Discussione:
La "protezione umanitaria" e la "protezione sussidiaria"
Aggiungi Risposta
tattoo
2018-02-12 12:59:10 UTC
Rispondi
Permalink
Raw Message
I documenti segreti sulla truffa della democrazia grillina

https://www.ilfoglio.it/politica/2018/02/01/news/m5s-rousseau-documenti-segreti-m5s-176284/

Le scatole cinesi, Rousseau, la non competenza, il bluff della
democrazia diretta. Il Foglio ha ottenuto dal Garante della privacy le
carte inedite che mettono sotto processo il metodo Casaleggio.
L’intreccio grillino non è solo folclore. Inchiesta
ché forse qualcuno ancora non se ne è reso conto. Dunque. In Italia
esiste un partito guidato da un comico di nome Beppe Grillo, diretto da
un ologramma di nome Luigi Di Maio, eterodiretto dal capo di una srl
privata di nome Davide Casaleggio che si candida ad applicare in tutta
Italia il modello Raggi facendo leva su tre messaggi chiari e definiti:
noi siamo il partito della trasparenza, noi siamo il partito della
legalità, noi siamo il partito della democrazia diretta. Su questo
partito, la classe dirigente italiana ha scelto da tempo di non farsi
troppe domande, ha scelto di coprirsi gli occhi di fronte ai profili di
incostituzionalità e ha scelto di voler considerare solo un puro
fenomeno di folclore la presenza, in questo movimento, di un soggetto
non eletto da nessuno che attraverso un’associazione privata di nome
Rousseau controlla la vita democratica e le attività di un movimento
senza che questo movimento possa avere alcun tipo di controllo sulle
attività del suo controllore: il signor Davide Casaleggio.

La democrazia del Movimento 5 stelle, come è noto, è governata
dall’Associazione Rousseau, di cui Davide Casaleggio è presidente,
tesoriere e amministratore unico. Ma mentre Casaleggio ha il potere di
governare i dati degli iscritti di Rousseau, le procedure di votazione
dei candidati del movimento, le scelte delle proposte da presentare in
Parlamento, i soldi versati oggi dagli iscritti e domani dai
parlamentari (300 euro al mese, con il risultato che un partito nato per
abolire il finanziamento pubblico dei partiti finanzierà con i soldi
pubblici incassati dai parlamentari un’associazione privata), al
contrario il movimento non può indicare i vertici, non può influenzare
le decisioni, non può avere contezza di quali siano le regole interne,
la gestione delle risorse finanziarie e le procedure per entrare in
Rousseau. Nessuna trasparenza, come è stato costretto ad ammettere ieri
nel corso di una trasmissione televisiva il simpatico deputato grillino
Danilo Toninelli, che proprio mentre il Foglio pubblicava online, in
esclusiva, lo statuto dell’associazione Rousseau ha sostenuto che lo
scoop del Foglio, sullo statuto Rousseau, fosse “una mera invenzione,
perché non esiste alcuno statuto Rousseau”. Ehm... Mossi da un senso di
vicinanza profonda nei confronti dell’onorevole Toninelli oggi offriamo
al deputato del Movimento 5 stelle un’altra storia che gli elettori
grillini meriterebbero di conoscere e che riguarda una vicenda
stranamente non rilanciata nelle ultime settimane dai solitamente molto
prolifici onorevoli grillini: la genesi del provvedimento del Garante
della privacy contro l’Associazione Rousseau, accusata di violazioni nel
trattamento dei dati personali dell’Associazione Rousseau. Quello che
tutti sapete è che lo scorso 2 gennaio il Garante per la privacy ha reso
noto il suo ammonimento. Quello che nessuno sa è come il garante è
arrivato a quell’ammonimento. Ve lo raccontiamo.

Esclusiva: così Davide Casaleggio è diventato il padrone del M5s

Per raccontarvi cosa è successo prima del 2 gennaio bisogna partire da
qui: cosa si è scoperto durante i mesi in cui si è lavorato per studiare
gli eventuali illeciti commessi da Rousseau nel trattamento dei dati
personali degli iscritti alla sua piattaforma (150 mila iscritti, anche
se quelli realmente attivi dovrebbero essere circa un terzo). Nel
provvedimento del garante, pubblicato il 21 dicembre 2017, erano
presenti alcuni rimandi a diversi allegati omessi nel provvedimento.
Così ci siamo incuriositi e l’8 gennaio abbiamo mandato allo stesso
garante, ai sensi del d.lgs n. 97 del 2016, una “richiesta di accesso
civico agli atti relativi all’indagine del garante sulla così detta
piattaforma Rousseau e al provvedimento del 21 dicembre 2017, in
particolare per acquisire i verbali delle operazioni compiute e le
istanze e le altre segnalazioni pervenute al garante, nonché ogni altro
elaborato, analisi o rapporto prodotto dall’ufficio”. Il garante ha
fatto le sue verifiche (incredibilmente, nessuno prima del Foglio lo
aveva chiesto) e il 30 gennaio ci è stato consegnato un plico con tutta
la documentazione. E tra i vari file allegati ci sono spunti utili per
capire perché sui tre messaggi forti del Movimento 5 stelle – noi siamo
il partito della trasparenza, noi siamo il partito della legalità, noi
siamo il partito della democrazia diretta – c’è qualcosa che non torna e
che anche l’onorevole Toninelli merita di conoscere.



La prima notizia riguarda il tema della trasparenza (e il garante della
privacy poi deciderà se si tratta anche di un tema che sconfina nella
non legalità). Il 2 gennaio i giornali hanno riportato le accuse del
garante della privacy sul tema degli “illeciti nel trattamento dei dati
degli utenti” e sul voto elettronico “non anonimo”. Basta sfogliare le
carte però per capire che in realtà sono gli stessi legali di Davide
Casaleggio il 5 ottobre 2017 a riconoscere che i gestori della
piattaforma Rousseau sono consapevoli che il voto non risponde ai
criteri di segretezza e che può essere tracciato. Sentite qui: “A
specifica domanda dei verbalizzanti, la parte (Casaleggio) ha fatto
presente che sussiste la possibilità teorica di ricondurre, tramite
altre informazioni disponibili nel sistema, il voto espresso
all’identità del votante, possibilità che tuttavia non è mai stata
utilizzata”. E a conferma di questa consapevolezza gli avvocati
ammettono che i gestori di Rousseau stanno studiando “delle soluzioni
basate su tecnologia blockchain, che consentirebbe di pervenire ad una
certificazione dei voti espressi, rispettando la segretezza del voto”.
Cosa che finora, ammettono gli avvocati di Casaleggio, non è stata
garantita. Potrebbe bastare questo per farsi qualche domanda sulla
truffa della democrazia diretta, ma nel dossier del garante della
privacy si trova qualche considerazione in più. Una è in un rapporto,
finora inedito, di trentaquattro pagine, depositato il 29 novembre 2017
presso l’archivio del garante per la protezione dei dati personali, e
che è così intitolato: “Note sugli aspetti di sicurezza relativi alle
piattaforme on line gestite dalla Casaleggio & Associati S.r.l per conto
di Giuseppe Piero Grillo, dell’Associazione Rousseau e del Movimento 5
stelle”. I più attenti tra voi avranno notato che già in questa
presentazione c’è una notizia: al contrario di quello che sostiene
Davide Casaleggio, che il 2 gennaio ha dato mandato ai suoi legali di
“riservarsi il diritto di procedere in qualsiasi sede giudiziale, sia
penale che civile, nei confronti di tutti coloro che in modo mendace e
in mala fede continueranno intenzionalmente e pubblicamente a confondere
la predetta società (la Casaleggio Associati con l’Associazione
Rousseau, il garante della privacy afferma che anche Rousseau “è
gestita” non da Davide Casaleggio come persona fisica ma direttamente
dalla Casaleggio Associati. E per capire perché questa affermazione è
formulata senza proposizioni dubitative conviene arrivare alla fine
dell’articolo.
Luigino Ferrari
2018-02-13 08:52:40 UTC
Rispondi
Permalink
Raw Message
Post by tattoo
I documenti segreti sulla truffa della democrazia grillina
https://www.ilfoglio.it/politica/2018/02/01/news/m5s-rousseau-documenti-segreti-m5s-176284/
Le scatole cinesi, Rousseau, la non competenza, il bluff della
democrazia diretta. Il Foglio ha ottenuto dal Garante della privacy le
carte inedite che mettono sotto processo il metodo Casaleggio.
L’intreccio grillino non è solo folclore. Inchiesta
ché forse qualcuno ancora non se ne è reso conto. Dunque. In Italia
esiste un partito guidato da un comico di nome Beppe Grillo, diretto da
un ologramma di nome Luigi Di Maio, eterodiretto dal capo di una srl
privata di nome Davide Casaleggio che si candida ad applicare in tutta
noi siamo il partito della trasparenza, noi siamo il partito della
legalità, noi siamo il partito della democrazia diretta. Su questo
partito, la classe dirigente italiana ha scelto da tempo di non farsi
troppe domande, ha scelto di coprirsi gli occhi di fronte ai profili di
incostituzionalità e ha scelto di voler considerare solo un puro
fenomeno di folclore la presenza, in questo movimento, di un soggetto
non eletto da nessuno che attraverso un’associazione privata di nome
Rousseau controlla la vita democratica e le attività di un movimento
senza che questo movimento possa avere alcun tipo di controllo sulle
attività del suo controllore: il signor Davide Casaleggio.
La democrazia del Movimento 5 stelle, come è noto, è governata
dall’Associazione Rousseau, di cui Davide Casaleggio è presidente,
tesoriere e amministratore unico. Ma mentre Casaleggio ha il potere di
governare i dati degli iscritti di Rousseau, le procedure di votazione
dei candidati del movimento, le scelte delle proposte da presentare in
Parlamento, i soldi versati oggi dagli iscritti e domani dai
parlamentari (300 euro al mese, con il risultato che un partito nato per
abolire il finanziamento pubblico dei partiti finanzierà con i soldi
pubblici incassati dai parlamentari un’associazione privata), al
contrario il movimento non può indicare i vertici, non può influenzare
le decisioni, non può avere contezza di quali siano le regole interne,
la gestione delle risorse finanziarie e le procedure per entrare in
Rousseau. Nessuna trasparenza, come è stato costretto ad ammettere ieri
nel corso di una trasmissione televisiva il simpatico deputato grillino
Danilo Toninelli, che proprio mentre il Foglio pubblicava online, in
esclusiva, lo statuto dell’associazione Rousseau ha sostenuto che lo
scoop del Foglio, sullo statuto Rousseau, fosse “una mera invenzione,
perché non esiste alcuno statuto Rousseau”. Ehm... Mossi da un senso di
vicinanza profonda nei confronti dell’onorevole Toninelli oggi offriamo
al deputato del Movimento 5 stelle un’altra storia che gli elettori
grillini meriterebbero di conoscere e che riguarda una vicenda
stranamente non rilanciata nelle ultime settimane dai solitamente molto
prolifici onorevoli grillini: la genesi del provvedimento del Garante
della privacy contro l’Associazione Rousseau, accusata di violazioni nel
trattamento dei dati personali dell’Associazione Rousseau. Quello che
tutti sapete è che lo scorso 2 gennaio il Garante per la privacy ha reso
noto il suo ammonimento. Quello che nessuno sa è come il garante è
arrivato a quell’ammonimento. Ve lo raccontiamo.
Esclusiva: così Davide Casaleggio è diventato il padrone del M5s
Per raccontarvi cosa è successo prima del 2 gennaio bisogna partire da
qui: cosa si è scoperto durante i mesi in cui si è lavorato per studiare
gli eventuali illeciti commessi da Rousseau nel trattamento dei dati
personali degli iscritti alla sua piattaforma (150 mila iscritti, anche
se quelli realmente attivi dovrebbero essere circa un terzo). Nel
provvedimento del garante, pubblicato il 21 dicembre 2017, erano
presenti alcuni rimandi a diversi allegati omessi nel provvedimento.
Così ci siamo incuriositi e l’8 gennaio abbiamo mandato allo stesso
garante, ai sensi del d.lgs n. 97 del 2016, una “richiesta di accesso
civico agli atti relativi all’indagine del garante sulla così detta
piattaforma Rousseau e al provvedimento del 21 dicembre 2017, in
particolare per acquisire i verbali delle operazioni compiute e le
istanze e le altre segnalazioni pervenute al garante, nonché ogni altro
elaborato, analisi o rapporto prodotto dall’ufficio”. Il garante ha
fatto le sue verifiche (incredibilmente, nessuno prima del Foglio lo
aveva chiesto) e il 30 gennaio ci è stato consegnato un plico con tutta
la documentazione. E tra i vari file allegati ci sono spunti utili per
capire perché sui tre messaggi forti del Movimento 5 stelle – noi siamo
il partito della trasparenza, noi siamo il partito della legalità, noi
siamo il partito della democrazia diretta – c’è qualcosa che non torna e
che anche l’onorevole Toninelli merita di conoscere.
E qui mi fermo dal leggere la lunga diagnosi, da cui emerge una
sorpresa che si sia lasciato passare tanto tempo per, accertare e
rendere noto che alcuni grillini avevano disatteso l'impegno
pubblicamente assunto, di versare il 50% dei loro emolumenti per
finanziare attivita' produttive.
Post by tattoo
La prima notizia riguarda il tema della trasparenza (e il garante della
privacy poi deciderà se si tratta anche di un tema che sconfina nella
non legalità). Il 2 gennaio i giornali hanno riportato le accuse del
garante della privacy sul tema degli “illeciti nel trattamento dei dati
degli utenti” e sul voto elettronico “non anonimo”. Basta sfogliare le
carte però per capire che in realtà sono gli stessi legali di Davide
Casaleggio il 5 ottobre 2017 a riconoscere che i gestori della
piattaforma Rousseau sono consapevoli che il voto non risponde ai
criteri di segretezza e che può essere tracciato. Sentite qui: “A
specifica domanda dei verbalizzanti, la parte (Casaleggio) ha fatto
presente che sussiste la possibilità teorica di ricondurre, tramite
altre informazioni disponibili nel sistema, il voto espresso
all’identità del votante, possibilità che tuttavia non è mai stata
utilizzata”. E a conferma di questa consapevolezza gli avvocati
ammettono che i gestori di Rousseau stanno studiando “delle soluzioni
basate su tecnologia blockchain, che consentirebbe di pervenire ad una
certificazione dei voti espressi, rispettando la segretezza del voto”.
Cosa che finora, ammettono gli avvocati di Casaleggio, non è stata
garantita. Potrebbe bastare questo per farsi qualche domanda sulla
truffa della democrazia diretta, ma nel dossier del garante della
privacy si trova qualche considerazione in più. Una è in un rapporto,
finora inedito, di trentaquattro pagine, depositato il 29 novembre 2017
presso l’archivio del garante per la protezione dei dati personali, e
che è così intitolato: “Note sugli aspetti di sicurezza relativi alle
piattaforme on line gestite dalla Casaleggio & Associati S.r.l per conto
di Giuseppe Piero Grillo, dell’Associazione Rousseau e del Movimento 5
stelle”. I più attenti tra voi avranno notato che già in questa
presentazione c’è una notizia: al contrario di quello che sostiene
Davide Casaleggio, che il 2 gennaio ha dato mandato ai suoi legali di
“riservarsi il diritto di procedere in qualsiasi sede giudiziale, sia
penale che civile, nei confronti di tutti coloro che in modo mendace e
in mala fede continueranno intenzionalmente e pubblicamente a confondere
la predetta società (la Casaleggio Associati con l’Associazione
Rousseau, il garante della privacy afferma che anche Rousseau “è
gestita” non da Davide Casaleggio come persona fisica ma direttamente
dalla Casaleggio Associati. E per capire perché questa affermazione è
formulata senza proposizioni dubitative conviene arrivare alla fine
dell’articolo.
Loading...