Discussione:
Economia & politica
(troppo vecchio per rispondere)
Luigino Ferrari
2017-04-24 08:43:34 UTC
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Raw Message
Gli errori delle élite sulla globalizzazione.
«La globalizzazione è la condizione economica in cui un esercito di
schiavi produce per un esercito di disoccupati». La formula di Marine
Le Pen in poche parole coglie una delle contraddizioni del tempo che
viviamo. Il giudizio è ovviamente impietoso. La globalizzazione non ha
fatto solo disastri: ha ridotto la distanza tra le diverse parti del
mondo, migliorando le condizioni di vita di milioni di persone. E
tuttavia, questo slogan, al di là delle intenzioni, tocca questioni
vere. In realtà, per molti anni le magagne della crescita sono state
nascoste da una finanziarizzazione in grado di sostenere consumi a
debito. Ma dopo il 2008 il gioco non ha più funzionato. Quello che le
élite non hanno capito è che, nelle nuove condizioni in cui ci
troviamo a vivere, la «globalizzazione» viene letta come un modello
che avvantaggia solo pochi a danno di molti (a cui si chiede di
portare pazienza).
..........
E qui mi fermo dal riportare un articolo-disamina realista quindi
condivisibile a cui aggiungo: per la legge dei vasi comunicanti, la
pazienza di chi sta sotto, non potra' comunque bastare, per
salvaguardare il benessere dei "pochi" privilegiati, i quali, dovranno
inevitabilmente scendere, se non precipitare, malgrado resti minimale
il beneficio di chi sta peggio, per la sproporzione delle parti in
causa. Una situazione comunque complicata, che la globalizzazione
potrà migliorare in accelerazione, in proporzione alla presa di
coscienza delle minuscole frazioni dei privilegiati.
Luigino Ferrari
2017-04-25 09:10:27 UTC
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Gli errori delle élite sulla globalizzazione.
«La globalizzazione è la condizione economica in cui un esercito di
schiavi produce per un esercito di disoccupati». La formula di Marine
Le Pen in poche parole coglie una delle contraddizioni del tempo che
viviamo. Il giudizio è ovviamente impietoso. La globalizzazione non ha
fatto solo disastri: ha ridotto la distanza tra le diverse parti del
mondo, migliorando le condizioni di vita di milioni di persone. E
tuttavia, questo slogan, al di là delle intenzioni, tocca questioni
vere. In realtà, per molti anni le magagne della crescita sono state
nascoste da una finanziarizzazione in grado di sostenere consumi a
debito. Ma dopo il 2008 il gioco non ha più funzionato. Quello che le
élite non hanno capito è che, nelle nuove condizioni in cui ci
troviamo a vivere, la «globalizzazione» viene letta come un modello
che avvantaggia solo pochi a danno di molti (a cui si chiede di
portare pazienza).
..........
E qui mi fermo dal riportare un articolo-disamina realista quindi
condivisibile a cui aggiungo: per la legge dei vasi comunicanti, la
pazienza di chi sta sotto, non potra' comunque bastare, per
salvaguardare il benessere dei "pochi" privilegiati, i quali, dovranno
inevitabilmente scendere, se non precipitare, malgrado resti minimale
il beneficio di chi sta peggio, per la sproporzione delle parti in
causa. Una situazione comunque complicata, che la globalizzazione
potrà migliorare in accelerazione, in proporzione alla presa di
coscienza delle minuscole frazioni dei privilegiati.
Luigino Ferrari
2017-05-02 14:07:14 UTC
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Gli errori delle élite sulla globalizzazione.
«La globalizzazione è la condizione economica in cui un esercito di
schiavi produce per un esercito di disoccupati». La formula di Marine
Le Pen in poche parole coglie una delle contraddizioni del tempo che
viviamo. Il giudizio è ovviamente impietoso. La globalizzazione non ha
fatto solo disastri: ha ridotto la distanza tra le diverse parti del
mondo, migliorando le condizioni di vita di milioni di persone. E
tuttavia, questo slogan, al di là delle intenzioni, tocca questioni
vere. In realtà, per molti anni le magagne della crescita sono state
nascoste da una finanziarizzazione in grado di sostenere consumi a
debito. Ma dopo il 2008 il gioco non ha più funzionato. Quello che le
élite non hanno capito è che, nelle nuove condizioni in cui ci
troviamo a vivere, la «globalizzazione» viene letta come un modello
che avvantaggia solo pochi a danno di molti (a cui si chiede di
portare pazienza).
..........
E qui mi fermo dal riportare un articolo-disamina realista quindi
condivisibile a cui aggiungo: per la legge dei vasi comunicanti, la
pazienza di chi sta sotto, non potra' comunque bastare, per
salvaguardare il benessere dei "pochi" privilegiati, i quali, dovranno
inevitabilmente scendere, se non precipitare, malgrado resti minimale
il beneficio di chi sta peggio, per la sproporzione delle parti in
causa. Una situazione comunque complicata, che la globalizzazione
potrà migliorare in accelerazione, in proporzione alla presa di
coscienza delle minuscole frazioni dei privilegiati.
Luigino Ferrari
2017-05-15 05:57:49 UTC
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Gli errori delle élite sulla globalizzazione.
«La globalizzazione è la condizione economica in cui un esercito di
schiavi produce per un esercito di disoccupati». La formula di Marine
Le Pen in poche parole coglie una delle contraddizioni del tempo che
viviamo. Il giudizio è ovviamente impietoso. La globalizzazione non ha
fatto solo disastri: ha ridotto la distanza tra le diverse parti del
mondo, migliorando le condizioni di vita di milioni di persone. E
tuttavia, questo slogan, al di là delle intenzioni, tocca questioni
vere. In realtà, per molti anni le magagne della crescita sono state
nascoste da una finanziarizzazione in grado di sostenere consumi a
debito. Ma dopo il 2008 il gioco non ha più funzionato. Quello che le
élite non hanno capito è che, nelle nuove condizioni in cui ci
troviamo a vivere, la «globalizzazione» viene letta come un modello
che avvantaggia solo pochi a danno di molti (a cui si chiede di
portare pazienza).
..........
E qui mi fermo dal riportare un articolo-disamina realista quindi
condivisibile a cui aggiungo: per la legge dei vasi comunicanti, la
pazienza di chi sta sotto, non potra' comunque bastare, per
salvaguardare il benessere dei "pochi" privilegiati, i quali, dovranno
inevitabilmente scendere, se non precipitare, malgrado resti minimale
il beneficio di chi sta peggio, per la sproporzione delle parti in
causa. Una situazione comunque complicata, che la globalizzazione
potrà migliorare in accelerazione, in proporzione alla presa di
coscienza delle minuscole frazioni dei privilegiati.
Luigino Ferrari
2017-05-19 13:27:22 UTC
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Gli errori delle élite sulla globalizzazione.
«La globalizzazione è la condizione economica in cui un esercito di
schiavi produce per un esercito di disoccupati». La formula di Marine
Le Pen in poche parole coglie una delle contraddizioni del tempo che
viviamo. Il giudizio è ovviamente impietoso. La globalizzazione non ha
fatto solo disastri: ha ridotto la distanza tra le diverse parti del
mondo, migliorando le condizioni di vita di milioni di persone. E
tuttavia, questo slogan, al di là delle intenzioni, tocca questioni
vere. In realtà, per molti anni le magagne della crescita sono state
nascoste da una finanziarizzazione in grado di sostenere consumi a
debito. Ma dopo il 2008 il gioco non ha più funzionato. Quello che le
élite non hanno capito è che, nelle nuove condizioni in cui ci
troviamo a vivere, la «globalizzazione» viene letta come un modello
che avvantaggia solo pochi a danno di molti (a cui si chiede di
portare pazienza).
..........
E qui mi fermo dal riportare un articolo-disamina realista quindi
condivisibile a cui aggiungo: per la legge dei vasi comunicanti, la
pazienza di chi sta sotto, non potra' comunque bastare, per
salvaguardare il benessere dei "pochi" privilegiati, i quali, dovranno
inevitabilmente scendere, se non precipitare, malgrado resti minimale
il beneficio di chi sta peggio, per la sproporzione delle parti in
causa. Una situazione comunque complicata, che la globalizzazione
potrà migliorare in accelerazione, in proporzione alla presa di
coscienza delle minuscole frazioni dei privilegiati.
Luigino Ferrari
2017-05-05 13:12:50 UTC
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Gli errori delle élite sulla globalizzazione.
«La globalizzazione è la condizione economica in cui un esercito di
schiavi produce per un esercito di disoccupati». La formula di Marine
Le Pen in poche parole coglie una delle contraddizioni del tempo che
viviamo. Il giudizio è ovviamente impietoso. La globalizzazione non ha
fatto solo disastri: ha ridotto la distanza tra le diverse parti del
mondo, migliorando le condizioni di vita di milioni di persone. E
tuttavia, questo slogan, al di là delle intenzioni, tocca questioni
vere. In realtà, per molti anni le magagne della crescita sono state
nascoste da una finanziarizzazione in grado di sostenere consumi a
debito. Ma dopo il 2008 il gioco non ha più funzionato. Quello che le
élite non hanno capito è che, nelle nuove condizioni in cui ci
troviamo a vivere, la «globalizzazione» viene letta come un modello
che avvantaggia solo pochi a danno di molti (a cui si chiede di
portare pazienza).
..........
E qui mi fermo dal riportare un articolo-disamina realista quindi
condivisibile a cui aggiungo: per la legge dei vasi comunicanti, la
pazienza di chi sta sotto, non potra' comunque bastare, per
salvaguardare il benessere dei "pochi" privilegiati, i quali, dovranno
inevitabilmente scendere, se non precipitare, malgrado resti minimale
il beneficio di chi sta peggio, per la sproporzione delle parti in
causa. Una situazione comunque complicata, che la globalizzazione
potrà migliorare in accelerazione, in proporzione alla presa di
coscienza delle minuscole frazioni dei privilegiati.
Luigino Ferrari
2017-05-07 09:36:13 UTC
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«La globalizzazione è la condizione economica in cui un esercito di
schiavi produce per un esercito di disoccupati». La formula di Marine
Le Pen in poche parole coglie una delle contraddizioni del tempo che
viviamo. Il giudizio è ovviamente impietoso. La globalizzazione non ha
fatto solo disastri: ha ridotto la distanza tra le diverse parti del
mondo, migliorando le condizioni di vita di milioni di persone. E
tuttavia, questo slogan, al di là delle intenzioni, tocca questioni
vere. In realtà, per molti anni le magagne della crescita sono state
nascoste da una finanziarizzazione in grado di sostenere consumi a
debito. Ma dopo il 2008 il gioco non ha più funzionato. Quello che le
élite non hanno capito è che, nelle nuove condizioni in cui ci
troviamo a vivere, la «globalizzazione» viene letta come un modello
che avvantaggia solo pochi a danno di molti (a cui si chiede di
portare pazienza).
..........
E qui mi fermo dal riportare un articolo-disamina realista quindi
condivisibile a cui aggiungo: per la legge dei vasi comunicanti, la
pazienza di chi sta sotto, non potra' comunque bastare, per
salvaguardare il benessere dei "pochi" privilegiati, i quali, dovranno
inevitabilmente scendere, se non precipitare, malgrado resti minimale
il beneficio di chi sta peggio, per la sproporzione delle parti in
causa. Una situazione comunque complicata, che la globalizzazione
potrà migliorare in accelerazione, in proporzione alla presa di
coscienza delle minuscole frazioni dei privilegiati.
Luigino Ferrari
2017-06-11 08:34:37 UTC
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«La globalizzazione è la condizione economica in cui un esercito di
schiavi produce per un esercito di disoccupati». La formula di Marine
Le Pen in poche parole coglie una delle contraddizioni del tempo che
viviamo. Il giudizio è ovviamente impietoso. La globalizzazione non ha
fatto solo disastri: ha ridotto la distanza tra le diverse parti del
mondo, migliorando le condizioni di vita di milioni di persone. E
tuttavia, questo slogan, al di là delle intenzioni, tocca questioni
vere. In realtà, per molti anni le magagne della crescita sono state
nascoste da una finanziarizzazione in grado di sostenere consumi a
debito. Ma dopo il 2008 il gioco non ha più funzionato. Quello che le
élite non hanno capito è che, nelle nuove condizioni in cui ci
troviamo a vivere, la «globalizzazione» viene letta come un modello
che avvantaggia solo pochi a danno di molti (a cui si chiede di
portare pazienza).
..........
E qui mi fermo dal riportare un articolo-disamina realista quindi
condivisibile a cui aggiungo: per la legge dei vasi comunicanti, la
pazienza di chi sta sotto, non potra' comunque bastare, per
salvaguardare il benessere dei "pochi" privilegiati che stanno sopra,
i quali, dovranno inevitabilmente scendere, se non precipitare,
malgrado resti minimale il beneficio di chi sta peggio, per la
sproporzione delle parti in causa. Una situazione comunque complicata,
che la globalizzazione potrà migliorare in accelerazione, in
proporzione alla presa di coscienza delle minuscole frazioni dei
privilegiati.
Luigino Ferrari
2017-07-12 15:07:33 UTC
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Gli errori delle élite sulla globalizzazione.
«La globalizzazione è la condizione economica in cui un esercito di
schiavi produce per un esercito di disoccupati». La formula di Marine
Le Pen in poche parole coglie una delle contraddizioni del tempo che
viviamo. Il giudizio è ovviamente impietoso. La globalizzazione non ha
fatto solo disastri: ha ridotto la distanza tra le diverse parti del
mondo, migliorando le condizioni di vita di milioni di persone. E
tuttavia, questo slogan, al di là delle intenzioni, tocca questioni
vere. In realtà, per molti anni le magagne della crescita sono state
nascoste da una finanziarizzazione in grado di sostenere consumi a
debito. Ma dopo il 2008 il gioco non ha più funzionato. Quello che le
élite non hanno capito è che, nelle nuove condizioni in cui ci
troviamo a vivere, la «globalizzazione» viene letta come un modello
che avvantaggia solo pochi a danno di molti (a cui si chiede di
portare pazienza).
..........
E qui mi fermo dal riportare un articolo-disamina realista quindi
condivisibile a cui aggiungo: per la legge dei vasi comunicanti, la
pazienza di chi sta sotto, non potra' comunque bastare, per
salvaguardare il benessere dei "pochi" privilegiati che stanno sopra,
i quali, dovranno inevitabilmente scendere, se non precipitare,
malgrado resti minimale il beneficio di chi sta peggio, per la
sproporzione delle parti in causa. Una situazione comunque complicata,
che la globalizzazione potrà migliorare in accelerazione, in
proporzione alla presa di coscienza delle minuscole frazioni dei
privilegiati.

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