riserviamo agli immigrati che arrivano nel nostro Paese.
Tra il 1861 e il 1985 dall'Italia sono partiti quasi 30 milioni di emigranti. Come se l'intera popolazione italiana di inizio Novecento se ne fosse andata in blocco. La maggioranza degli emigranti italiani, oltre 14 milioni, partì nei decenni successivi all'Unità di Italia, durante la cosiddetta "grande emigrazione" (1876-1915).
Grande emigrazione. Intere cittadine, come Padula in provincia di Salerno, videro la loro popolazione dimezzarsi nel decennio a cavallo tra '800 e '900. Di questi quasi un terzo aveva come destinazione dei sogni il Nord America, affamato di manodopera.
A partire non erano solo braccianti. Gli strati più poveri della popolazione in realtà non avevano di che pagarsi il viaggio, per questo tra gli emigranti prevalevano i piccoli proprietari terrieri che con le loro rimesse compravano casa o terreno in patria.
Le destinazioni. New York e gli States le destinazioni più gettonate. Ma non le uniche. Così come non si partiva solo dal Sud Italia. I genovesi ad esempio ben prima del 1861 partirono per l'Argentina e l'Uruguay.
E, proprio come gli immigrati oggi che giungono da noi, non iniziavano l'avventura con tutta la famiglia: quasi sempre l'emigrazione era programmata come temporanea e chi partiva era di solito un maschio solo.
A fare eccezione fu solo la grande emigrazione contadina di intere famiglie dal Veneto e dal Meridione verso il Brasile, specie dopo l'abolizione in quel paese della schiavitù (1888) e l'annuncio di un vasto programma di colonizzazione.
Viaggi della speranza. Di solito chi partiva dalle regioni del Nord si imbarcava a Genova o a Le Havre in Francia. Chi partiva dal Sud invece si imbarcava a Napoli. Il rapporto tra passeggeri di prima classe e di terza era di 5mila a 17mila e le differenze di trattamento per questi ultimi abissali: un sacco imbottito di paglia e un orinatoio ogni 100 persone erano gli unici comfort di un viaggio che poteva durare anche un mese.
L'approdo dei bastimenti di emigranti è l'isola di Ellis Island, nella baia di New York. In molti muoiono durante il viaggio e quelli che sopravvivono vengono esaminati scrupolosamente dalle autorità sanitarie: si teme che gli italiani portino malattie, come il tracoma (un'infezione degli occhi che rende ciechi). Alle visite mediche segue una visita psico-attitudinale. Chi non supera i controlli, che possono durare anche tre giorni (in cella), viene marchiato con una X sui vestiti e rimandato indietro.
Sui documenti rilasciati agli italiani, accanto alla scritta white (bianco), che indica il colore della pelle, a volte c'è un punto interrogativo: è un altro indice del razzismo che devono subire gli italiani da una parte della società americana. | Contrasto
Molti morivano prima di vedere il Nuovo Mondo. Una volta arrivati, superato l'umiliante filtro dell'ufficio immigrazione di Ellis Island, iniziava la sfida per l'integrazione.
Se in Sud America conquistarsi un posto nella nuova patria fu più facile, negli Stati Uniti era una faticaccia. I nostri connazionali preferivano così ghettizzarsi nei quartieri italiani e frequentare scuole parrocchiali, rallentando così la diffusione dell'inglese nelle comunità.
Pregiudizi.
Negli Stati Uniti che da poco avevano abolito la schiavitù si diceva che gli italiani non erano bianchi, "ma nemmeno palesemente negri".
In Australia, altra destinazione, erano definiti "l'invasione delle pelle oliva".
E poi ancora "una razza inferiore" o una "stirpe di assassini, anarchici e mafiosi".
E il presidente Usa Richard Nixon intercettato nel 1973 fu il più chiaro di tutti. Disse: "Non sono come noi. La differenza sta nell'odore diverso, nell'aspetto diverso, nel modo di agire diverso. Il guaio é che non si riesce a trovarne uno che sia onesto".
SEMBRA SALVINI!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
I tempi storici sono diversi e i mezzi di trasporto hanno subito
un'evoluzione .. sono paragoni senza senso, assurdi che possono
abboccare solo chi ha problemi di...comprendonio.
Oggi tramite gps, internet so in tempo reale se c'è un posto di lavoro
dall'altro capo del mondo.
Fine discussione.
Tu puoi finirla quando ti pare.
E' divertente immaginre un eritreo immerso nella fame più nera, appena uscito da unh guerra micidiale, chiamato alle armi per la prossima che digita su intyernet e poichè non trova un posto di lavoro decide di morire lì con la sua famiglia.
Il confronto coi nostri migranti calza a pennello, tranne che non erano quasi mai minacciati di morte in Italia.
Del resto ci sono libri di studiosi che lo fanno confrontando i fenomeni. Quindi PER TE la discussione finisce qui e a tutti gli altri, scusa sai, ma non frega un gennarino se per te è finita.
Nessuno è obbligato a studiare e capire, purtroppo.
e
Immagina anche il paradiso per gli altri , nessuno te lo impedisce. Il
mio me lo sono sudato lavorando tutta la vita e certamente nessuno è
obbligato a capire non pagando le tasse con cifre a 4 zeri.
ernesto
2018-09-16 16:52:19 UTC
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Dal 1861 circa 30 milioni di italiani hanno cercato fortuna all'estero. Accolti dagli stessi pregiudizi che oggi spesso noi riserviamo agli immigrati che arrivano nel nostro Paese.
Tra il 1861 e il 1985 dall'Italia sono partiti quasi 30 milioni di emigranti. Come se l'intera popolazione italiana di inizio Novecento se ne fosse andata in blocco. La maggioranza degli emigranti italiani, oltre 14 milioni, partì nei decenni successivi all'Unità di Italia, durante la cosiddetta "grande emigrazione" (1876-1915).
Grande emigrazione. Intere cittadine, come Padula in provincia di Salerno, videro la loro popolazione dimezzarsi nel decennio a cavallo tra '800 e '900. Di questi quasi un terzo aveva come destinazione dei sogni il Nord America, affamato di manodopera.
A partire non erano solo braccianti. Gli strati più poveri della popolazione in realtà non avevano di che pagarsi il viaggio, per questo tra gli emigranti prevalevano i piccoli proprietari terrieri che con le loro rimesse compravano casa o terreno in patria.
Le destinazioni. New York e gli States le destinazioni più gettonate. Ma non le uniche. Così come non si partiva solo dal Sud Italia. I genovesi ad esempio ben prima del 1861 partirono per l'Argentina e l'Uruguay.
E, proprio come gli immigrati oggi che giungono da noi, non iniziavano l'avventura con tutta la famiglia: quasi sempre l'emigrazione era programmata come temporanea e chi partiva era di solito un maschio solo.
A fare eccezione fu solo la grande emigrazione contadina di intere famiglie dal Veneto e dal Meridione verso il Brasile, specie dopo l'abolizione in quel paese della schiavitù (1888) e l'annuncio di un vasto programma di colonizzazione.
Viaggi della speranza. Di solito chi partiva dalle regioni del Nord si imbarcava a Genova o a Le Havre in Francia. Chi partiva dal Sud invece si imbarcava a Napoli. Il rapporto tra passeggeri di prima classe e di terza era di 5mila a 17mila e le differenze di trattamento per questi ultimi abissali: un sacco imbottito di paglia e un orinatoio ogni 100 persone erano gli unici comfort di un viaggio che poteva durare anche un mese.
L'approdo dei bastimenti di emigranti è l'isola di Ellis Island, nella baia di New York. In molti muoiono durante il viaggio e quelli che sopravvivono vengono esaminati scrupolosamente dalle autorità sanitarie: si teme che gli italiani portino malattie, come il tracoma (un'infezione degli occhi che rende ciechi). Alle visite mediche segue una visita psico-attitudinale. Chi non supera i controlli, che possono durare anche tre giorni (in cella), viene marchiato con una X sui vestiti e rimandato indietro.
Sui documenti rilasciati agli italiani, accanto alla scritta white (bianco), che indica il colore della pelle, a volte c'è un punto interrogativo: è un altro indice del razzismo che devono subire gli italiani da una parte della società americana. | Contrasto
Molti morivano prima di vedere il Nuovo Mondo. Una volta arrivati, superato l'umiliante filtro dell'ufficio immigrazione di Ellis Island, iniziava la sfida per l'integrazione.
Se in Sud America conquistarsi un posto nella nuova patria fu più facile, negli Stati Uniti era una faticaccia. I nostri connazionali preferivano così ghettizzarsi nei quartieri italiani e frequentare scuole parrocchiali, rallentando così la diffusione dell'inglese nelle comunità.
Pregiudizi.
Negli Stati Uniti che da poco avevano abolito la schiavitù si diceva che gli italiani non erano bianchi, "ma nemmeno palesemente negri".
In Australia, altra destinazione, erano definiti "l'invasione delle pelle oliva".
E poi ancora "una razza inferiore" o una "stirpe di assassini, anarchici e mafiosi".
E il presidente Usa Richard Nixon intercettato nel 1973 fu il più chiaro di tutti. Disse: "Non sono come noi. La differenza sta nell'odore diverso, nell'aspetto diverso, nel modo di agire diverso. Il guaio é che non si riesce a trovarne uno che sia onesto".
SEMBRA SALVINI!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
I tempi storici sono diversi e i mezzi di trasporto hanno subito
un'evoluzione .. sono paragoni senza senso, assurdi che possono
abboccare solo chi ha problemi di...comprendonio.
Oggi tramite gps, internet so in tempo reale se c'è un posto di lavoro
dall'altro capo del mondo.
Fine discussione.
Tu puoi finirla quando ti pare.
E' divertente immaginre un eritreo immerso nella fame più nera, appena uscito da unh guerra micidiale, chiamato alle armi per la prossima che digita su intyernet e poichè non trova un posto di lavoro decide di morire lì con la sua famiglia.
Il confronto coi nostri migranti calza a pennello, tranne che non erano quasi mai minacciati di morte in Italia.
Del resto ci sono libri di studiosi che lo fanno confrontando i fenomeni. Quindi PER TE la discussione finisce qui e a tutti gli altri, scusa sai, ma non frega un gennarino se per te è finita.
Nessuno è obbligato a studiare e capire, purtroppo.
e
Immagina anche il paradiso per gli altri , nessuno te lo impedisce. Il
mio me lo sono sudato lavorando tutta la vita e certamente nessuno è
obbligato a capire non pagando le tasse con cifre a 4 zeri.
Anche a sei zeri, ma erano lirette.

e
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2018-09-16 19:49:51 UTC
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Dal 1861 circa 30 milioni di italiani hanno cercato fortuna all'estero. Accolti dagli stessi pregiudizi che oggi spesso noi riserviamo agli immigrati che arrivano nel nostro Paese.
Tra il 1861 e il 1985 dall'Italia sono partiti quasi 30 milioni di emigranti. Come se l'intera popolazione italiana di inizio Novecento se ne fosse andata in blocco. La maggioranza degli emigranti italiani, oltre 14 milioni, partì nei decenni successivi all'Unità di Italia, durante la cosiddetta "grande emigrazione" (1876-1915).
Grande emigrazione. Intere cittadine, come Padula in provincia di Salerno, videro la loro popolazione dimezzarsi nel decennio a cavallo tra '800 e '900. Di questi quasi un terzo aveva come destinazione dei sogni il Nord America, affamato di manodopera.
A partire non erano solo braccianti. Gli strati più poveri della popolazione in realtà non avevano di che pagarsi il viaggio, per questo tra gli emigranti prevalevano i piccoli proprietari terrieri che con le loro rimesse compravano casa o terreno in patria.
Le destinazioni. New York e gli States le destinazioni più gettonate. Ma non le uniche. Così come non si partiva solo dal Sud Italia. I genovesi ad esempio ben prima del 1861 partirono per l'Argentina e l'Uruguay.
E, proprio come gli immigrati oggi che giungono da noi, non iniziavano l'avventura con tutta la famiglia: quasi sempre l'emigrazione era programmata come temporanea e chi partiva era di solito un maschio solo.
A fare eccezione fu solo la grande emigrazione contadina di intere famiglie dal Veneto e dal Meridione verso il Brasile, specie dopo l'abolizione in quel paese della schiavitù (1888) e l'annuncio di un vasto programma di colonizzazione.
Viaggi della speranza. Di solito chi partiva dalle regioni del Nord si imbarcava a Genova o a Le Havre in Francia. Chi partiva dal Sud invece si imbarcava a Napoli. Il rapporto tra passeggeri di prima classe e di terza era di 5mila a 17mila e le differenze di trattamento per questi ultimi abissali: un sacco imbottito di paglia e un orinatoio ogni 100 persone erano gli unici comfort di un viaggio che poteva durare anche un mese.
L'approdo dei bastimenti di emigranti è l'isola di Ellis Island, nella baia di New York. In molti muoiono durante il viaggio e quelli che sopravvivono vengono esaminati scrupolosamente dalle autorità sanitarie: si teme che gli italiani portino malattie, come il tracoma (un'infezione degli occhi che rende ciechi). Alle visite mediche segue una visita psico-attitudinale. Chi non supera i controlli, che possono durare anche tre giorni (in cella), viene marchiato con una X sui vestiti e rimandato indietro.
Sui documenti rilasciati agli italiani, accanto alla scritta white (bianco), che indica il colore della pelle, a volte c'è un punto interrogativo: è un altro indice del razzismo che devono subire gli italiani da una parte della società americana. | Contrasto
Molti morivano prima di vedere il Nuovo Mondo. Una volta arrivati, superato l'umiliante filtro dell'ufficio immigrazione di Ellis Island, iniziava la sfida per l'integrazione.
Se in Sud America conquistarsi un posto nella nuova patria fu più facile, negli Stati Uniti era una faticaccia. I nostri connazionali preferivano così ghettizzarsi nei quartieri italiani e frequentare scuole parrocchiali, rallentando così la diffusione dell'inglese nelle comunità.
Pregiudizi.
Negli Stati Uniti che da poco avevano abolito la schiavitù si diceva che gli italiani non erano bianchi, "ma nemmeno palesemente negri".
In Australia, altra destinazione, erano definiti "l'invasione delle pelle oliva".
E poi ancora "una razza inferiore" o una "stirpe di assassini, anarchici e mafiosi".
E il presidente Usa Richard Nixon intercettato nel 1973 fu il più chiaro di tutti. Disse: "Non sono come noi. La differenza sta nell'odore diverso, nell'aspetto diverso, nel modo di agire diverso. Il guaio é che non si riesce a trovarne uno che sia onesto".
SEMBRA SALVINI!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
I tempi storici sono diversi e i mezzi di trasporto hanno subito
un'evoluzione .. sono paragoni senza senso, assurdi che possono
abboccare solo chi ha problemi di...comprendonio.
Oggi tramite gps, internet so in tempo reale se c'è un posto di lavoro
dall'altro capo del mondo.
Fine discussione.
Tu puoi finirla quando ti pare.
E' divertente immaginre un eritreo immerso nella fame più nera, appena uscito da unh guerra micidiale, chiamato alle armi per la prossima che digita su intyernet e poichè non trova un posto di lavoro decide di morire lì con la sua famiglia.
Il confronto coi nostri migranti calza a pennello, tranne che non erano quasi mai minacciati di morte in Italia.
Del resto ci sono libri di studiosi che lo fanno confrontando i fenomeni. Quindi PER TE la discussione finisce qui e a tutti gli altri, scusa sai, ma non frega un gennarino se per te è finita.
Nessuno è obbligato a studiare e capire, purtroppo.
e
Immagina anche il paradiso per gli altri , nessuno te lo impedisce. Il
mio me lo sono sudato lavorando tutta la vita e certamente nessuno è
obbligato a capire non pagando le tasse con cifre a 4 zeri.
Anche a sei zeri, ma erano lirette.
e
cifre a 4 zeri con l'euro. Se tu paghi poche tasse buon per te.
ernesto
2018-09-17 00:37:32 UTC
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Tra il 1861 e il 1985 dall'Italia sono partiti quasi 30 milioni di emigranti. Come se l'intera popolazione italiana di inizio Novecento se ne fosse andata in blocco. La maggioranza degli emigranti italiani, oltre 14 milioni, partì nei decenni successivi all'Unità di Italia, durante la cosiddetta "grande emigrazione" (1876-1915).
Grande emigrazione. Intere cittadine, come Padula in provincia di Salerno, videro la loro popolazione dimezzarsi nel decennio a cavallo tra '800 e '900. Di questi quasi un terzo aveva come destinazione dei sogni il Nord America, affamato di manodopera.
A partire non erano solo braccianti. Gli strati più poveri della popolazione in realtà non avevano di che pagarsi il viaggio, per questo tra gli emigranti prevalevano i piccoli proprietari terrieri che con le loro rimesse compravano casa o terreno in patria.
Le destinazioni. New York e gli States le destinazioni più gettonate. Ma non le uniche. Così come non si partiva solo dal Sud Italia. I genovesi ad esempio ben prima del 1861 partirono per l'Argentina e l'Uruguay.
E, proprio come gli immigrati oggi che giungono da noi, non iniziavano l'avventura con tutta la famiglia: quasi sempre l'emigrazione era programmata come temporanea e chi partiva era di solito un maschio solo.
A fare eccezione fu solo la grande emigrazione contadina di intere famiglie dal Veneto e dal Meridione verso il Brasile, specie dopo l'abolizione in quel paese della schiavitù (1888) e l'annuncio di un vasto programma di colonizzazione.
Viaggi della speranza. Di solito chi partiva dalle regioni del Nord si imbarcava a Genova o a Le Havre in Francia. Chi partiva dal Sud invece si imbarcava a Napoli. Il rapporto tra passeggeri di prima classe e di terza era di 5mila a 17mila e le differenze di trattamento per questi ultimi abissali: un sacco imbottito di paglia e un orinatoio ogni 100 persone erano gli unici comfort di un viaggio che poteva durare anche un mese.
L'approdo dei bastimenti di emigranti è l'isola di Ellis Island, nella baia di New York. In molti muoiono durante il viaggio e quelli che sopravvivono vengono esaminati scrupolosamente dalle autorità sanitarie: si teme che gli italiani portino malattie, come il tracoma (un'infezione degli occhi che rende ciechi). Alle visite mediche segue una visita psico-attitudinale. Chi non supera i controlli, che possono durare anche tre giorni (in cella), viene marchiato con una X sui vestiti e rimandato indietro.
Sui documenti rilasciati agli italiani, accanto alla scritta white (bianco), che indica il colore della pelle, a volte c'è un punto interrogativo: è un altro indice del razzismo che devono subire gli italiani da una parte della società americana. | Contrasto
Molti morivano prima di vedere il Nuovo Mondo. Una volta arrivati, superato l'umiliante filtro dell'ufficio immigrazione di Ellis Island, iniziava la sfida per l'integrazione.
Se in Sud America conquistarsi un posto nella nuova patria fu più facile, negli Stati Uniti era una faticaccia. I nostri connazionali preferivano così ghettizzarsi nei quartieri italiani e frequentare scuole parrocchiali, rallentando così la diffusione dell'inglese nelle comunità.
Pregiudizi.
Negli Stati Uniti che da poco avevano abolito la schiavitù si diceva che gli italiani non erano bianchi, "ma nemmeno palesemente negri".
In Australia, altra destinazione, erano definiti "l'invasione delle pelle oliva".
E poi ancora "una razza inferiore" o una "stirpe di assassini, anarchici e mafiosi".
E il presidente Usa Richard Nixon intercettato nel 1973 fu il più chiaro di tutti. Disse: "Non sono come noi. La differenza sta nell'odore diverso, nell'aspetto diverso, nel modo di agire diverso. Il guaio é che non si riesce a trovarne uno che sia onesto".
SEMBRA SALVINI!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
I tempi storici sono diversi e i mezzi di trasporto hanno subito
un'evoluzione .. sono paragoni senza senso, assurdi che possono
abboccare solo chi ha problemi di...comprendonio.
Oggi tramite gps, internet so in tempo reale se c'è un posto di lavoro
dall'altro capo del mondo.
Fine discussione.
Tu puoi finirla quando ti pare.
E' divertente immaginre un eritreo immerso nella fame più nera, appena uscito da unh guerra micidiale, chiamato alle armi per la prossima che digita su intyernet e poichè non trova un posto di lavoro decide di morire lì con la sua famiglia.
Il confronto coi nostri migranti calza a pennello, tranne che non erano quasi mai minacciati di morte in Italia.
Del resto ci sono libri di studiosi che lo fanno confrontando i fenomeni. Quindi PER TE la discussione finisce qui e a tutti gli altri, scusa sai, ma non frega un gennarino se per te è finita.
Nessuno è obbligato a studiare e capire, purtroppo.
e
Immagina anche il paradiso per gli altri , nessuno te lo impedisce. Il
mio me lo sono sudato lavorando tutta la vita e certamente nessuno è
obbligato a capire non pagando le tasse con cifre a 4 zeri.
Anche a sei zeri, ma erano lirette.
e
cifre a 4 zeri con l'euro. Se tu paghi poche tasse buon per te.
Noi Autori abbiamo un taglio del 25%, è la gratiudine dello Stato per i miliardi che gli abbiamo fatto incassare.

e
Alberto Crei
2018-09-16 21:00:28 UTC
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Il giorno domenica 16 settembre 2018 12:03:38 UTC+2, ernesto ha scritto:
========
Post by ernesto
Storia dell'emigrazione italiana
Dal 1861 circa 30 milioni di italiani hanno cercato fortuna all'estero. Accolti dagli stessi pregiudizi che oggi spesso noi riserviamo agli immigrati che arrivano nel nostro Paese.
1861
Ovvero dalla invasione franco/sabbbauda.

I bovari di biella saccheggiarono l'italia, chiusero monasteri e scuole cattoliche, imposero la tassa sul macinato, rasero al suolo paesi, fucilavano per un tozzo di pane, peggio dei nazisti.

Scegliere tra essere briganti o migranti.

E migrarono in paesi semideserti, USA, Argentina, Venezuela, Brasile, ben accolti perche' lavoratori, civili, intelligenti.

Allora coglionazzo?
Tarquinio
2018-09-16 22:38:28 UTC
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tu sei nero dentro
hai il cervello bruciacchiato dagli anni e dal metanolo

dovresti essere rinchiuso
ernesto
2018-09-17 00:40:09 UTC
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Raw Message
Post by Tarquinio
tu sei nero dentro
hai il cervello bruciacchiato dagli anni e dal metanolo
dovresti essere rinchiuso
Nel GATTINARA non c'è metanolo, che ti danno da bere? Spremuta d'arancio? Tu posti anche da rinchiuso? E' evidente che c'è il WI-FI nell'ospizio. Buono a sapersi.

e
Gennaro
2018-09-17 03:49:30 UTC
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Post by ernesto
Storia dell'emigrazione italiana
Dal 1861 circa 30 milioni di italiani hanno cercato fortuna all'estero. Accolti dagli stessi pregiudizi che oggi spesso noi riserviamo agli immigrati che arrivano nel nostro Paese.
Tra il 1861 e il 1985 dall'Italia sono partiti quasi 30 milioni di emigranti. Come se l'intera popolazione italiana di inizio Novecento se ne fosse andata in blocco. La maggioranza degli emigranti italiani, oltre 14 milioni, partì nei decenni successivi all'Unità di Italia, durante la cosiddetta "grande emigrazione" (1876-1915).
Grande emigrazione. Intere cittadine, come Padula in provincia di Salerno, videro la loro popolazione dimezzarsi nel decennio a cavallo tra '800 e '900. Di questi quasi un terzo aveva come destinazione dei sogni il Nord America, affamato di manodopera.
A partire non erano solo braccianti. Gli strati più poveri della popolazione in realtà non avevano di che pagarsi il viaggio, per questo tra gli emigranti prevalevano i piccoli proprietari terrieri che con le loro rimesse compravano casa o terreno in patria.
Le destinazioni. New York e gli States le destinazioni più gettonate. Ma non le uniche. Così come non si partiva solo dal Sud Italia. I genovesi ad esempio ben prima del 1861 partirono per l'Argentina e l'Uruguay.
E, proprio come gli immigrati oggi che giungono da noi, non iniziavano l'avventura con tutta la famiglia: quasi sempre l'emigrazione era programmata come temporanea e chi partiva era di solito un maschio solo.
A fare eccezione fu solo la grande emigrazione contadina di intere famiglie dal Veneto e dal Meridione verso il Brasile, specie dopo l'abolizione in quel paese della schiavitù (1888) e l'annuncio di un vasto programma di colonizzazione.
Viaggi della speranza. Di solito chi partiva dalle regioni del Nord si imbarcava a Genova o a Le Havre in Francia. Chi partiva dal Sud invece si imbarcava a Napoli. Il rapporto tra passeggeri di prima classe e di terza era di 5mila a 17mila e le differenze di trattamento per questi ultimi abissali: un sacco imbottito di paglia e un orinatoio ogni 100 persone erano gli unici comfort di un viaggio che poteva durare anche un mese.
L'approdo dei bastimenti di emigranti è l'isola di Ellis Island, nella baia di New York. In molti muoiono durante il viaggio e quelli che sopravvivono vengono esaminati scrupolosamente dalle autorità sanitarie: si teme che gli italiani portino malattie, come il tracoma (un'infezione degli occhi che rende ciechi). Alle visite mediche segue una visita psico-attitudinale. Chi non supera i controlli, che possono durare anche tre giorni (in cella), viene marchiato con una X sui vestiti e rimandato indietro.
Sui documenti rilasciati agli italiani, accanto alla scritta white (bianco), che indica il colore della pelle, a volte c'è un punto interrogativo: è un altro indice del razzismo che devono subire gli italiani da una parte della società americana. | Contrasto
Molti morivano prima di vedere il Nuovo Mondo. Una volta arrivati, superato l'umiliante filtro dell'ufficio immigrazione di Ellis Island, iniziava la sfida per l'integrazione.
Se in Sud America conquistarsi un posto nella nuova patria fu più facile, negli Stati Uniti era una faticaccia. I nostri connazionali preferivano così ghettizzarsi nei quartieri italiani e frequentare scuole parrocchiali, rallentando così la diffusione dell'inglese nelle comunità.
Pregiudizi.
Negli Stati Uniti che da poco avevano abolito la schiavitù si diceva che gli italiani non erano bianchi, "ma nemmeno palesemente negri".
In Australia, altra destinazione, erano definiti "l'invasione delle pelle oliva".
E poi ancora "una razza inferiore" o una "stirpe di assassini, anarchici e mafiosi".
E il presidente Usa Richard Nixon intercettato nel 1973 fu il più chiaro di tutti. Disse: "Non sono come noi. La differenza sta nell'odore diverso, nell'aspetto diverso, nel modo di agire diverso. Il guaio é che non si riesce a trovarne uno che sia onesto".
SEMBRA SALVINI!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
Sei un falsi millantatore!!! Prima cosa gli emigranti italiani furono costretti a scappare dall'Italia meridionale per colpa dei nazisti piemontesi come te!!!
Seconda cosa il paragone tra i negri che ci stanno invadendo e gli emigranti italiani verso le americhe è IMPROPONIBILE!!! Improponibile perchè gli emigranti italiani erano richiesti per popolare un nterritorio disabitato ed arricchirlo con la loro immensa cultura millenaria fatta di mestieri, ricchezze culturali come ad esempio ogni emigrante portava con se dei semi dei propri raccolti e la cultura da contadino, da allevatore. Poi gli emigranti italiani una volta arrivati venivano messi prima in quarantena, dovevano per forza avere dei documenti, i clandestini non erano ammessi, poi passati uno ad uno e se qualcosa non andava veniva rispedito al mittente senza tanti scrupoli!!!
Mentre da noi arrivano cani e porci, ammalati di tubercolosi e immessi su di un territorio saturo e in crisi ad infettare poveri bambini innocenti! Criminali scappati da prigioni, anzi provenienti da Stati che le prigioni le hanno svuotate proprio perchè costavano troppo e c'erano gli imbecilli italiani che raccoglievano tutta la merda senza guardare a niente!!!
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