Discussione:
TONI CAPUOZZO ASFALTA GINO STRADA: “MIGRANTI CHE ARRIVANO IN ITALIA NON FUGGONO DA GUERRA”
(troppo vecchio per rispondere)
vocifero
2018-07-12 09:46:04 UTC
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Raw Message
La vicenda della nave Diciotti e del suo dirottamento è stata
analizzata anche da Toni Capuozzo in un confronto con Gino Strada a In
Onda su La7.

“La cosa che mi colpisce di più è che ci sia stato una sorta di
ammutinamento a bordo – premette Capuozzo -. È la prima volta che sento
di naufraghi salvati dall’annegamento che si rivoltano. Mi chiedo quali
persone siano davvero a bordo di quella nave”.

“Credo sia un episodio illuminante: continuiamo a subire queste
migrazioni, non siamo in alcun modo in grado di gestirle. Chiunque
conosca l’Africa – sottolinea Capuozzo – sa benissimo che non si tratta
dei più poveri e dei bisognosi. L’unica guerra oggi in corso in Africa
è nel sud Sudan, dove più di 1 milione di profughi si sposta verso
l’Uganda: non ce n’è uno che sale sui gommoni degli scafisti”.

Era. E’ stato firmato un accordo di pace settimane fa.

“La stragrande maggioranza degli immigrati non sta fuggendo dalla
guerra. Togliamoci dalla mente l’illusione che stiamo aiutando i più
poveri e i più diseredati. Una madre vedova con quattro figlie non
partirà mai: non avrebbe i soldi per affrontare quel viaggio. Chiunque
ha i soldi per pagare gli scafisti ha il diritto di venire in Italia.
Un Paese serio deve provare a governare fenomeni come questo…”.

Salvini sta restituendo serietà al governo del Paese.

Parentesi: ma quanto è odiosa la coppia Parenzo – Telese?

— Vox (@VoxNewsInfo)
https://voxnews.info/2018/07/12/toni-capuozzo-asfalta-gino-strada-migranti-che-arrivano-in-italia-non-fuggono-da-guerra/
e
2018-07-12 10:01:00 UTC
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Raw Message
Il giorno giovedì 12 luglio 2018 11:46:05 UTC+2, voci fero di bufale ha scritto:
> La vicenda della nave Diciotti e del suo dirottamento è stata
> analizzata anche da Toni Capuozzo in un confronto con Gino Strada a In
> Onda su La7.
>
La differenza tra GINO STRADA la cui vita è stata spesa per curare milioni di persone, aprire ospedali in posti pericolosi cercndo di curare tutti, senza badare a quale parte in guerra appartenesse e quella di un certo Capuozzo, già gionlista di Lotta Continua e poi finito con Minoli, è la stessa che passa tra San Francesco e Longino.
ilchierico
2018-07-12 20:30:45 UTC
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On 12/07/2018 12:01, e wrote:

> La differenza tra GINO STRADA la cui vita

Ancora? Ebbasta!
vocifero
2018-07-12 20:43:55 UTC
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Raw Message
Il 12/07/2018 22:30, ilchierico ha scritto:
> On 12/07/2018 12:01, e wrote:
>
>> La differenza tra GINO STRADA la cui vita
>
> Ancora? Ebbasta!
>

è uno stinco bodenfio di tavernello di quarta segata (cit)
ilchierico
2018-07-13 14:04:28 UTC
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Raw Message
On 12/07/2018 22:43, vocifero wrote:

> è uno stinco bodenfio di tavernello di quarta segata (cit)

Stai a vedere che e' implicato pure nella morte di Massoud, il leone del
Panshir, l'unico afghano che poteva metter pace in quella terra, che era
rimasto vivo solo perche' non si fidava di nessuno.

Leggasi quel che scrisse Ettore Mo in morte di Ahmad Shah Massoud.

Da notare che i signori giornalisti viaggiano nella carrozza Club
assieme al signor Gino Qualunque, in omaggio alla sobrieta' di stocazzo
(scusa ma non ho resistito).

Ecco che parte il treno...

Gino Strada: «Sono per una sanità pubblica. Fossi ministro, niente
convenzioni con i privati»
In treno, il medico fondatore di Emergency racconta i suoi tanti no alla
politica, da Veltroni a Renzi. L’ultimo? Ai Cinque Stelle: «Ho fatto
notare che la nostra è una delle associazioni che hanno definito “taxi
del mare”». L’alleanza con Salvini? «Decreterà la fine del M5S».
«Smettere di fumare? Ogni tanto, la sera, una canna me la faccio»
di Vittorio Zincone

GINO STRADA SI PIAZZA NEL POSTO ACCANTO AL FINESTRINO. Parla lentamente,
lo sguardo verso il paesaggio che scorre veloce. Davanti all’obiettivo
del fotografo è abbastanza a disagio. Doppio Binario sul Milano-Roma con
il fondatore di Emergency, medico globe-trotter. Dice: «La chirurgia è
la mia passione. Ho compiuto settant’anni, ma finché ce la faccio,
opero». C’è chi lo considera un santo laico e chi non sopporta la sua
radicalità pacifista di ultra-sinistra.
Emergency ha una sessantina di presìdi nel mondo. «Da quando siamo nati
abbiamo curato circa 9 milioni di persone». Nel 2016 era una delle
Organizzazioni Non Governative presenti nel Mediterraneo per soccorrere
i migranti in difficoltà. Strada spiega: «Abbiamo interrotto le attività
perché non avevamo fondi. Se avessi una nave mi rimetterei subito in mare».

Il governo ha chiuso i porti italiani alle ONG.
«È una decisione gravissima. Razzi-fascismo. Un fascismo di impronta
razzista. Matteo Salvini fabbrica odio, violenza, indifferenza e crudeltà».

Gli italiani lo hanno votato. E i sondaggi danno la Lega in crescita.
Siamo diventati un popolo razzista?
«Non credo. L’ondata razzi-fascista è un fenomeno internazionale. Spero
in un moto di resistenza da parte degli italiani per costruire un Paese
civile. Anche se ora è difficile vedere segnali positivi: si lasciano
morire esseri umani per incuria e si dà battaglia contro chi cerca di
aiutare dei disperati».

Salvini dice che bisogna fermare l’invasione di migranti.
«Ma quale invasione? L’idea stessa di Europa finisce se alziamo muri.
Anche perché non c’è un problema migranti, c’è un’emergenza umanitaria.
Parliamo di esseri umani che hanno bisogno di aiuto, più di noi, perché
ne hanno passate di tutti i colori».

Lei non fa grande distinzione tra migranti politici, profughi e migranti
economici.
«È una distinzione ipocrita. I ministri Matteo Salvini e Danilo
Toninelli quanto resisterebbero con un dollaro al giorno? Per milioni di
persone la domanda non è “che cosa mangio stasera?”, ma “mangio
stasera?”. I politici europei non hanno idea di che cosa voglia dire
morire di fame. Salvini dice bugie in continuazione. Dovrebbe fare un
giro nella baraccopoli di Rosarno per capire la pacchia di chi raccoglie
i nostri agrumi. E poi gli sbarchi sono già diminuiti, ma non mi pare
che i posti di lavoro in Italia siano aumentati di conseguenza».

Gino Strada in treno da Milano a Roma Gino Strada in treno da Milano a Roma

Lei che cosa suggerisce di fare con le centinaia di migliaia di migranti
pronti a imbarcarsi per l’Europa?
«Non ho una ricetta. Ma qualsiasi discussione dovrebbe partire da un
principio di fondo: non si possono condannare a morte degli esseri umani».

Sarebbe favorevole alla realizzazione di corridoi umanitari…
«Sarebbe la prima cosa da fare. Ma in modo serio, sicuro. Non amo
parlare delle persone come se fossero sacchi di patate, ma se il flusso
venisse gestito legalmente ci si potrebbe preparare anche meglio ad
accoglierli».

Lei, prima di Salvini, ha criticato anche il precedente ministro degli
Interni, Marco Minniti.
«Salvini è in continuità netta con Minniti. Se si prescinde dal fatto
che un provvedimento causerà dei morti, allora vale tutto. Negli ultimi
decenni è stato smantellato un sistema di valori e siamo arrivati a
mettere in dubbio il principio fondamentale del “non uccidere”. Ormai si
uccide, si tortura e si fa morire. è la logica dell’indifferenza. Della
guerra tra “noi e loro”. Una logica bellica».

Strada è un pacifista oltranzista: «A chi mi chiede come sia possibile
non fare la guerra, rispondo: “Basta non farla”». Aggiunge: «Darei il
mio voto e la mia disponibilità al primo partito che mettesse in
programma la riduzione drastica o l’eliminazione delle spese militari e
il rientro di tutti gli italiani dalle missioni».

L’Italia produce armi.
«Matteo Renzi ha rivendicato e applaudito l’aumento vertiginoso delle
esportazioni militari durante il suo governo».

È vero che Renzi le propose di fare il ministro?
«È circolata questa voce, ma non è così. I Cinque Stelle, invece, mi
hanno contattato prima della formazione dell’ultimo governo».

Che cosa le hanno offerto?
«Un ministero. Gli ho fatto notare che Emergency è una delle
associazioni che loro definirono “taxi del mare”».

Nel 2013 lei è arrivato secondo alle Quirinarie del M5S, subito dopo
Milena Gabanelli.
«Credo che l’alleanza con Salvini decreterà la fine del M5S. I loro
valori di riferimento sono gli statement della Casaleggio Associati. Gli
altri, i ragazzi, non sanno nemmeno che cosa dicono. Comunque anche
Walter Veltroni mi chiese di fare il ministro della Salute».

Declinò anche con lui.
«Sì. Dico a tutti: se dovessi fare il ministro reintrodurrei la dicitura
Ministero della Sanità Pubblica. Con me non ci sarebbero convenzioni con
i privati. Non un euro. Io sono per una sanità pubblica, di alta qualità
e totalmente gratuita. Per ri-costruirla non servirebbero nemmeno altri
investimenti. Bisognerebbe smettere di rubare. Almeno trenta miliardi
l’anno finiscono in profitto. Quando una struttura sanitaria che
dovrebbe essere ospitale con chi soffre diventa un’azienda in cui si
gioca con i rimborsi e il pagamento a prestazione, si mette in atto un
crimine sociale».

Passiamo Firenze. è l’ora del caffè. Strada confessa che gradirebbe una
sigaretta. Quando gli chiedo se abbia mai provato a smettere, fraintende
la domanda e dice: «La sera una canna ogni tanto me la faccio. Tanto
ormai si trova in tabaccheria». Segue breve conversazione sulla
marijuana che ormai è praticamente legalizzata e sull’aumento di uso di
eroina da parte degli afghani da quando nel Paese sono presenti i
soldati statunitensi. Strada appena può torna a parlare della pace e
della guerra: «Lo sa che cosa c’è nel programma dei Cinque Stelle sulla
guerra?».

Che cosa?
«Citano l’articolo 11 della Costituzione».

«L’Italia ripudia la guerra».
«Ma le pare che un articolo della Costituzione possa entrare in un
programma elettorale? Non sanno neanche questa roba».

Lei ha protestato spesso contro la violazione di quell’articolo.
«Certo. I governi lo hanno violato bombardando l’ex Jugoslavia, e
intervenendo in Iraq, in Afghanistan… Chi decide di entrare in guerra
generalmente è gente di una mediocrità incredibile».

Le missioni militari sono definite di pace o umanitarie.
«Già, ma se vuoi andare in Afghanistan a curare i bambini ci mandi un
mezzo blindato con dentro quattro soldati o un pediatra? Tra l’altro lo
sa che il primo incontro tra un politico italiano e un talebano in
Afghanistan l’ho organizzato io?».

Chi era il politico?
«Ugo Intini. Sottosegretario agli Esteri, con Lamberto Dini ministro.
All’epoca il dossier della Farnesina era composto da due paginette
striminzite. Molti parlamentari non sapevano nemmeno dove fosse
l’Afghanistan. Io chiedevo: “Ma avete rapporti con l’Alleanza del Nord?
Qualcuno di voi parla con Massoud?”».

Ahmad Shah Massoud, il “Leone del Panshir”.
«Un funzionario mi disse: “Massoud è un fantasma irraggiungibile”.
Allora presi il telefono e lo chiamai. Massoud era un mio grande amico,
veniva spesso a prendere il tè a casa mia».

Gli italiani sono ancora in Afghanistan.
«Noi subiamo le alleanze. I patti internazionali così diventano una
schiavitù. Qualche anno fa ne parlai con Romano Prodi. Mi chiese quale
fosse secondo me una buona exit strategy per l’Afghanistan».

Che cosa gli rispose?
«Che avrebbe dovuto ordinare ai nostri militari di mettersi in fila, di
formare una colonna e di cominciare a camminare verso Ovest. Sempre
dritto. In quel modo sarebbero usciti dall’Afghanistan. L’ho incontrato
recentemente. Mi ha dato ragione. Ma c’è poco da aver ragione. Se oggi
in Italia ci fossero centomila soldati di una qualunque nazione X,
liberi di torturare, ammazzare, bombardare, come reagirebbero gli
italiani?».

Strada è stato in Afghanistan anche due mesi fa. Racconta: «Sono stanco
di comunicare ogni mese un nuovo record di feriti. Ci sono attentati
tutti i giorni. Gli americani si chiedono se devono sparare ancora ai
talebani, visto che anche loro combattono l’Isis».

Gino Strada in Stazione a Milano Gino Strada in Stazione a Milano

Le prime volte che è stato a Kabul lavorava ancora per la Croce Rossa
Internazionale. Quando decise di dar vita a Emergency?
«Nel 1994, insieme a un gruppo di medici e di infermieri. Conoscevamo le
zone di guerra. Volevamo dare una mano».

Il primo presidio?
«In Ruanda. Era appena scoppiato il genocidio. Partimmo per Kigali e ci
sistemammo nell’ospedale principale, che era stato devastato».

È vero che non ha mai fatto pagare una sua prestazione medica?
«Sì. Ne vado molto orgoglioso. Ho sempre e solo vissuto del mio stipendio».

Ha studiato Medicina nella Milano sessantottina.
«Diciamo che, finita l’esperienza nel Movimento Studentesco, mi sono
messo a studiare sul serio. La politica allora ti fagocitava: ogni
sabato c’era da organizzare un corteo».

Lei è nato a Sesto San Giovanni, la Stalingrado d’Italia.
«Mio padre e mia madre erano operai. Ma da ragazzino non ho mai
partecipato alla vita politico-culturale di Sesto. L’impegno è nato alla
Statale di Milano. Prima pensavo ad andare bene a scuola, a giocare a
pallone e a dare qualche occhiata alle ragazze. A quindici anni ho
conosciuto Teresa, che poi ho sposato nel 1971».

Teresa è Teresa Sarti, co-fondatrice di Emergency.
«Aveva due anni più di me. è stata per molto presidente, l’anima
dell’organizzazione. Senza di lei non credo che Emergency si sarebbe
sviluppata».

È venuta a mancare nel 2009.
«Era straordinaria nella capacità di coinvolgere le persone. Ovunque
andasse a fare una conferenza nasceva un nostro gruppo».

Chi sono i vostri finanziatori?
«La maggior parte sono piccoli donatori. Tantissimi».

Le è capitato di rifiutare offerte di finanziamento?
«Certo. Non accettiamo aiuti da aziende o istituzioni che abbiano a che
fare con la guerra».

Un anno fa è uscito un articolo su l’Espresso in cui si ipotizzava che
l’uscita da Emergency di sua figlia Cecilia fosse dovuto proprio alla
scelta di accettare soldi da aziende come Eni e Impregilo.
«Una calunnia. Sono incazzato e ho querelato chi l’ha scritto. Il
giudice ha archiviato il caso senza nemmeno consultarci e quindi farò
ricorso. La verità è che non abbiamo mai preso soldi da Eni e mai li
prenderemo. La storia è stata montata ad arte per colpire me».

Strada comincia a elencare tutte le volte che gli sono arrivati attacchi
dalla parte politica che in realtà gli dovrebbe essere vicina: la
sinistra. Racconta: «Quando Emergency aprì un reparto di
cardio-chirurgia in Sudan ci stroncarono».

Quelle da sinistra sono le critiche che fanno più male?
«Sono abituato. In Italia c’è chi cerca di fare qualcosa, chi non fa un
cazzo e poi ci sono i peggiori».

Chi sarebbero?
«Quelli che non fanno un cazzo e vogliono dire agli altri che cosa fare
e come farlo».
Giovanni Polito
2018-07-13 15:45:08 UTC
Permalink
Raw Message
Il 12/07/2018 11:01, e ha scritto:
> Il giorno giovedì 12 luglio 2018 11:46:05 UTC+2, voci fero di bufale ha scritto:
>> La vicenda della nave Diciotti e del suo dirottamento è stata
>> analizzata anche da Toni Capuozzo in un confronto con Gino Strada a In
>> Onda su La7.
>>
> La differenza tra GINO STRADA la cui vita è stata spesa per curare milioni di persone, aprire ospedali in posti pericolosi cercndo di curare tutti, senza badare a quale parte in guerra appartenesse e quella di un certo Capuozzo, già gionlista di Lotta Continua e poi finito con Minoli, è la stessa che passa tra San Francesco e Longino.
>
>

ECCO CHI E' GINO STRADA:
http://groups.google.it/group/it.politica/browse_thread/thread/76d917c2bab45b70/37a52572fe53c5b1?hl=it&lnk=gst&q=katanghesi#37a52572fe53c5b1


Gino Strada “il pacifista” è lo stesso che faceva da "luogotenente" -
insieme al futuro odontoiatra Leghissa - a Luca Cafiero il famigerato
capo del servizio d'ordine del famigerato Movimento Studentesco del
l'Università Statale di Milano, quello dei terribili e mai dimenticati
“katanghesi”.
Per l'esattezza Strada, insieme a Leghissa, era il capo del servizio
d'ordine di Medicina e Scienze e il suo gruppo o squadra aveva questo
inequivocabile nome: "Lenin". Rispetto ai capi degli altri servizi
d'ordine - ad esempio Mario Martucci per la Bocconi e il suo gruppo
"Stalin", o Franco Origoni per la squadra di Architettura, o Roberto
Tuminelli, l'erede delle famose scuole private per il recupero-anni,
alla guida del gruppo "Dimitroff", il bulgaro segretario della Terza
Internazionale accusato da Hitler di aver incendiato il Reichstag - il
gruppo guidato da Strada si distingueva per la più cieca obbedienza e
fedeltà a quel fior di democratico e di amante dei diritti civili che
rispondeva al nome di Luca Cafiero, capo supremo di tutti i Servizi
d'Ordine e poi divenuto deputato del PCI, candidato a Napoli, dove
superò addirittura in fatto di preferenze l'on. Giorgio Napolitano. Ora
Cafiero è ritornato a fare il docente universitario alla facoltà di
Filosofia della Statale. Al
comando generale e assoluto di Cafiero c'erano i gruppi "Stalin",
"Dimitroff" e tanti altri - ciascuno dei quali aveva uno o più
sotto-capi -, ma era il "Lenin" di Gino Strada che si distingueva per la
prontezza e la capacità di intervento laddove ce ne fosse stato bisogno.
In sostanza, ancora ben lontano dallo scoprire il suo attuale animo
pacifista, Gino Strada era uno degli uomini di punta di quel Movimento
dichiaratamente marxista-leninista-stalinista-maoista che aveva i suoi
uomini guida in Mario Capanna, Salvatore "Turi" Toscano e Luca Cafiero.
I milanesi, e non solo loro, ricordano benissimo quegli anni, e
soprattutto quei sabati di violenza, di scontri, di disordini. Ma ora
nessuno dice loro che ad accendere quelle scintille c'era anche
l'odierno "predicatore" Gino Strada. Solo che allora non aveva
dimestichezza con le colombe bianche, le
bandiere multicolori, il rispetto altrui, il ramoscello d'ulivo. Ma era
molto di più avvezzo ai seguenti segni identificativi: l'eskimo, il
casco da combattimento, e l'obbligo di portare con sé, 24 ore su 24, le
"caramelle": cioè due sassi nelle tasche e soprattutto "la penna", cioè
la famosa Hazet 36 cromata, una chiave inglese d'acciaio lunga quasi
mezzo metro nascosta sotto l'eskimo o nelle tasche del loden.
Alla "penna" - si usava questo termine durante le telefonate per evitare
problemi con le intercettazioni - si era arrivati partendo dalla
"stagetta" (i manici di piccone che avevano il difetto di spezzarsi al
contatto col cranio da colpire), dalle mazze con avvitato un bullone
sulla sommità per
fare più male, e dai tondini di ferro usati per armare il cemento, ma
anch'essi non adatti poiché si piegavano.
I katanghesi e il loro servizio d'ordine, Gino Strada in testa, erano
arrivati a questa scelta finale in fatto di armamentario, su esplicita
indicazione del loro collegio di difesa che allineava nomi oggi
famosissimi come quello di Gaetano Pecorella, Marco Janni, Gigi Mariani,
insieme ad altre decine di futuri principi del foro, mentre sul fronte
dei "Magistrati Democratici" spiccava la figura di Edmondo Bruti
Liberati. Il "collegio di difesa" aveva dato istruzioni ben precise in
caso di arresti e processi: "Negare sempre l'evidenza", anche in caso di
fotografie o filmati inequivocabili, definire come "strumento di lavoro"
la scoperta eventuale della chiave inglese. Sarebbe stato difficile
giustificare come tale un manico da piccone o un tondino di ferro,
facilmente considerabili e catalogabili come "arma impropria", mentre
diventata più facile con la chiave inglese. "Dite che
stavate andando a riparare il bagno della nonna o che vi serviva per
sistemare l'auto di vostro padre", poteva essere una delle indicazioni
difensive consigliate in caso di bisogno.
"Pacifici ma mai pacifisti" era uno degli slogan ideati da Mario
Capanna, ed è strano dunque che oggi Gino Strada si definisca proprio
"pacifista".
Comunque - a parte la canzoncina ritmata con cui si caricavano prima
degli scontri (kata-kata-katanga) - essi pronunciavano ad alta voce ben
altri slogan di quelli di oggi e perseguivano ben altri obiettivi. E i
loro avversari non erano solo i Tommaso Staiti sul fronte della destra,
ma anche i "compagni" di Avanguardia Operaia (molti dei quali oggi sono
esponenti dei Verdi), Lotta Continua (dei Sofri, Mario Deaglio, Gad
Lerner, apprezzato radiocronista dai microfoni di Radio Popolare
incaricato di dare le istruzioni in diretta sulle vie da evitare e sulle
strade di fuga in cui fuggire) e Lotta Comunista (memorabile e
indimenticabile uno scontro di inaudita violenza) e perfino coi primi
gruppi di Comunione & Liberazione. Anche quelli di sinistra erano i
"nemici" di Strada al pari di Tom Staiti e dei suoi.
Non c'è bisogno di scomodare la memoria del prefetto Mazza e del suo
famoso rapporto, la cui rispondenza alla verità venne riconosciuta solo
molti anni dopo, per affermare che il servizio d'ordine del Movimento
Studentesco era uno dei corpi più militarizzati, una autentica banda
armata che incuteva terrore e seminava odio in quegli anni. Si trattava
di una autentica falange macedone di 300-500 persone, (Strada e Leghissa
ne guidavano una cinquantina), che non arretravano di un millimetro
nemmeno di fronte agli scudi del la polizia in assetto da combattimento.
Semmai, purtroppo avveniva talvolta il contrario. Unico aspetto positivo
è che, a differenza di Lotta Continua, l'MS non ha prodotto successivi
passaggi al terrorismo. Anche se bisognerebbe riaprire le pagine del
delitto Franceschi alla Bocconi e sarebbe ora che la coscienza di
qualcuno che conosce la verità finalmente si aprisse.
Che si trattasse di un corpo militarizzato, in tutti i sensi, strumenti
di violenza compresi, è fuor di dubbio. Così come è indubitabile la
autentica ed elevata ferocia che caratterizzava quei gruppi che
attaccavano deliberatamente la polizia come quando si trattò di arrivare
alla Bocconi perconquistare il diritto dei lavoratori ad avere le aule
per i loro corsi serali. E non possono certo essere le attuali
conversioni dei Sergio Cusani, degli Alessandro Dalai, dei Gino Strada,
degli Ugo Volli (considerato, senza ritengo alcuno, "l'erede di Umberto
Eco") o degli Ugo Vallardi (al vertice del gruppo Rizzoli-Corriere della
Sera) a far dimenticare quegli anni, quelle violenze, e quelle "squadre
di propaganda" di cui faceva parte anche un certo Sergio Cofferati, in
qualità di studente-lavoratore della Pirelli.
Qualcuno, quando incrocia il dottor Gino Strada in qualche talk-show
televisivo, vuole provare a ricordargli se ha qualche ricordo di quei
giorni, di quegli scontri, di quelle spranghe, di quei ragazzi
(poliziotti o studenti) rimasti sul selciato?
Che bello sarebbe poterglielo chiedere al dottor Gino Strada se rinnega
il suo passato e come si concilia col suo presente. E poi, soprattutto:
quale titolo ha costui per poter definire "delinquenti politici" gli altri?

Da un intervento di “topociccio”

Se i tuoi eroi sono questi ti vedo messo male.
Giovanni Polito


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