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Ma al PD sono tutti incensurati, invece....
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ernesto
2018-08-10 23:05:16 UTC
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Raw Message
Non si può negare che i dirigenti della Lega, di Forza Italia e Fini siano tutti da galera.

Berlusconi 4 anni
Dellutri 7 anni
Previti 8 anni
Salvini 30 gg
Maroni 30 gg
Bossi 2,5 anni
Galan 2,5 anni col patteggiamento
Fini accusato di truffa e riciclaggio

ho dimenticto qualche boss di questa destra criminale?

ah sì, Formigoni 6 anni

non se ne salva UNO.
e
massivan
2018-08-11 00:23:11 UTC
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Raw Message
"ernesto"
Non si può negare che i dirigenti della Lega, di Forza Italia e Fini
siano tutti da galera.
Berlusconi 4 anni
Dellutri 7 anni
Previti 8 anni
Salvini 30 gg
Maroni 30 gg
Bossi 2,5 anni
Galan 2,5 anni col patteggiamento
Fini accusato di truffa e riciclaggio
ho dimenticto qualche boss di questa destra criminale?
ah sì, Formigoni 6 anni
non se ne salva UNO.
e
"massivan"

Se si tratta di malaffare ci vedi da un occhio
solo, vediamo di ripristinare anche l'altro.

--------------------------------------------------------------------------

Una pista si ferma in una banca austriaca, ma Vienna resta sorda alle
rogatorie del pool. Un troncone dell'indagine viene inviato, per competenza,
alla Procura di Roma, che lo chiuderà definitivamente. Un altro, quello
relativo ai falsi in bilancio della Eumit, passa a Torino e ottiene, come
vedremo, migliori risultati. La Procura piemontese arriverà a inquisire
Achille Occhetto, poi in parte assolto e in parte salvato dalla
prescrizione.

"Il Moderno", molti soldi pochi lettori Anche per le tangenti rosse un
filone tira l'altro. L'8 ottobre Di Pietro interroga Marco Fumagalli, il
nuovo segretario provinciale della Quercia, sul patrimonio del partito a
Milano. Nel 1992, dopo gli arresti dei primi comunisti per tangenti,
d'intesa con il segretario nazionale Occhetto, Fumagalli aveva messo al
lavoro tre "saggi" per controllare i sistemi di finanziamento.

I "saggi", nella relazione finale, avevano concluso che "la vita del partito
a Milano è stata segnata dalle difficoltà finanziarie della federazione,
mentre invece vi era una larga disponibilità di risorse a sostegno
dell'attività di un settore del partito". "Quale settore?", domanda Di
Pietro.

Fumagalli risponde che si tratta del Cir, il Centro di iniziativa
riformista, cioè il circolo della corrente migliorista, che svolgeva
un'intensa (e costosa) attività politica e pubblicava da anni un periodico,
Il Moderno. Di Pietro apre un'indagine su quel giornale, fortemente voluto
da Cervetti e Lodovico Festa (direttore editoriale) per dare voce alla
corrente, ormai divenuta un partito nel partito. Il Moderno inizia le
pubblicazioni nel 1984 come mensile e si rivela subito un insuccesso. Eppure
continua a uscire, e anzi si trasforma in settimanale.

Nel 1990 non raggiunge neppure le 500 copie medie a numero, ma i soldi non
mancano mai. Nel1988, per ripianare le perdite dei primi anni, viene
costituita una nuova società editrice, la Moderno srl. Soave spiega di
esserne stato vicepresidente e di aver avuto accanto Claudio Dini, il
presidente socialista della Metropolitana milanese, e un rappresentante
della Torno. Tra i finanziatori spiccano invece Fininvest, Ligresti, Torno,
Acqua, Gavio, Belleli e perfino Gianfranco Troielli, il cassiere occulto di
Craxi. Un pezzo di Psi craxiano dentro al Pci-Pds. Nel 1990 altri debiti,
altra società: la Nuovo Moderno srl. Ne acquistano le quote i soliti
imprenditori che contano a Milano. Bruno Binasco, a nome del gruppo Gavio,
ci mette 250 milioni. Angelo Simontacchi, del gruppo Torno, 168milioni. I
principali inserzionisti - senza alcun rientro pubblicitario - sono i
soliti: gruppo Ligresti, Torno, gruppo Acqua, Fininvest, Mediolanum,
Publitalia.

Che interesse avevano questi colossi a sponsorizzare, anche mediante
generosi acquisti di spazi pubblicitari, un giornale praticamente
invisibile? Risponde Binasco: "L'interesse di mantenere un buon rapporto con
il partito nell'area milanese e ingraziarsi quindi le strutture del Pci". E
Simontacchi: "Pur senza avere alcun interesse alla partecipazione",
Carnevale e Cervetti "mi avevano invitato a contribuire finanziariamente a
un'iniziativa editoriale del partito".

Sarà più esplicito il giudice che esaminerà il caso: pagavano Il Moderno non
"per una valutazione imprenditoriale", perché "nessuna legge di mercato può
fornire una spiegazione accettabile dell'intera vicenda
economico-finanziaria"; bensì "per ingraziarsi la componente migliorista del
Pci, che in sede locale aveva influenza politica e poteva tornare utile per
la loro attività economica". Le uscite per Il Moderno erano "vissute come
una spesa promozionale".

La Procura apre un'inchiesta per false fatturazioni e finanziamento illecito
al partito e indaga Cervetti, Soave, Carnevale, Festa (che anni dopo
diventerà condirettore del Foglio con un altro ex comunista, Giuliano
Ferrara) e una lunga serie di imprenditori-finanziatori. Subito archiviate
le posizioni di Festa e Cervetti, vengono processati Soave, Carnevale e gli
imprenditori. Saranno tutti assolti nel 1996. Per il Tribunale, finanziare
un giornale "vicino" a un partito, ma non ufficialmente di partito non
costituisce reato. Ma la Procura ricorre in Cassazione, che nel 1998 le dà
ragione e annulla la sentenza:

"Il finanziamento da parte della grande imprenditoria - si legge nella
sentenza dei supremi giudici - si traduceva in finanziamento illecito al
Pci-Pds milanese, corrente migliorista"; Il Modernoera il "destinatario
fittizio del finanziamento", essendo una "articolazione
politico-organizzativa del partito, con tutte le implicazioni e conseguenze
che ne derivano" per l'inosservanza della legge sul finanziamento ai
partiti. Il nuovo processo al Moderno però non si celebrerà mai: nel
frattempo i reati sono caduti in prescrizione.

Le tangenti sulle Gru Fininvest e comunisti si ritrovano fianco a fianco
nell'inchiesta sul centro commerciale "Le Gru" di Grugliasco, alle porte di
Torino. Il più grande centro commerciale d'Italia, dicono gli annunci
pubblicitari. Ma non è ancora inaugurato e già finisce sotto inchiesta: la
Procura torinese sospetta che, per ottenere le licenze, siano state pagate
tangenti ai partiti, compreso il Pci-Pds, che controlla l'amministrazione di
Grugliasco, uno dei comuni più "rossi" del Nord Italia.

Proprietari delle Gru sono, insieme, i francesi del gruppo Trema e gli
italiani di Euromercato-Standa (Fininvest). Ma a costruire l'enorme
struttura sono state due cooperative rosse. Silvio Berlusconi in persona va
a inaugurare la shopville in gran pompa, il 9 dicembre 1993. Cinque giorni
dopo vengono arrestati per corruzione, su richiesta del pm Ferrando, il
sindaco pidiessino Domenico Bernardi, l'ex sindaco comunista Angelo Ferrara,
quattro ex assessori e consiglieri comunali (tre socialisti e un
democristiano), oltre all'ex vicepresidente nazionale della Confcommercio
Ottavio Guala (che sarà assolto perché non considerato un pubblico
ufficiale). Coinvolti nelle indagini anche due consiglieri comunali di
Rifondazione comunista.

I politici arrestati sono accusati di aver incassato tangenti per almeno 2
miliardi, distribuite dall'architetto Alberto Milan, manager della Trema.
Milan, però, confessa di essersi occupato soltanto del "livello comunale",
mentre ai "livelli superiori" avrebbe provveduto la Fininvest. Ferrando, a
questo proposito, interroga Aldo Brancher, assistente dell'amministratore
delegato del gruppo Fininvest Fedele Confalonieri, già arrestato a Milano.

Chiede di sentire anche Silvio Berlusconi, che però riesce a rinviare per
mesi l'interrogatorio: accetterà di presentarsi al palazzo di giustizia di
Torino solo il 19 aprile1994, dopo aver vinto le elezioni. Il 24 novembre
1993 Ferrando ascolta come testimone anche Sergio Chiamparino, allora
segretario provinciale del Pds (nel 2001 diventerà sindaco di Torino), che
aveva incontrato l'architetto Milan, dal quale aveva ricevuto in regalo un
telefonino. Uscito dall'interrogatorio, Chiamparino rilascia una
dichiarazione tranquillizzante e perentoria: "Se Bernardi ha preso i soldi,
io sono un cretino".

Meno di un mese dopo, il 21 dicembre, Bernardi confessa di aver incassato
una tangente di 65 milioni. Nel registro degli indagati finisce pure Primo
Greganti: ha seguíto l'affare Le Gru in stretto contatto da una parte con le
cooperative rosse che hanno costruito il centro (la Coopsette di Reggio
Emilia e l'Antonelliana di Torino, unite per l'occasione nel consorzio
Galileo srl); dall'altra con la Standa, cioè con la Fininvest. La coppia
Brancher-Greganti sembra piuttosto affiatata: lavora spalla a spalla,
discute affari, conclude operazioni immobiliari.

Brancher fornisce a Greganti anche un telefono cellulare. Racconta, a
verbale, Mary Daniel Puhl, all'epoca collaboratrice e compagna di Brancher:
"Brancher mi accennò al fatto che parte degli uffici romani della
Promogolden [la società di Brancher] dovevano essere messi a disposizione di
Greganti, per cui successivamente firmai una delega indirizzata alla Sip di
Roma per l'acquisto e l'uso di un telefono cellulare al Greganti stesso".

I due, insomma, sono quasi soci. Ma negano entrambi di aver commesso reati.
Brancher sostiene che comunque l'attività della Promogolden non c'entra
nulla con la Fininvest. Parallelamente, Greganti ammette di essersi
interessato al reperimento di aree per centri commerciali in Piemonte da
offrire al gruppo Fininvest, ma in proprio, attraverso la sua società Lubar,
e non per conto del partito. Resta il fatto che le aree prescelte per gli
ipermercati Standa rientrano regolarmente in comuni amministrati dal Pds.

Il "padre" delle Gru si chiama, però, Carlo Orlandini, presidente di
Euromercato quando la società era ancora del gruppo Montedison (il passaggio
alla Fininvest è del 1989): "Si raggiunse un accordo con le cooperative -
rivela Orlandini a Ferrando il 26 novembre 1993 - in virtù del quale una
società da loro costituita e denominata Galileo avrebbe acquisito i terreni,
realizzato l'opera e ottenutole relative autorizzazioni urbanistiche ed
edilizie, rimanendo quelle commerciali responsabilità primaria di
Euromercato". Orlandini nega di aver pagato tangenti.

Ma ammette di aver incontrato, nel 1989, l'allora segretario del Pci
torinese Piero Fassino: "Parlammo dell'iniziativa del centro commerciale.
Egli mi disse che la sosteneva, a condizione che nulla fosse dato al suo
partito o a esponenti politici locali dello stesso". Subito dopo
l'interrogatorio, Orlandini si precipita a contattare Fassino: gli invia,
per posta e via fax, una lettera: Caro dottor Fassino, sono stato invitato
dal dottor Ferrando della Procura della Repubblica di Torino, come teste
nell'inchiesta sul centro commerciale di Grugliasco di cui - come
ricorderà - sono stato l'ideatore e il promotore.
Gli ho detto che fino a quando mi sono dimesso (maggio 1989) a seguito
dell'acquisto della mia società da parte del dottor Berlusconi, che è stato
il mio successore, non si è avuto alcun problema di tangenti, poiché si
trattava di acquisto di cosa futura, "chiavi in mano". Mi ha chiesto se
conoscevo Greganti, Brancher, che non ho mai visto.

Ho invece ricordato la figura di quel galantuomo che era il sindaco
Lorenzoni e poi il nostro incontro; e come Lei mi avesse espresso appoggio
all'iniziativa a condizione che non vi fosse alcun pagamento; il che
coincideva perfettamente col mio pensiero e coi miei principi [...]. Mi è
sembrato giusto ricordare una cosa che Le fa onore, e registrarla nel
verbale.


Un saluto cordiale, Carlo Orlandini.

Che cos'abbia spinto Orlandini a comunicare a Fassino il senso della sua
deposizione, in piena violazione del segreto investigativo, non si sa. Ma
quello stesso giorno Orlandini fa ben di più: fa tradurre la lettera in
francese e la inoltra per conoscenza ai massimi dirigenti parigini della
Trema, Maurice Bansaye Roger Flament. Immagina, a ragione, che prima o poi
verranno interrogati sullo stesso tema - il ruolo di Fassino - e non vuole
essere smentito. Così almeno intendono il suo avvertimento Bansay e Flament.
Ma non è questo l'unico riferimento nel caso Le Gru al futuro segretario dei
Ds.

La Procura di Torino ascolta Antonio Crivelli, ex capogruppo del Pci a
Grugliasco, passato nel 1992 al Psi. Crivelli dichiara: Io ero contrario
all'intera operazione Le Gru [...]. La linea del partito era invece che il
centro andava costruito a ogni costo: la nostra sensazione era che la
decisione fosse stata già presa in altra sede, e cioè in sede di segreterie
di partiti a livello provinciale e nazionale.

Non ricordo riunioni con esponenti della federazione per spiegare ai
consiglieri comunali la linea politica da seguire sulla questione: cioè
significa che attraverso altri canali gli accordi erano già stati presi e
che per questo i consiglieri dovevano semplicemente adeguarsi.

Crivelli non si adegua, esce dal partito e si avvicina ai socialisti. Ai
quali comincia a raccontare una vox populi che circolava nel consiglio
comunale diGrugliasco. Poi ai magistrati spiegherà: Avevo saputo che Fassino
si era recato a Parigi sotto la Tour Eiffel per ritirare una borsa con del
denaro, in relazione alla vicenda delle Gru.

Ho riferito questa cosa in quanto in effetti avevo saputo, parlando con
degli assessori e consiglieri comunali, che girava la voce che Fassino e
Martelli avessero preso dei soldi in Francia per Le Gru.

Ho aggiunto io i particolari del luogo (la Tour Eiffel) e della borsa. Non
sono in grado di dire chi me l'abbia detto [...], ma si trattava di una voce
ricorrente nell'ambito del consiglio comunale di Grugliasco; si trattava di
più persone che riferivano la cosa senza però alcun dato oggettivo o più
preciso. Credo che sentendo alcuni consiglieri o assessori di Grugliasco
questi possano riferire senz'altro il discorso relativo a Fassino.

Invece nessuno degli assessori o consiglieri interrogati riferirà alcunché,
né su Martelli né su Fassino, che viene comunque sentito come testimone. La
pista parigina si chiude con un nulla di fatto. Ma lascia inevasa una
domanda: come mai un altissimo dirigente del Pci-Pds faceva da "garante" a
un supermercato? Le uniche tangenti accertate per Le Gru rimangono quelle
pagate dalla Trema ai politici locali.
Per queste, finiscono in carcere a Torino Bansay e Flament. Interrogato nel
marzo 1994 dal gip Sebastiano Sorbello, quest'ultimo parla delle richieste
che gli fecero Renato Ciaiolo, presidente della cooperativa Antonelliana di
Torino, e Amos Vacondio, dirigente della Coopsette di ReggioEmilia, unite
per l'occasione nel consorzio Galileo: Ci chiesero inizialmente 110 miliardi
e poi 90-85 miliardi, contro
un'offertaTrema di 70. Alla fine accettarono un prezzo di 86 miliardi. [...]

Solo ora apprendo che questi terreni sono stati comprati a prezzi irrisori:
se questo è vero, allora quelli della Galileo hanno avuto un margine di
guadagno di circa 40 miliardi. [...] Abbiamo accettato di pagare un prezzo
politico, un vero e proprio pedaggio per entrare in Italia. Eravamo
consapevoli che questo enorme sovrapprezzo avesse una destinazione politica.
[...] L'enorme differenza fra il prezzo concordato di 86 miliardi e il
valore effettivo della struttura rappresentava per noi una vera e propria
tangente imposta alla Trema da Ciaiolo e Vacondio e accettata da Trema
perché rappresentava l'unica strada per ottenere licenze e concessioni
edilizie supplementari (a seguito delle varianti da noi richieste per le
nostre esigenze tecniche) e per conseguire, in definitiva, il nostro
obiettivo economico primario di insediarci nel mercato italiano. [...]
Incontrando Ciaiolo mi resi conto di aver a che fare con un vero e proprio
comunista staliniano, e che lui e la Antonelliana rappresentavano il vero
nocciolo duro dell'operazione.

da "Mani pulite, la vera storia"
Luigino Ferrari
2018-08-11 08:31:21 UTC
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Post by massivan
"ernesto"
Non si può negare che i dirigenti della Lega, di Forza Italia e Fini
siano tutti da galera.
Berlusconi 4 anni
Dellutri 7 anni
Previti 8 anni
Salvini 30 gg
Maroni 30 gg
Bossi 2,5 anni
Galan 2,5 anni col patteggiamento
Fini accusato di truffa e riciclaggio
ho dimenticto qualche boss di questa destra criminale?
ah sì, Formigoni 6 anni
non se ne salva UNO.
e
"massivan"
Se si tratta di malaffare ci vedi da un occhio
solo, vediamo di ripristinare anche l'altro.
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Una pista si ferma in una banca austriaca, ma Vienna resta sorda alle
rogatorie del pool. Un troncone dell'indagine viene inviato, per competenza,
alla Procura di Roma, che lo chiuderà definitivamente. Un altro, quello
relativo ai falsi in bilancio della Eumit, passa a Torino e ottiene, come
vedremo, migliori risultati. La Procura piemontese arriverà a inquisire
Achille Occhetto, poi in parte assolto e in parte salvato dalla
prescrizione.
"Il Moderno", molti soldi pochi lettori Anche per le tangenti rosse un
filone tira l'altro. L'8 ottobre Di Pietro interroga Marco Fumagalli, il
nuovo segretario provinciale della Quercia, sul patrimonio del partito a
Milano. Nel 1992, dopo gli arresti dei primi comunisti per tangenti,
d'intesa con il segretario nazionale Occhetto, Fumagalli aveva messo al
lavoro tre "saggi" per controllare i sistemi di finanziamento.
I "saggi", nella relazione finale, avevano concluso che "la vita del partito
a Milano è stata segnata dalle difficoltà finanziarie della federazione,
mentre invece vi era una larga disponibilità di risorse a sostegno
dell'attività di un settore del partito". "Quale settore?", domanda Di
Pietro.
Fumagalli risponde che si tratta del Cir, il Centro di iniziativa
riformista, cioè il circolo della corrente migliorista, che svolgeva
un'intensa (e costosa) attività politica e pubblicava da anni un periodico,
Il Moderno. Di Pietro apre un'indagine su quel giornale, fortemente voluto
da Cervetti e Lodovico Festa (direttore editoriale) per dare voce alla
corrente, ormai divenuta un partito nel partito. Il Moderno inizia le
pubblicazioni nel 1984 come mensile e si rivela subito un insuccesso. Eppure
continua a uscire, e anzi si trasforma in settimanale.
Nel 1990 non raggiunge neppure le 500 copie medie a numero, ma i soldi non
mancano mai. Nel1988, per ripianare le perdite dei primi anni, viene
costituita una nuova società editrice, la Moderno srl. Soave spiega di
esserne stato vicepresidente e di aver avuto accanto Claudio Dini, il
presidente socialista della Metropolitana milanese, e un rappresentante
della Torno. Tra i finanziatori spiccano invece Fininvest, Ligresti, Torno,
Acqua, Gavio, Belleli e perfino Gianfranco Troielli, il cassiere occulto di
Craxi. Un pezzo di Psi craxiano dentro al Pci-Pds. Nel 1990 altri debiti,
altra società: la Nuovo Moderno srl. Ne acquistano le quote i soliti
imprenditori che contano a Milano. Bruno Binasco, a nome del gruppo Gavio,
ci mette 250 milioni. Angelo Simontacchi, del gruppo Torno, 168milioni. I
principali inserzionisti - senza alcun rientro pubblicitario - sono i
soliti: gruppo Ligresti, Torno, gruppo Acqua, Fininvest, Mediolanum,
Publitalia.
Che interesse avevano questi colossi a sponsorizzare, anche mediante
generosi acquisti di spazi pubblicitari, un giornale praticamente
invisibile? Risponde Binasco: "L'interesse di mantenere un buon rapporto con
il partito nell'area milanese e ingraziarsi quindi le strutture del Pci". E
Simontacchi: "Pur senza avere alcun interesse alla partecipazione",
Carnevale e Cervetti "mi avevano invitato a contribuire finanziariamente a
un'iniziativa editoriale del partito".
Sarà più esplicito il giudice che esaminerà il caso: pagavano Il Moderno non
"per una valutazione imprenditoriale", perché "nessuna legge di mercato può
fornire una spiegazione accettabile dell'intera vicenda
economico-finanziaria"; bensì "per ingraziarsi la componente migliorista del
Pci, che in sede locale aveva influenza politica e poteva tornare utile per
la loro attività economica". Le uscite per Il Moderno erano "vissute come
una spesa promozionale".
La Procura apre un'inchiesta per false fatturazioni e finanziamento illecito
al partito e indaga Cervetti, Soave, Carnevale, Festa (che anni dopo
diventerà condirettore del Foglio con un altro ex comunista, Giuliano
Ferrara) e una lunga serie di imprenditori-finanziatori. Subito archiviate
le posizioni di Festa e Cervetti, vengono processati Soave, Carnevale e gli
imprenditori. Saranno tutti assolti nel 1996. Per il Tribunale, finanziare
un giornale "vicino" a un partito, ma non ufficialmente di partito non
costituisce reato. Ma la Procura ricorre in Cassazione, che nel 1998 le dà
"Il finanziamento da parte della grande imprenditoria - si legge nella
sentenza dei supremi giudici - si traduceva in finanziamento illecito al
Pci-Pds milanese, corrente migliorista"; Il Modernoera il "destinatario
fittizio del finanziamento", essendo una "articolazione
politico-organizzativa del partito, con tutte le implicazioni e conseguenze
che ne derivano" per l'inosservanza della legge sul finanziamento ai
partiti. Il nuovo processo al Moderno però non si celebrerà mai: nel
frattempo i reati sono caduti in prescrizione.
Le tangenti sulle Gru Fininvest e comunisti si ritrovano fianco a fianco
nell'inchiesta sul centro commerciale "Le Gru" di Grugliasco, alle porte di
Torino. Il più grande centro commerciale d'Italia, dicono gli annunci
pubblicitari. Ma non è ancora inaugurato e già finisce sotto inchiesta: la
Procura torinese sospetta che, per ottenere le licenze, siano state pagate
tangenti ai partiti, compreso il Pci-Pds, che controlla l'amministrazione di
Grugliasco, uno dei comuni più "rossi" del Nord Italia.
Proprietari delle Gru sono, insieme, i francesi del gruppo Trema e gli
italiani di Euromercato-Standa (Fininvest). Ma a costruire l'enorme
struttura sono state due cooperative rosse. Silvio Berlusconi in persona va
a inaugurare la shopville in gran pompa, il 9 dicembre 1993. Cinque giorni
dopo vengono arrestati per corruzione, su richiesta del pm Ferrando, il
sindaco pidiessino Domenico Bernardi, l'ex sindaco comunista Angelo Ferrara,
quattro ex assessori e consiglieri comunali (tre socialisti e un
democristiano), oltre all'ex vicepresidente nazionale della Confcommercio
Ottavio Guala (che sarà assolto perché non considerato un pubblico
ufficiale). Coinvolti nelle indagini anche due consiglieri comunali di
Rifondazione comunista.
I politici arrestati sono accusati di aver incassato tangenti per almeno 2
miliardi, distribuite dall'architetto Alberto Milan, manager della Trema.
Milan, però, confessa di essersi occupato soltanto del "livello comunale",
mentre ai "livelli superiori" avrebbe provveduto la Fininvest. Ferrando, a
questo proposito, interroga Aldo Brancher, assistente dell'amministratore
delegato del gruppo Fininvest Fedele Confalonieri, già arrestato a Milano.
Chiede di sentire anche Silvio Berlusconi, che però riesce a rinviare per
mesi l'interrogatorio: accetterà di presentarsi al palazzo di giustizia di
Torino solo il 19 aprile1994, dopo aver vinto le elezioni. Il 24 novembre
1993 Ferrando ascolta come testimone anche Sergio Chiamparino, allora
segretario provinciale del Pds (nel 2001 diventerà sindaco di Torino), che
aveva incontrato l'architetto Milan, dal quale aveva ricevuto in regalo un
telefonino. Uscito dall'interrogatorio, Chiamparino rilascia una
dichiarazione tranquillizzante e perentoria: "Se Bernardi ha preso i soldi,
io sono un cretino".
Meno di un mese dopo, il 21 dicembre, Bernardi confessa di aver incassato
una tangente di 65 milioni. Nel registro degli indagati finisce pure Primo
Greganti: ha seguíto l'affare Le Gru in stretto contatto da una parte con le
cooperative rosse che hanno costruito il centro (la Coopsette di Reggio
Emilia e l'Antonelliana di Torino, unite per l'occasione nel consorzio
Galileo srl); dall'altra con la Standa, cioè con la Fininvest. La coppia
Brancher-Greganti sembra piuttosto affiatata: lavora spalla a spalla,
discute affari, conclude operazioni immobiliari.
Brancher fornisce a Greganti anche un telefono cellulare. Racconta, a
"Brancher mi accennò al fatto che parte degli uffici romani della
Promogolden [la società di Brancher] dovevano essere messi a disposizione di
Greganti, per cui successivamente firmai una delega indirizzata alla Sip di
Roma per l'acquisto e l'uso di un telefono cellulare al Greganti stesso".
I due, insomma, sono quasi soci. Ma negano entrambi di aver commesso reati.
Brancher sostiene che comunque l'attività della Promogolden non c'entra
nulla con la Fininvest. Parallelamente, Greganti ammette di essersi
interessato al reperimento di aree per centri commerciali in Piemonte da
offrire al gruppo Fininvest, ma in proprio, attraverso la sua società Lubar,
e non per conto del partito. Resta il fatto che le aree prescelte per gli
ipermercati Standa rientrano regolarmente in comuni amministrati dal Pds.
Il "padre" delle Gru si chiama, però, Carlo Orlandini, presidente di
Euromercato quando la società era ancora del gruppo Montedison (il passaggio
alla Fininvest è del 1989): "Si raggiunse un accordo con le cooperative -
rivela Orlandini a Ferrando il 26 novembre 1993 - in virtù del quale una
società da loro costituita e denominata Galileo avrebbe acquisito i terreni,
realizzato l'opera e ottenutole relative autorizzazioni urbanistiche ed
edilizie, rimanendo quelle commerciali responsabilità primaria di
Euromercato". Orlandini nega di aver pagato tangenti.
Ma ammette di aver incontrato, nel 1989, l'allora segretario del Pci
torinese Piero Fassino: "Parlammo dell'iniziativa del centro commerciale.
Egli mi disse che la sosteneva, a condizione che nulla fosse dato al suo
partito o a esponenti politici locali dello stesso". Subito dopo
l'interrogatorio, Orlandini si precipita a contattare Fassino: gli invia,
per posta e via fax, una lettera: Caro dottor Fassino, sono stato invitato
dal dottor Ferrando della Procura della Repubblica di Torino, come teste
nell'inchiesta sul centro commerciale di Grugliasco di cui - come
ricorderà - sono stato l'ideatore e il promotore.
Gli ho detto che fino a quando mi sono dimesso (maggio 1989) a seguito
dell'acquisto della mia società da parte del dottor Berlusconi, che è stato
il mio successore, non si è avuto alcun problema di tangenti, poiché si
trattava di acquisto di cosa futura, "chiavi in mano". Mi ha chiesto se
conoscevo Greganti, Brancher, che non ho mai visto.
Ho invece ricordato la figura di quel galantuomo che era il sindaco
Lorenzoni e poi il nostro incontro; e come Lei mi avesse espresso appoggio
all'iniziativa a condizione che non vi fosse alcun pagamento; il che
coincideva perfettamente col mio pensiero e coi miei principi [...]. Mi è
sembrato giusto ricordare una cosa che Le fa onore, e registrarla nel
verbale.
Un saluto cordiale, Carlo Orlandini.
Che cos'abbia spinto Orlandini a comunicare a Fassino il senso della sua
deposizione, in piena violazione del segreto investigativo, non si sa. Ma
quello stesso giorno Orlandini fa ben di più: fa tradurre la lettera in
francese e la inoltra per conoscenza ai massimi dirigenti parigini della
Trema, Maurice Bansaye Roger Flament. Immagina, a ragione, che prima o poi
verranno interrogati sullo stesso tema - il ruolo di Fassino - e non vuole
essere smentito. Così almeno intendono il suo avvertimento Bansay e Flament.
Ma non è questo l'unico riferimento nel caso Le Gru al futuro segretario dei
Ds.
La Procura di Torino ascolta Antonio Crivelli, ex capogruppo del Pci a
Grugliasco, passato nel 1992 al Psi. Crivelli dichiara: Io ero contrario
all'intera operazione Le Gru [...]. La linea del partito era invece che il
centro andava costruito a ogni costo: la nostra sensazione era che la
decisione fosse stata già presa in altra sede, e cioè in sede di segreterie
di partiti a livello provinciale e nazionale.
Non ricordo riunioni con esponenti della federazione per spiegare ai
consiglieri comunali la linea politica da seguire sulla questione: cioè
significa che attraverso altri canali gli accordi erano già stati presi e
che per questo i consiglieri dovevano semplicemente adeguarsi.
Crivelli non si adegua, esce dal partito e si avvicina ai socialisti. Ai
quali comincia a raccontare una vox populi che circolava nel consiglio
comunale diGrugliasco. Poi ai magistrati spiegherà: Avevo saputo che Fassino
si era recato a Parigi sotto la Tour Eiffel per ritirare una borsa con del
denaro, in relazione alla vicenda delle Gru.
Ho riferito questa cosa in quanto in effetti avevo saputo, parlando con
degli assessori e consiglieri comunali, che girava la voce che Fassino e
Martelli avessero preso dei soldi in Francia per Le Gru.
Ho aggiunto io i particolari del luogo (la Tour Eiffel) e della borsa. Non
sono in grado di dire chi me l'abbia detto [...], ma si trattava di una voce
ricorrente nell'ambito del consiglio comunale di Grugliasco; si trattava di
più persone che riferivano la cosa senza però alcun dato oggettivo o più
preciso. Credo che sentendo alcuni consiglieri o assessori di Grugliasco
questi possano riferire senz'altro il discorso relativo a Fassino.
Invece nessuno degli assessori o consiglieri interrogati riferirà alcunché,
né su Martelli né su Fassino, che viene comunque sentito come testimone. La
pista parigina si chiude con un nulla di fatto. Ma lascia inevasa una
domanda: come mai un altissimo dirigente del Pci-Pds faceva da "garante" a
un supermercato? Le uniche tangenti accertate per Le Gru rimangono quelle
pagate dalla Trema ai politici locali.
Per queste, finiscono in carcere a Torino Bansay e Flament. Interrogato nel
marzo 1994 dal gip Sebastiano Sorbello, quest'ultimo parla delle richieste
che gli fecero Renato Ciaiolo, presidente della cooperativa Antonelliana di
Torino, e Amos Vacondio, dirigente della Coopsette di ReggioEmilia, unite
per l'occasione nel consorzio Galileo: Ci chiesero inizialmente 110 miliardi
e poi 90-85 miliardi, contro
un'offertaTrema di 70. Alla fine accettarono un prezzo di 86 miliardi. [...]
se questo è vero, allora quelli della Galileo hanno avuto un margine di
guadagno di circa 40 miliardi. [...] Abbiamo accettato di pagare un prezzo
politico, un vero e proprio pedaggio per entrare in Italia. Eravamo
consapevoli che questo enorme sovrapprezzo avesse una destinazione politica.
[...] L'enorme differenza fra il prezzo concordato di 86 miliardi e il
valore effettivo della struttura rappresentava per noi una vera e propria
tangente imposta alla Trema da Ciaiolo e Vacondio e accettata da Trema
perché rappresentava l'unica strada per ottenere licenze e concessioni
edilizie supplementari (a seguito delle varianti da noi richieste per le
nostre esigenze tecniche) e per conseguire, in definitiva, il nostro
obiettivo economico primario di insediarci nel mercato italiano. [...]
Incontrando Ciaiolo mi resi conto di aver a che fare con un vero e proprio
comunista staliniano, e che lui e la Antonelliana rappresentavano il vero
nocciolo duro dell'operazione.
da "Mani pulite, la vera storia"
Morale: ce n'e' per tutti, equivalente a: non si salva nessuno
ernesto
2018-08-12 19:11:05 UTC
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Post by massivan
"ernesto"
Non si può negare che i dirigenti della Lega, di Forza Italia e Fini
siano tutti da galera.
Berlusconi 4 anni
Dellutri 7 anni
Previti 8 anni
Salvini 30 gg
Maroni 30 gg
Bossi 2,5 anni
Galan 2,5 anni col patteggiamento
Fini accusato di truffa e riciclaggio
ho dimenticto qualche boss di questa destra criminale?
ah sì, Formigoni 6 anni
non se ne salva UNO.
e
"massivan"
Se si tratta di malaffare ci vedi da un occhio
solo, vediamo di ripristinare anche l'altro.
Una volta rfipristinato resta la realtà:

NESSUNO DEI VERTICI DEL PD HA UN CONDANNA ALLA GALERA, mentre ce l'hanno TUTTI ma proprio tutti i capi dei partiti di questa destra crimnalmafiosa.

E oltre alle condanne hanno dozzine e dozzine di prescrizioni per leggi che si sono fatti per salvarsi il portaimbuto (dalla ex-Cirielli in poi!).

e

e

Antonio Santoro
2018-08-11 02:40:33 UTC
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Al PD tutti incensurati? AAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHH
d***@gmail.com
2018-08-11 05:26:55 UTC
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Post by ernesto
Non si può negare che i dirigenti della Lega, di Forza Italia e Fini siano tutti da galera.
giusto, poi è arrivato il pd ed hanno legalizzato qualsiasi loro crimine ! e da quanto hanno governato bene ed onestamente gli italiani non li hanno più votati, ne il pd e quelli di prima ma hanno una qualità, sono irriducibili idealmente come molte persone malate di mente, malattia che ha un preciso nome.
The Cayman
2018-08-12 15:42:08 UTC
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"ernesto" ha scritto nel messaggio news:7493b58e-ad62-4d9e-8492-***@googlegroups.com...

Non si può negare che i dirigenti della Lega, di Forza Italia e Fini siano
tutti da galera.

e

---

Invece i Renzi, compreso il cognato, sono per ora a piede libero.
Alberto Crei
2018-08-12 16:22:11 UTC
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Raw Message
Post by ernesto
Non si può negare che i dirigenti della Lega, di Forza Italia e Fini siano tutti da galera.
Berlusconi 4 anni
Dellutri 7 anni
Previti 8 anni
Salvini 30 gg
Maroni 30 gg
Bossi 2,5 anni
Galan 2,5 anni col patteggiamento
Fini accusato di truffa e riciclaggio
ho dimenticto qualche boss di questa destra criminale?
ah sì, Formigoni 6 anni
non se ne salva UNO.
e
Tranne i Renzi
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