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l'unica mattanza che c'è in Italia è quella dei lavoratori
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malefik ®
2018-02-13 07:16:17 UTC
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Il buco sale a quasi 1,5 milioni. Il Movimento ammette: conti gonfiati

Il leader: “Non mi fido più di nessuno”. Verifiche su Toninelli. Lezzi:
io innocente

«Dai calcoli che abbiamo fatto noi mancano più soldi di quanto affermato
dai giornali». La prima ammissione del M5S, arriva alle 14,30 di ieri
attraverso un comunicato ufficioso dello staff. La seconda ammissione
arriva qualche ora dopo: «E’ possibile che ci sia stato un errore di
calcolo nella somma totale delle restituzioni di questi cinque anni. È
una cifra più alta di quanto hanno in realtà restituito i parlamentari».
Dunque, la differenza - il famoso buco - tra quanto dichiarato dai 5
Stelle sul sito tirendiconto.it e quanto risulta dai versamenti
effettivi nel fondo di garanzia per la microimpresa raccolto dal Tesoro
e gestito al Mise è frutto di falsificazioni e bonifici truccati, come
quelli ammessi dai parlamentari Andrea Cecconi e Carlo Martelli, ma
anche da una manovra sistematica del M5S che ha gonfiato - si vedrà se
con dolo o meno - la somma finale, quella che fa da vetrina sul sito del
partito.





La cifra dei 226 mila euro mancanti fornita anche dalla Stampa domenica
- e sulla quale Luigi Di Maio aveva detto «non è un buco ma c’è stato un
errore nella contabilità» - era stata calcolata per difetto. Il buco
invece c’è ed è di oltre un milione di euro. Per la precisione 1,401
milioni. Ammettiamo che, come hanno fatto sapere i 5 Stelle, i 226 mila
euro sono stati sanati dai bonifici effettuati nel panico generale a
partire dal 2 febbraio, giorno in cui è venuta a galla l’inchiesta delle
Iene, comprendendo anche quelli di riparazione di Andrea Cecconi e Carlo
Martelli, i parlamentari incastrati e rei confessi (95 mila euro in
due): l’ammanco resta comunque di 1,4 milioni di euro.



È quanto risulta dalla somma di altri soldi che sono finiti dove non
dovevano stare, cioè nel mucchio dei rimborsi dei parlamentari. Infatti
il totale calcolato dai 5 Stelle comprende 530.599 euro che sono il
frutto dei tagli dei consiglieri di quattro regioni (Liguria, Emilia,
Veneto e Trentino) e 606 mila euro che arrivano dagli europarlamentari.
Non solo. Da giorni, diversi ex 5 Stelle stanno accusando il Movimento
di conteggiare anche i soldi che hanno continuato a versare loro, alcuni
per anni, senza più essere tenuti a tagliarsi lo stipendio e senza
apparire nei profili di tirendiconto.it. «Era una promessa elettorale»
spiega Cristian Iannuzzi «e ho pensato che fosse giusto verso i miei
elettori farlo anche se mi hanno cacciato». Il deputato è stato espulso
nel gennaio 2015, ma ha inviato bonifici sul fondo del microcredito fino
al dicembre 2015, per un totale di 40 mila euro.



Lo stesso ha fatto la madre, eletta al Senato ed espulsa come il figlio
nel gennaio 2015: 40 mila euro per un anno. Dal 2016 in poi entrambi
hanno preferito dirottare parte della loro indennità ai terremotati di
Amatrice. Nello stesso computo finale del M5S risultano, senza alcuna
specifica, pure i 144.382 euro versati dal gennaio 2015 (mese della sua
espulsione) al gennaio 2018 da Giuseppe Vacciano, il famoso senatore
«prigioniero suo malgrado» del Senato, perché impossibilitato a
dimettersi. Infine, 40 mila euro provengono dai conti correnti di due
deputati epurati per le firme false di Palermo, Riccardo Nuti e Giulia
Di Vita.



«In origine il sito del rendiconto era aggiornato manualmente. Ci sono
stati degli errori - spiega una fonte dei vertici -. Ma soprattutto
abbiamo sbagliato a non creare noi un meccanismo di controllo sui
versamenti effettivi» È una storia di superficialità, questa, ma anche
di bugie e di misere furberie. Un collaboratore di Di Maio venerdì ha
chiesto al Mef un accesso agli atti per vedere bonifico dopo bonifico
chi ha mentito e chi no. «Non mi fido più di nessuno» ha detto il
leader, deluso «da squallide menzogne». In un clima di isteria e
sospetto generale, Di Maio ha cambiato strategia: vuole stanare subito
tutti colpevoli, prima che la sua campagna elettorale venga travolta da
altre rivelazioni.



I suoi uomini stanno contattando ogni singolo parlamentare e a ognuno
viene rivolta la stessa domanda: «Sei sicuro al 100% che sia tutto
regolare con le restituzioni». Tra le persone contattate dallo staff per
avere spiegazioni più approfondite c’è anche un fedelissimo di Di Maio:
Danilo Toninelli. Secondo l’ex collaboratore della Casaleggio, Marco
Canestrari, il deputato avrebbe bonificato sempre la stessa cifra per
mesi: 1996,19 euro. Così. secondo l’ex grillino, avrebbero fatto Carlo
Sibilia e Vito Crimi. E anche Mario Giarrusso: 1.481,20 euro da aprile a
luglio 2015. Nei primi tre mesi il bonifico riporta il timbro della
stessa data ma non il Cro, il codice che identifica la transizione.



Nel servizio delle Iene la fonte anonima che ha denunciato gli
imbrogli parla di almeno 10 persone coinvolte. Due sono Cecconi e
Martelli, il terzo è il senatore Maurizio Buccarella che ieri si è
autosospeso. Su Barbara Lezzi, altro nome finito nel mirino, c’è più
prudenza. La senatrice assicura di essersi già rivolta alla banca, di
essere «pienamente inn ocente» e di «poterlo provare».

http://www.lastampa.it/2018/02/13/italia/cronache/il-buco-sale-a-quasi-milioni-il-movimento-ammette-conti-gonfiati-ZKgnZj5vsraWqetjQMU9nI/pagina.html
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"Contro la stupidita', neanche gli dei possono lottare."
[Friedrich von Schiller - "Giovanna d'Arco", Atto III, Scena 6]
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